Italia

Ior, la “pulizia” delle scelte speculative della vecchia…

L'Analisi|azione civile a malta

Ior, la “pulizia” delle scelte speculative della vecchia gestione

È un'iniziativa molto forte quella assunta dallo Ior per il danno subito in investimenti a Malta che risalgono a quasi 5 anni fa, prima dell'elezione di Francesco e comunque riferibile alla vecchia gestione, ormai del tutto rimpiazzata. I 17 milioni si riferiscono molto probabilmente ad un fondo denominato “Ad Maiora”, le cui operazioni erano gia' emerse in scorsi, e ne avevano rivelati i contenuti sia l'Espresso che il Fatto Quotidiano in momenti diversi.

L’esame delle perdite
Gli organismi dello Ior “rinnovato” - ma anche la Segreteria per l'Economia, il nuovo dicastero nato dalla riforma - avevano esaminato le perdite emerse dal Fondo sia per le minusvalenze che per le altissime commissioni pagate e le consulenze. Ed era stata decisa l'uscita da queste operazioni, che assieme ad altre avevano portato a cospicue perdite, come emerge anche nel bilancio annuale 2013, alla voce «risultato netto di negoziazione» che segnava un rosso di 16,5 milioni di euro.

Il peso maggiore in bond governativi, no derivati
La nuova strada imboccata dallo Ior - ora diretto da Gianfranco Mammi', un manager di formazioni interna che ha la fiducia del Papa e del Segretario di Stato - per gli investimenti ha ridisegnato il proprio modello di investimento dei quasi 6 miliardi di fondi amministrati e dei 636 milioni di mezzi propri (dati 2016) all'interno di linee guida molto precise, basate su quanto richiesto da Bergoglio in occasione dell'intervento davanti al cda nel novembre 2015, quando indicò la nomina a direttore generale Mammì.

Il modello di finanza
Il modello di finanza è stato illustrato pochi mesi fa pubblicamente da Giorgio Majorano, cfo dello Ior in un seminario a porte chiuse «L'Istituto deve servire la Chiesa cattolica con moralità ed efficienza, ma senza ricercare il massimo profitto», aveva detto Majorano. Quindi criteri conservativi, prospettiva di medio termine, controllo dei rischi, oculatezza nella scelta degli investimenti, salvaguardia dei rischi reputazionali. Principi che hanno portato a investimento del 60% del patrimonio in titoli governativi a massimo rating, acquisti di bond bancari con rating minimo BBB-, pochi titoli azionari con flussi cedolari regolari negli ultimi 3-4 anni, durata residua delle obbligazioni non superiore a 5 anni per ridurre l'esposizione alla volatilità, e soprattutto nessun derivato o titolo strutturato.

© Riproduzione riservata