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Edilizia, per i ricavi delle imprese italiane all’estero…

L’INDAGINE

Edilizia, per i ricavi delle imprese italiane all’estero +17,8% nel 2016

In dodici anni, dal 2004 al 2016, il fatturato all’estero delle imprese di costruzione italiane si è moltiplicato per quattro volte e mezzo, da 3,1 a 14,1 miliardi di euro. Nel frattempo i ricavi in Italia sono scesi del 20%, da 6,8 a 5,3 miliardi, e dunque la quota estera è salita dal 31 al 73% del totale. Una nuova forte accelerata ai lavori all’estero è arrivata nel 2016, come rilevato dall’Ance nel «Rapporto 2017 sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel mondo», presentato questa mattina dall’associazione dei costruttori alla Farnesina,a Roma, alla presenza del ministro degli Esteri Angelino Alfano: nell’ultimo anno monitorato i ricavi all’estero sono saliti da 11,99 a 14,127 miliardi di euro, +17,8% sul 2015, la crescita più alta degli ultimi dieci anni. I dati si riferiscono alle 43 imprese italiane di costruzione più attive sui mercati esteri.

Alfano: mondo delle costruzioni asse della diplomazia economica
«I risultati estremamente positivi ottenuti oltreconfine dalle imprese del campione, sono accompagnati nel 2016, per la prima volta, anche da un lieve aumento del fatturato ottenuto in Italia dalle stesse aziende: 2,6%», ha sottolineato l’Ance. «Sui mercati esteri - ha commentato il ministro degli Esteri Angelino Alfano - il mondo delle costruzioni è tra gli assi portanti attorno ai quali si articola la nostra diplomazia economica. Il ruolo della Farnesina e della rete diplomatico-consolare - ha aggiunto il responsabile della Farnesina - è sempre più spesso determinante per l’identificazione anticipata delle opportunità, per la valorizzazione della partecipazione delle nostre aziende alle gare e per la tutela dei loro interessi in caso di problematiche. La centralità della nostra azione è emersa in occasione della realizzazione da parte di Prometeia di uno studio indipendente secondo cui le gare aggiudicate ad aziende italiane (in tutti i settori) che nel 2015 hanno ricevuto il sostegno della rete diplomatico-consolare hanno prodotto oltre l'1% del Pil e 234mila posti di lavoro, a fronte di un bilancio del ministero degli Esteri che costa alle casse pubbliche solo lo 0,01% del Pil».

244 nuovi lavori aggiudicati oltreconfine dalle imprese italiane
Sono 244 i nuovi lavori aggiudicati oltreconfine dalle imprese del campione, per un valore di oltre 20 miliardi di euro, il massimo assoluto dal 2007. Complessivamente i cantieri aperti nel mondo targati Italia raggiungono quota 686 per un valore che si aggira attorno ai 90 miliardi di euro. Sono 90 i paesi in cui sono presenti le imprese di costruzioni italiane, 10 i nuovi mercati conquistati nel 2016 (Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Botswana, Pakistan, Tajikistan, Guyana, Honduras, Nicaragua, Piccole Antille). Il 23,8% delle nuove commesse del 2016 è concentrato, per la prima volta, nel Nord America. La seconda e la terza area di espansione risultano l’Africa Sub-Sahariana e il Medio Oriente, con il 17,6% ciascuna. Il quarto continente è l’Asia, con il 13,3%, una percentuale mai raggiunta prima. Per la prima volta gli Stati Uniti, con un valore di commesse pari a 4 miliardi, sono al vertice dei primi 10 mercati 2016 delle imprese italiane di costruzione, che rappresentano il 71,5% del totale dei nuovi lavori. Continua, infatti, la crescita delle imprese italiane nei paesi Ocse e in quelli del G-20. Alla fine del 2016, i 22 Paesi Ocse rappresentano, con 9,6 miliardi di euro, il 46,3% del totale delle nuove commesse. Stesso discorso vale se si allarga l’analisi ai paesi del G20: nel 2016 il valore delle nuove commesse è stato di 7,2 miliardi di euro, il secondo valore assoluto di sempre dopo il successo del 2013. Per quanto riguarda il portafoglio complessivo delle commesse in essere, i mercati di riferimento sono: il Medio Oriente che rappresenta il 16,6% del totale, l'Europa Extra UE (16%) e il Sud America (15%).

I campioni all’estero
Tra i “campioni” italiani delle costruzioni all’estero continua a spiccare Salini Impregilo, con ricavi da lavori fuori Italia pari a 5,6 miliardi di euro, seguita da Astaldi (2,5 miliardi) e Condotte (803 milioni). Salini Impregilo consolida la sua posizione di vertice con un balzo del fatturato estero dai 4.028 milioni del 2015 ai 5.585 del 2016 (pari al 91% del fatturato totale), grazie soprattuto alla crescita sul mercato Usa dopo l’acquisizione di Lane Industries. Segue, nella classifica dei costruttori italiani per fatturato estero, Astaldi Spa, con 2.524,7 milioni di ricavi fuori Italia (rispetto ai 2.524 del 2015), pari all’84% del totale. Segue (5° posto) la Bonatti, 662 milioni, pari all’83% del suo fatturato totale). Al sesto posto la cooperativa Cmc con 589,1 milioni all'estero, “solo” il 55% del suo fatturato (che vale 1.063 milioni, n. 4 tra le imprese italiane). Quasi tutto all’estero invece per la numero 7 in classifica, Trevi, 569 milioni fuori Italia su 617 milioni (92%). E così Sicim, 590,5 milioni all'estero su 512,7 (il 99%). Forte in Italia e all’estero è invece Pizzarotti, che pure negli ultimi anni ha scommesso sui lavori nel mondo più che in passato (500,7 milioni di ricavi all’estero su 780,4, pari al 64%). Al decimo posto Ghella (l’impresa del vice-presidente Ance Giandomenico Ghella), 407 milioni all’estero su 620 totali (65%).

Sette imprese al debutto nel campione
Il campione delle imprese di costruzione italiane forti all’estero è salito nel Rapporto 2017 a 43 imprese, con sette imprese al loro debutto: Itinera (Gruppo Gavio) e Vianini Lavori (Caltagirone), imprese medio-grandi (oltre 100 milioni di euro di fatturato) negli ultimi anni “all Italy” che stanno ora puntando con convinzione anche all'estero; poi Toto spa, che ha una piccola quota estera in crescita. E poi piccole imprese di ambito regionale, che puntano all'estero per lavori di taglio medio-piccolo: Nessi & Majocchi, Europea 92, Donati, MBA.

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