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Sicilia: otto candidati, il «miraggio» dei 36 seggi

il voto regionale

Sicilia: otto candidati, il «miraggio» dei 36 seggi

Il numero magico è 36. Tanti quanti sono i deputati che la coalizione vincente in Sicilia, alle elezioni regionali che si terranno il 5 novembre, deve conquistare per poter governare con tranquillità e poter attuare il programma che si è dato. Un obiettivo che però oggi non appare affatto alla portata: secondo le previsioni quella che uscirà dal voto sarà un’assemblea frammentata addirittura, secondo alcuni, a rischio balcanizzazione. Un rischio dovuto certo alla frammentazione ma anche alla grande capacità che i deputati siciliani hanno dimostrato di cambiare casacca sulla base delle convenienze del momento: secondo alcuni calcoli, ad esempio, negli ultimi giorni sono stati 15 gli eletti passati dalla sinistra alla destra. Non c’è solo questo, ovviamente. Perché c’è un’altra incognita che ha un peso non secondario e si chiama voto disgiunto, ovvero la possibilità concessa dal sistema elettorale siciliano di votare il candidato per il Parlamento regionale di un raggruppamento ma di dare anche il voto al candidato presidente di un’altra lista o coalizione. Il che, con una offerta politica qual è quella di oggi, potrebbe dare come risultato un parlamento regionale molto frammentato, al netto dei cambi di casacca di cui si è detto. In parole povere c’è il rischio che il futuro governatore non abbia poi la maggioranza in Assemblea e che, dunque, possa trovarsi davanti la balcanizzazione parlamentare con gruppi e gruppetti che vanno in ordine sparso.  Una questione, quella che riguarda la composizione del Parlamento, di non poco conto perché l’Assemblea, soprattutto se ostile al presidente della regione, ha la grande capacità di trasformarsi in una palude per qualsiasi provvedimento. Ne sa qualcosa Rosario Crocetta che con la palude si è, dipende dai punti di vista, scontrato. Anche perché oggi l’unica certezza è l’astensionismo: secondo stime almeno il 55% degli aventi diritto al voto non si recheranno alle urne.

Che il voto disgiunto non sia solo un’ipotesi di scuola è ormai un dato consolidato negli ambienti politici siciliani. Del resto, in questo caso, vi è un testimonial d’eccezione: l’ex presidente della Regione siciliana Totò Cuffaro. L’ex governatore, che ormai, dopo aver scontato la pena per mafia, si dice fuori dalla politica ma ha dato indicazioni precise ai suoi amici: votare, nel centrodestra, l’ex rettore di Palermo Roberto Lagalla e i candidati di Cantiere Popolare di Saverio Romano, non votare Nello Musumeci.

Ora, se è vero che è molto complicato organizzare un voto disgiunto di massa, è anche vero che nelle varie province l’elettorato non fa mistero di voler utilizzare questo strumento. Non fanno mistero di volerne approfittare i Grillini e si rafforza l’idea che la conquista del governo della Regione passa dal voto disgiunto e dalla forza di Giancarlo Cancelleri che, dicono, raccoglie consensi anche da parte di chi non è disponibile a votare la lista del Movimento.

Per avere un Parlamento coeso dovrebbe esserci un forte patto di coalizione ma alla vigilia della presentazione delle liste sia a destra che a sinistra è stata protagonista la litigiosità. A destra ha , per esempio, pesato non poco l’esclusione di Gaetano Armao, leader del movimento degli Indignati e già indicato quale futuro vicepresidente e assessore all’Economia, dal listino che sostiene Nello Musumeci. A sinistra invece è andato di scena lo scontro tra il Pd e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando che non è riuscito a garantire una rosa di nomi adeguata per fare la tanto osannata Lista dei territori tanto che i Democratici hanno dovuto chiedere il soccorso rosso di Rosario Crocetta che ha rinunciato al simbolo del Megafono per dare man forte alla lista a sostegno di Fabrizio Micari. Ad esasperate la situazione, semmai ce ne fosse bisogno, lo stesso Orlando che, in una intervista a Repubblica, ha detto: «Se non ci fossi bisognerebbe inventarmi». Insomma da quelle parti sembrano essere arrivati a un punto in cui tragedia e commedia si incontrano in un continuo scambio delle parti. Sembrano lontani da conflitti interni i Cinque Stelle e i partiti che sostengono Claudio Fava.

Comunque giusto per mettere un punto fermo: ieri pomeriggio è scaduto il termine per la presentazione delle liste. Il bilancio è di 8 candidati alla presidenza della regione. Altro punto fermo: nei prossimi giorni, forse già giovedì 12 ottobre, la commissione antimafia sarà in Sicilia per incontrare le commissioni elettorali provinciali per il monitoraggio delle liste. In Sicilia il comune sciolto per mafia di cui verranno monitorate le liste è Mazzarrà Sant’Andrea (Messina).

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