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Quel cuneo italiano al top tra i paesi europei

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Quel cuneo italiano al top tra i paesi europei

Ogni anno lo ripetono tutti i principali enti, istituzioni, analisti economici: il peso di imposte e contributi sui redditi da lavoro in Italia è un vero e proprio “macigno” che grava sulle imprese; e rappresenta un freno alla crescita. L'ultimo campanello d'allarme ufficiale è dello scorso aprile, e arriva dall'Ocse (l'annuale rapporto sul Taxing Wages). Nel 2016 per un lavoratore italiano single senza figli il cuneo fiscale-contributivo si è attestato al 47,8 per cento. La distanza con la media Ocse (36 per cento) e' di quasi 12 punti.

Siamo in vetta tra i paesi più tartassati. Con il 47,8 per cento l'Italia si colloca al quinto posto (eravamo sesti l'anno prima). Peggio di noi per tasse e contributi sulle buste paga dei lavotatori “single” solo Belgio (54 per cento), Germania (49,4), Ungheria (48,2) e Francia (48,1).

All'opposto il fisco più leggero lo troviamo in Nuova Zelanda(17,9 per cento) e Cile (7 per cento). La situazione non va meglio per un lavoratore monoreddito con due figli: nel 2016, ci dice sempre l'Ocse, il nostro cuneo fiscale e' stato pari al 38,6 per cento, 12 punti netti sopra la media Ocse (26,6 per cento).

Del resto, che la pressione fiscale sul lavoro in Italia sia tra le più alte d'Europa lo segnalano da tempo anche Corte dei Conti, Bankitalia, Eurostat. A pesare e' soprattutto la quota di contributi che pagano le imprese: qui siamo addirittura sul podio tra i paesi che più versano. Senza dimenticare poi oneri sociali e Tfr: con l'aggiunta anche di queste “voci” il cuneo italiano supera il 50 per cento. Di qui l'esigenza di intervenire per ridurre il cuneo. Finora l'unico intervento temporaneo “di peso” e' stata la decontribuzione piena triennale varata per le assunzioni stabili nel solo 2015.

Oggi il governo, in vista della prossima legge di Bilancio, sta pensando di dimezzare i contributi per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani per i primi tre anni. Visti però i livelli raggiunti dal costo del lavoro in Italia quello che servirebbe è un intervento shock (risorse permettendo). Più che altre misure più o meno timide.

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