Italia

«Perché l’Italia ha ancora così tanti monumenti…

ARTICOLO CRITICATO SUI SOCIAL

«Perché l’Italia ha ancora così tanti monumenti fascisti?». Il New Yorker provoca, la rete lo stronca

Il Palazzo della Civilità italiana all’Eur
Il Palazzo della Civilità italiana all’Eur

«Come mai gli Stati Uniti si sono impegnati in un controverso processo di smantellamento del suo passato confederato, la Francia si è liberata di tutte le strade intitolate al maresciallo collaborazionista Pétain e l’Italia ha permesso ai suoi monumenti fascisti di sopravvivere incontrastati?».

La domanda, secca e provocatoria, viene da un articolo pubblicato tre giorni fa sul sito del New Yorker, il noto settimanale americano, a firma di Ruth Ben-Ghiat, docente di storia e studi italiani presso la New York University. L’articolo fa riferimento in particolare al Palazzo della Civiltà Italiana al'Eur, che viene descritto come «una reliquia di un'aberrante aggressione fascista», e si nota come «lungi dal prendervi le distanze in Italia viene celebrato come una icona modernista», rimarcando quindi come nel 2004 fu riconosciuto come «sito di interesse culturale», nel 2010 fu completata una parziale ristrutturazione e cinque anni dopo la casa di moda Fendi vi trasferì il suo quartier generale. L'articolo segnalato sui profili social del magazine ha scatenato un vero e proprio dibattito, con numerosi interventi di lettori - italiani e americani - molto critici nei suoi confronti, e una netta minoranza a favore.

Sui social pioggia di critiche
«Avete mai sentito parlare del razionalismo italiano?» si chiede sarcasticamente un lettore. «Il palazzo della Federal Reserve a Washington è un buon esempio della stessa architettura degli anni 30 dell’Europa fascista», risponde un altro. «Cosa facciamo del Colosseo? Era un luogo di crudeltà», replica un altro. E ancora: «L’architettura razionalista è preziosa e va valorizzata. Niente a che vedere con la nostalgia del fascismo».

L’articolo del New Yorker quindi ricorda l'enorme presenza di simboli fascisti in tutta Italia, soprattutto a Roma «con l'Eur» e sottolinea come in altri paesi europei ci sia stato un preciso impegno per rimuovere elementi di una storia «razzista e sanguinosa», mentre in Italia, questa l'accusa, «alcune opere sono state perfino restaurate».
L’autrice cita tra gli altri il museo di Predappio e le ultime parole della presidente della Camera Laura Boldrini, intenzionata a rimuovere i simboli relativi al fascio, chiedendosi infine quando l'Italia si impegnerà concretamente nella cancellazione dei resti di quell'oscuro passato.

«Queste cose le fa l’Isis»
«Gli italiani e gli americani hanno un concetto di storia nazionale profondamente diverso» è quello che si legge in una delle repliche più argomentate. «Possiamo capirlo, non avete una storia così antica […] Noi proteggiamo e capiamo la nostra storia». Mentre molti commentatori italiani semplicemente sottolineano un fatto: in Italia non siamo abituati a distruggere la storia e il nostro passato. «Sono cose che fa l'Isis».

Il finale dell'articolo esprime più o meno lo stesso concetto. Qualche riga dedicata alla difesa del senso di questi monumenti. Le parole sono di Rosalia Vittorini, capo della Docomomo, associazione che si occupa della conservazione dei complessi urbani. Alla domanda su che cosa sentono gli italiani a vivere tra i ricordi della dittatura risponde semplicemente: «Perché pensate che dovrebbero pensare qualcosa?». Se l’obiettivo dell’articolo era di alimentare il dibattito, sicuramente è riuscito nel’intento: ma la voci a favore della sua tesi si contano sulle dita di una mano.

Due gli argomenti di gran lunga prevalenti in rete: il valore architettonico di quelle opere le distingue e in qualche modo le isola dal regime fascista; la storia non si cancella abbattendo i monumenti.

© Riproduzione riservata