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«Npl, la burocrazia non sostituisca il Parlamento Ue»

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«Npl, la burocrazia non sostituisca il Parlamento Ue»

  • –Laura Serafini

«La burocrazia non deve sostituirsi alla politica». Il presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, ospite presso l’Abi per una lectio magistralis, punta il dito contro il nuovo giro di vite proposto dalla vigilanza europea sul trattamento dei Non performing loans. Il tema è caldissimo in questi giorni e il mondo bancario italiano aspetta di capire quale controffensiva il Paese può mettere in campo a livello europeo per contrastare una nuova iniziativa del Ssm, la messa in consultazione di un nuovo addendum rispetto alle linee guida sugli Npl emanate in primavera, che mostra aspetti di discrezionalità e di conflitto di competenze rispetto alle attribuzioni del parlamento europeo.

«La necessaria riduzione dei Non performing loans deve avvenire in modo equilibrato per non acuire le difficoltà delle banche e per non risultare dannosa alla crescita delle imprese e dell’economia. Il caso delle recenti proposte di riduzione automatica degli Npl dovrebbe tener conto della necessaria flessibilità, del valore delle garanzie, e degli sforzi già in essere delle banche», ha detto Tajani nel suo intervento. L’addendum, in sostanza, introduce nuove regole in base alle quali entro 2 anni per prestiti non garantiti ed entro 7 anni per quello con garanzie va accantonato il 100% del valore del finanziamento se questo, a fronte di un mancato pagamento delle rate per 90 giorni, si trasforma in un credito problematico. L’aspetto più controverso del documento, che per il momento è sottoposto a consultazione, è la flebile barriera posta tra lo stock di crediti e i nuovi flussi, e cioè i prestiti che verranno erogati dopo l’eventuali entrata in vigore delle nuove regole. Se la tentazione fosse quella di applicare il giro di vite al pregresso il conto per le banche italiane sarebbe ancora più elevato.

Non a caso, ieri, a valle dell’intervento di Tajani, anche il presidente della commissione Econ del parlamento europeo, Roberto Gualtieri, è intervenuto sul tema. Gualtieri ha parlato di «profili di retroattività» qualora si confondessero gli stock dei crediti con i nuovi flussi, una distinzione che per il politico deve essere categorica. Gualtieri ha poi annunciato che la commissione avvierà una fase di approfondimento per verificare se, nel proporre l’addendum, l’Ssm sia andato oltre i poteri ad esso attribuiti, sconfinando nelle competenze del legislatore.

«Noi legislatori effettueremo una valutazione attenta per verificare se, come sembra, si sia andati oltre quelle che sono le prerogative del Ssm — ha detto. — La prima impressione è di forti perplessità e c’è un’esigenza di valutazione a prescindere dal merito». Gualtieri ha spiegato che, qualora le perplessità si rivelassero fondate, la commissione può far valere un «rapporto di controllo politico con l’Ssm e ci sarà un confronto con loro».

Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, ha invece riferito delle iniziative che potrebbe assumere la Federazione bancaria europea, di cui presiede il comitato esecutivo. L’argomento è in fase di approfondimento per le contraddizioni tra direttive europee e gli standard tecnici della vigilanza che possono aprire a rischi di responsabilità a carico delle banche.

«Le norme poste in consultazione dal Ssm introducono un aspetto di preoccupazione: quello del metodo — ha detto. — Il sistema normativo europeo è già complesso, articolato dal punto di vista normativo su due livelli: direttive e standard tecnici dell’autorità di vigilanza. Ultimamente si è aggiunto anche il sistema delle linee guida, con ulteriori interpretazioni. Nel momento in cui sui vari livelli si creano rischi di contraddizioni, ampliamento dello scopo della norma o addirittura, come nel caso specifico, l’ultimo livello implicitamente modifica o abroga norme di primo livello, si entra in una fase in cui fare la compliance diventa impossibile. Si pone anche un problema rispetto alla base giuridica. Le linee guida introducono adempimenti volontari, ma questi nei fatti diventano obbligatori nel momento in cui la vigilanza effettua lo Srep (la valutazione periodica dei rischi rispetto al patrimonio) e quindi può chiedere accantonamenti aggiuntivi. Lo stesso documento ammette, poi, che ci sono contraddizioni rispetto ai principi contabili. Li risolvono richiamando l’articolo 3 della direttiva Crr, che non vieta gli accantonamenti volontari superiori a quelli necessari».

Sempre ieri il presidente dell’Abi ha inviato una lettera al presidente della commissione di inchiesta sulle banche, Pierferdinando Casini, e alle istituzioni nazionali per sollevare la questione dell’iniquità nel nuovo addendum proposto dal Ssm.

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