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Superticket, dalla Fondazione Gimbe una proposta per abolirlo a costo zero

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Superticket, dalla Fondazione Gimbe una proposta per abolirlo a costo zero

Abolire il superticket sulle prestazioni specialistiche a costo zero per lo Stato, rimodulando il sistema delle detrazioni Irpef sulle spese sanitarie. È questa la proposta annunciata dalla Fondazione Gimbe, che porterà in audizione parlamentare per la Legge di Bilancio 2018. «Il superticket va abolito innanzitutto perché nasceva come una tassa provvisoria con la finanziaria 2011 – spiega il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta - e poi è diventata strutturale. Il secondo motivo è che colpisce in prevalenza i redditi più bassi. E soprattutto le modalità di applicazione sono diverse da regione e regione e questo crea disparità tra i pazienti che si aggiungono alle già tante diseguaglianze regionali della sanità. Ma non è finita qui. Il superticket applicato alla specialistica determina per molte prestazioni uno spostamento verso il più concorrenziale mercato privato e si traduce in uno svantaggio per il Servizio sanitario nazionale, che perde anche la quota del ticket ordinario».

Il riordino mancato delle compartecipazioni
In effetti la questione del riordino del sistema delle compartecipazioni (oltre 2,8 mld complessivi di ticket nel 2016) è una “vecchia priorità” prevista dall’articolo 8 del Patto per la Salute 2014-2016 cui non si è mai dato seguito. Ora nel mirino della politica è finito almeno il superticket, che nella risoluzione sulla nota di aggiornamento al Def la maggioranza ha chiesto al Governo di «rivedere gradualmente».

Eliminare l’iniquo balzello sarebbe “giusto” per varie ragioni, ma la coperta del Fondo sanitario nazionale è sempre più corta. I 114 miliardi previsti per il 2018 sono già stati decurtati di 604 milioni dal decreto sulla rideterminazione del fabbisogno sanitario nazionale e in pole position tra i nuovi capitoli di spesa ci sono già il rinnovo di contratti e convenzioni (fermi da otto anni) e lo sblocco del turnover, essenziale per garantire un’assistenza sanitaria adeguata. Quindi bisogna allargare la mente. Le risorse non ci sono, ma si possono trovare. Perché non eliminare una tassa iniqua intervenendo su una detrazione applicata secondo modalità inique?

Perché le detrazioni Irpef sono inique
«Attualmente la detrazione sull’Irpef non è equa – spiega Cartabellotta - perché offre le stesse agevolazioni fiscali a tutti i cittadini, indipendentemente dalla fascia di reddito, sulle prestazioni sanitarie previste dal Testo unico delle imposte sui redditi. Oggi tutti i contribuenti possono infatti detrarre dall’Irpef il 19% delle spese sanitarie sostenute per la parte eccedente una franchigia di 129,11 euro, che non viene applicata solo per alcune spese sostenute da persone con disabilità. Questo penalizza inevitabilmente le persone con redditi bassi, in particolare chi deve sostenere spese sanitarie elevate».

La doppia proposta di Gimbe
La proposta dalla Fondazione Gimbe prevede due strade alternative (si vedano i grafici): «La prima, più semplice, prevede la rimodulazione della percentuale di detraibilità in base alla fascia di reddito, permettendo un recupero di 915,93 milioni di euro; la seconda, più raffinata, aggancia la riduzione proporzionale al rapporto “spesa sanitaria media”/”reddito medio”, generando un recupero di 1, 023 miliardi. Tenendo conto che le stime riguardano l’anno fiscale 2015 e che l’eventuale rimodulazione andrebbe a regime con l’anno fiscale 2018, le cifre previsionali, visto il trend in continuo aumento delle spese mediche portate in detrazione, sarebbero molto più elevate. Inoltre, con la seconda ipotesi, si eviterebbe il rischio di penalizzare per esempio un cittadino di reddito medio-alto affetto da patologie croniche che lo costringono a sostenere una spesa sanitaria elevata».

LE DUE PROPOSTE DI RIMODULAZIONE DELLE DETRAZIONI IRPEF PER SPESE MEDICHE
(Fonte: Fondazione Gimbe)

La possibilità di far emergere un pezzo di sommerso
L’idea di fondo insomma è riportare a una governance nazionale tramite l’Agenzia delle entrate quello che oggi attraverso il superticket viene gestito dalle Regioni in modo frammentato. Colpo di spugna quindi sulla tassa-arlecchino, rimodulazione delle agevolazioni Irpef in base al reddito o al rapporto spesa sanitaria/reddito. «In questo secondo caso – continua Cartabellotta - la nostra proposta potrebbe aiutare anche a far emergere un pezzo di sommerso. Infatti, con la rimodulazione proposta, il cittadino sarebbe maggiormente spinto a richiedere le ricevute fiscali, dal momento che avrebbe bisogno di tutta la documentazione necessaria per non scendere di classe».

La necessità di un periodo di transizione
«Ovviamente se questa ipotesi fosse ritenuta interessante dalla politica – conclude Cartabellotta - andrebbero messe tutte le partite in fila: lo Stato dovrebbe anticipare l’equivalente del gettito del superticket che poi recupererebbe con le mancate detrazioni nell’anno fiscale successivo. Se il Governo volesse abolirlo domattina, è inevitabile un periodo di transizione».

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