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Corruzione, tante leggi e poche sanzioni. Orlando e Cantone:…

Il rapporto di Transparency Italia

Corruzione, tante leggi e poche sanzioni. Orlando e Cantone: «Più trasparenza nei finanziamenti alla politica»

(Marka)
(Marka)

Le leggi sarebbero sufficienti, ma la capacità di attuarle non lo è. E così la corruzione in Italia trova argini deboli e continua a essere un veleno. A scattare una fotografia della situazione a cinque anni dalla legge 190/2012 è un rapporto di Transparency International Italia presentato oggi a Roma alla presenza del ministro della Giustizia Andrea Orlando e del presidente Anac Raffaele Cantone. Che hanno esortato entrambi a introdurre regole per garantire subito, vista la campagna elettorale alle porte, regole di trasparenza nel finanziamento alla politica da parte delle Fondazioni.

Tante norme, poche sanzioni
Il report si basa sull'analisi Bica (Business Integrity Country Agenda) e si sofferma sui tre soggetti chiave che possono contribuire a creare un ambiente ostile alla corruzione: il settore pubblico, quello privato e la società civile. Dal 2012 le leggi approvate con l'intento di combattere la corruzione e promuovere la trasparenza sono state ben 15. Nell'elenco è ricompreso anche il regolamento della Camera sui lobbisti, così come il nuovo codice antimafia appena licenziato dal Parlamento. Nel complesso, il quadro normativo per il settore pubblico è giudicato sufficiente, raggiungendo un punteggio di 62/100. La capacità sanzionatoria e repressiva, al contrario, «non va oltre un misero 45/100»: anche per il reato di corruzione vero e proprio il giudizio sull'apparato di sanzioni è bassissimo (25/100). E secondo Transparency permangono due grandi lacune normative: l'ancora quasi inesistente regolamentazione dell'attività di lobbying (il ddl in materia si è arenato anche in questa legislatura) e l'assenza di una legge sul whistleblowing, a tutela di chi segnala illeciti sui luoghi di lavoro.

Imprese a macchia di leopardo
L'integrità del settore privato conquista un punteggio di 51/100. Anche qui si segnala un gap tra norme e procedure interne anticorruzione. Ma soprattutto una discrasia tra la cultura delle grandi imprese e quella delle medio-piccole. Pollice verso per la «scarsa pubblicità» delle attività di lobbying o di finanziamento ai partiti e ai candidati politici. «Desolante» è definito l'approccio sul tema del whistleblowing.

Media «ambigui»
Non si salva il sistema dei media, valutato con appena 42/100 perché ritenuto colpevole di un atteggiamento ambiguo e poco costruttivo. Che punta alla narrazione degli scandali ma non approfondisce e non è mai diventato realmente “cane da guardia” dei cittadini nei confronti del potere. Sono 566 i casi riportati dai mezzi di comunicazione nel 2017, di cui 439 indagini, 76 condanne, 27 assoluzioni, 10 prescrizioni e 8 patteggiamenti o altro.

Cantone: trasparenza per Fondazioni politiche
Per il presidente Anac, il dato critico vero rispetto alle carenze della legislazione «è l'assenza di una legge sulla trasparenza dei finanziamenti alla politica, attività che si è spostata dai partiti alle fondazioni». Da qui l'invito a procedere comunque, «adottando norme di trasparenza anche senza una legge» in vista della campagna elettorale che si aprirà prima del voto di primavera. Quanto al whistleblowing, invece, Cantone ha frenato: «Speriamo che la legge si riesca a fare già in questa legislatura, ma a patto che si faccia bene. Il testo della Camera ha delle criticità». E sulle lobby è necessario muoversi: «Non si è mai aperta neppure una vera discussione».

Orlando: con Consultellum rischio distorsioni
Il Guardasigilli ha concordato con Cantone, evidenziando come «le funzioni svolte dai partiti si siano trasferite, esercitate peggio, su Fondazioni e associazioni». Per Orlando, il tema della trasparenza nel finanziamento alla politica, in assenza di un intervento parlamentare, rischia di diventare «esplosivo» se la nuova legge elettorale non andasse in porto, per effetto del combinato disposto tra Consultellum e abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. «In un collegio grande come la Lombardia la campagna elettorale potrebbe impegnare una cifra intorno al milione di euro. Senza trasparenza nei rapporti tra Fondazioni e partiti - ha spiegato il ministro - sussiste un pericolo di distorsione dell'assetto democratico». Meglio il Rosatellum bis, allora? «In queste condizioni, qualunque legge che non preveda collegi così grandi con preferenza unica è meglio».

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