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Sanità, regione che vai superticket che trovi

ipotesi graduale eliminazione

Sanità, regione che vai superticket che trovi

Si riparla di superticket sulle prestazioni specialistiche e ambulatoriali alla vigilia di una sua possibile, graduale eliminazione con la legge di bilancio. La tassa più detestata dai pazienti (con Cittadinanzattiva hanno firmato in 35 mila per chiederne l'abolizione) è declinata con innumerevoli variazioni tra le regioni, con impatti e modalità differenziate. La misura è stata introdotta dalla finanziaria 2011 e prevede il pagamento di una quota fissa per ricetta di 10 euro. Alle Regioni è però consentito di adottare, in alternativa, misure differenti che assicurino lo stesso gettito, in aggiunta rispetto alle misure eventualmente già vigenti.

Le disuguaglianze regionali
Un rispetto delle competenze regionali che ha finito per comportare diseguaglianza di accesso alle cure e un vero e proprio svantaggio per le stesse casse del Sistema sanitario nazionale (Ssn). Per queste ragioni l’associazione dei pazienti Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanzattiva ne chiede da tempo l’abolizione, approfittando del treno in corsa della legge di bilancio. «Ci aspettiamo che nella prossima legge di bilancio – sottolinea Tonino Aceti, coordinatore nazionale dell’organizzazione - il superticket sia eliminato. Si tratta di uno strumento nato come provvisorio, con una legge finanziaria, e poi diventato strutturale. Ora dovrà essere eliminato con un’altra manovra finanziaria. Per facilitare l’accesso alle cure e rilanciare il servizio pubblico, sempre meno competitivo rispetto alla sanità privata in termini di costi per il cittadino, soprattutto per certe prestazioni. E che ha finito per danneggiare la salute degli italiani ma anche il budget del Ssn. Basti pensare che il gettito da ticket per la specialistica di laboratorio è calato negli anni».

Il confronto Governo-Regioni
Il nodo delle compartecipazioni dei cittadini alle spese sanitarie avrebbe dovuto essere oggetto di una riforma generale entro il 30 novembre 2014, secondo la scadenza prevista dal Patto per la Salute, ma i tempi di questa operazione spinosa sono ampiamente slittati fino a quando il 5 aprile 2017, dopo quasi tre anni di silenzio, il confronto Governo-Regioni è ripreso con l’obiettivo di arrivare a una proposta condivisa entro l’estate. Ma, come noto, anche in questo caso l’appuntamento è andato deserto. La partita non è solo sul superticket che vale circa 900 mln (ma le stime variano molto). L'urgenza è quella di rivedere il meccanismo della compartecipazione alla spesa secondo princìpi di equità, solidarietà e universalismo senza ridurre il gettito finanziario di quasi 3 miliardi l'anno, che per le regioni rappresenta un budget irrinunciabile.

I costi dell'abrogazione: stime da 500 mln a un mld
Quanto costerebbe abrogare il superticket? Le stime degli stakeholder variano da 500 mln a 1 miliardo. Per Cittadinanzattiva, trovare le risorse è fattibile: «Servono solo 834 milioni di euro. Ben poca cosa rispetto - conclude Aceti - agli 8 miliardi e mezzo per il Fondo Sanitario ai quali Governo e Regioni hanno rinunciato per gli anni 2017-2018: insomma una cosa possibile, basta solo volerlo».

La mappa regionale dell’applicazione
La mappa del superticket è decisamente variabile e ogni regione ha la sua formula. Secondo il monitoraggio di Cittadinanzattiva, attualmente 5 regioni non lo applicano (Valle d'Aosta, PA Bolzano, Basilicata, Sardegna, la PA Trento dal 1 giugno 2015 prevede una quota di 3 euro), 8 regioni lo prevedono (Abruzzo, Liguria, Lazio, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia). Le restanti applicano misure alternative. Misure a loro volta articolate in diverse modalità: in 5 regioni (Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche,) la quota ricetta è rimodulata in base al reddito familiare, in 3 (Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia) la rimodulazione è basata sul valore della ricetta. E sono differenti sia le fasce di reddito applicate, sia le modalità di calcolo del reddito (reddito familiare o Isee), sia le fasce di valore delle ricette. E alcune regioni prevedono ticket differenziati per alcune prestazioni ad alto costo (Tac, risonanza magnetica, Pet, chirurgia ambulatoriale).

Il ginepraio delle esenzioni
Le categorie che possono rientrare nelle esenzioni possono prendere in considerazione età e reddito (bambini e anziani con redditi familiari sotto i 36.150 euro annui). Ma tra gli esenti ci sono anche disoccupati, pensionati sociali e pensionati al minimo e i loro familiari a carico, con basso reddito (8.260 euro, aumentato in base al numero dei familiari); i malati cronici e i cittadini affetti da malattie rare in possesso dell'attestato della Asl; gli invalidi civili, di guerra, per lavoro e per servizio. L'applicazione, anche in questo caso varia da regione a regione. Le Regioni hanno frequentemente esteso le esenzioni previste a livello nazionale a ulteriori condizioni di salute o ad altre categorie di cittadini: in alcune regioni i lavoratori in contratto di solidarietà o in cassa integrazione, in altre Regioni sono esenti i lavoratori che hanno subito un infortunio sul lavoro, o i cittadini affetti da malattie professionali o i danneggiati da vaccini obbligatori, o da trasfusioni, somministrazione di emoderivati. Tra gli esenti anche le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e familiari, i residenti in comuni terremotati.

Quanto paga il cittadino per farmaci e prestazioni?
Secondo i dati riportati dalla Corte dei Conti e analizzati nell'ultimo Rapporto della Fondazione Gimbe la spesa privata per servizi sanitari e le spese per la salute sostenute dai cittadini nel 2015 hanno sfiorato i 35 miliardi, per una spesa privata pro-capite di circa 574 euro, con notevoli differenze sia tra le varie Regioni, sia tra le diverse aree del Paese (dai 724 euro del nord-ovest ai 397 del sud, passando per i 564 del centro). Il 51,8% della spesa privata è destinato ad acquisto di medicinali, prodotti farmaceutici e attrezzature/apparecchiature medicali, il 47,4% a servizi ambulatoriali e solo lo 0,8% a servizi ospedalieri. Scendendo più nel dettaglio, i prodotti farmaceutici assorbono il 39,1% della spesa privata, i servizi odontoiatrici il 25,3%, i servizi medici il 13,3% e poco meno del 10% è destinato ad attrezzature e apparecchi terapeutici. Dei 35 mld di spesa privata, 4,5 miliardi sono di spesa intermediata (3,57 miliardi da Fondi sanitari integrativi e 902 milioni per polizze assicurative) e 30,411 miliardi di spesa out-of-pocket.

Il peso globale dei ticket sanitari a quota 2,8 mld
Della spesa out-of-pocket 2015 quasi il 10% proviene dalle compartecipazioni dei cittadini per farmaci e prestazioni sanitarie (i ticket). Secondo i dati riportati dalla Corte dei Conti (Fonte: Rapporto Gimbe), nel 2016 i ticket hanno prodotto un gettito per le casse regionali di € 2.885,5 miliardi. Rispetto al 2015 i dati documentano un incremento medio della compartecipazione alla spesa per i farmaci dell'1,1% e una riduzione media del 4,1% sulle prestazioni che raggiunge il 6,2% nelle Regioni in Piano di rientro.


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