Italia

Il piano del Miur: 1500 giovani ricercatori per far dimenticare i…

le misure in manovra

Il piano del Miur: 1500 giovani ricercatori per far dimenticare i concorsi truccati

Lo scandalo dei concorsi pilotati, anzi dell’abilitazione a diventare prof truccata per spartirsi poi le cattedre, non è ancora sopito. E se la macchina della giustizia con l’inchiesta di Firenze è ancora in moto con i suoi tempi il Governo vuole provare a dare un segnale al mondo accademico già dalla legge di bilancio che sarà svelata nei prossimi giorni. Nelle pieghe delle misure del pacchetto a cui sta lavorando il ministero dell’Istruzione guidato da Valeria Fedeli c’è l’idea di finanziare un piano per assumere 1500 ricercatori nell’università. Giovani cervelli che poi potranno ambire - dopo aver conquistato l’abilitazione - alla cattedra.

Il piano straordinario per l'assunzione di nuovi cervelli da impiegare negli atenei italiani non ha le dimensioni che forse servirebbero al mondo universitario. Ma la buona notizia - se il piano sarà finanziato nella legge di bilancio - è che questo contingente di giovani cervelli non dovrebbe allungare più le file già molto ampie dei precari. La manovra infatti prevede per loro un percorso di tenure track che poi, in caso di abilitazione raggiunta, aprirà la porta della docenza: si tratterà infatti di 1500 ricercatore di tipo «b». Quelli appunto che dopo 3 anni di attività scientifica possono diventare prof. Il meccanismo dovrebbe replicare quello utilizzato già nella legge di bilancio del 2016 - allora si assunsero mille ricercatori tra atenei ed enti di ricerca stanziando 60 milioni l’anno - poi non ripetuto nella manovra dell’anno scorso. Un passo indietro visto che la continuità di assunzioni avrebbe fatto bene agli atenei per la loro programmazione e soprattutto per far entrare forze fresche: oggi in Italia si contano meno di duemila ricercatori di questo tipo (quelli di tipo «a» sono a tempo determinato e non rientrano in un percorso che apre poi alla possibilità di conquistare la docenza).

Nel pacchetto di misure per l’università a cui sta lavorando il Governo, con il Miur in prima fila, c’è anche l’ipotesi di stabilizzare circa 2mila ricercatori che lavorano con contratti precari negli enti di ricerca. Nel menù anche un intervento sugli stipendi dei docenti universitari - sul piatto circa 150 milioni di euro - che da un paio di settimane (finora hanno aderito circa in 10mila) hanno messo in campo un clamoroso sciopero degli esami in questa sessione di autunno. L’obiettivo è quello di recuperare almeno in parte gli arretrati persi - al centro dello sciopero c’è il blocco degli scatti di stipendio del passato - e per questo il ministero sta lavorando su alcune ipotesi: dal parziale ristoro (si parla di far recuperare uno scatto dei due mancati, ma il meccanismo non è facile) fino al restyling del meccanismo degli scatti che per il futuro diventerebbe biennale invece che triennale come oggi.

© Riproduzione riservata