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Legge elettorale, il Governo pone la questione di fiducia alla Camera

bagarre in aula

Legge elettorale, il Governo pone la questione di fiducia alla Camera

La ministra per il Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, ha posto nell'Aula della Camera la questione di fiducia sulla proposta di legge di riforma elettorale nel testo licenziato dalla commissione Affari costituzionali. Le opposizioni hanno accolto l'annuncio con contestazioni in Aula. Una seduta dei capigruppo definirà a breve i tempi delle procedure di voto.

Tre fiducie, la prima domani
I capigruppo di Montecitorio hanno deciso che saranno tre le fiducie, sui primi tre articoli dei cinque di cui si compone la legge elettorale, che saranno votate da domani nell'Aula della Camera. Due si voteranno domani, la terza giovedì. La seconda fiducia, sull'articolo 2 sarà votata sempre domani dalle 19:30, con dichiarazioni di voto dalle 17:30. La terza fiducia, sull'articolo 3, si voterà giovedì dalle 11 (dichiarazioni di voto dalle 9).

Da giovedì esame degli altri articoli
Dalle 13 in poi di giovedì saranno esaminati dall'Assemblea di Montecitorio gli altri due articoli del testo, su cui insistono una ventina di emendamenti, tutti da esaminare a scrutinio palese. A seguire, presumibilmente nella stessa giornata di giovedì, si esamineranno gli ordini del giorno e ci saranno le dichiarazioni di voto finali ed il voto finale: questa ultima votazione in base al regolamento di Montecitorio, è "secretabile".

Bagarre dopo l'annuncio
In aula alla Camera è subito bagarre. I deputati del M5S hanno urlato”venduta” alla ministra Finocchiaro sventolando le copie del regolamento di Montecitorio. Il deputato pentastellato Ivan Della Valle ha gridato a «un atto eversivo» . Stesse urla dalle file dell’estrema sinistra con i deputati di Mdp e Si tutti in piedi a battere sui banchi in segno di protesta. Dal banco della commissione Ignazio La Russa (Fdi) ha provato a fermare la ministra Finocchiaro mentre poneva la questione di fiducia sulla legge elettorale. Poi ha alzato un cartello con la scritta "Hablamos", parliamo, leitmotiv della campagna unionista della Catalogna.

Il Cdm aveva autorizzato oggi la fiducia
La richiesta di fiducia sul testo era stata autorizzata dal Consiglio dei ministri. «Qualora risulti necessario», si legge nel comunicato di fine riunione diffuso da palazzo Chigi. Dunque come anticipato sul Sole 24 Ore di oggi, fiducia per la riforma della legge elettorale. Il “Rosatellum 2.0” è approdato in Aula alla Camera accompagnato da circa 200 emendamenti, su cui incombeva il rischio di una novantina di voti segreti e, dunque, dei franchi tiratori.

Ettore Rosato aveva avanzato la richiesta al premier
Questa mattina, ad avanzare la richiesta del voto di fiducia è stato il capogruppo dem a Montecitorio, Ettore Rosato. Che dopo l'autorizzazione arrivata dal Cdm ha ringraziato Gentiloni per «aver accolto la richiesta della maggioranza di mettere la fiducia che serve solo a superare l'empasse che oltre 100 voti segreti avrebbe creato». Il capogruppo dem ha assicurato che «per noi il voto di fiducia è solo un strumento, ci sarà poi il voto finale segreto per misurarsi sul fatto che la legge elettorale vada bene o no».
Stamattina, dopo una riunione di maggioranza, forte anche del sostanziale disco verde del costituzionalista Valerio Onida, Rosato aveva confermato in Transatlantico una sua telefonata al premier Gentiloni per segnalare l'opportunità del voto di fiducia «perché il testo è frutto di un faticoso equilibrio tra maggioranza e opposizione e sottoporlo ai voti segreti metterebbe in difficoltà il complesso del testo».

Con le elezioni alle porte, argomenta il presidente dei deputati Pd, «non possiamo fare a meno della legge elettorale, e questo testo va votato nel suo complesso con l'equilibrio raggiunto» tra i partiti.

Brunetta (FI): «No a fiducia ma riforma ok»
Quasi in contemporanea, Forza Italia gioca di sponda, con il capogruppo azzurro Renato Brunetta che definisce «comprensibile» la richiesta di Rosato al governo «di porre la questione di fiducia come strumento per l'approvazione della legge elettorale». Il gruppo di Forza Italia, annuncia poi, «voterà sì alla legge, pur non partecipando, ovviamente, alla votazione sulla fiducia». Un segno di coerenza , aggiunge, dopo aver «partecipato con convinzione e con senso di responsabilità al dibattito in commissione su questo nuovo sistema di voto», che «nello scenario attuale», rappresenta « il miglior compromesso possibile». Condivide invece l’opzione fiducia il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, perchè «serve ad evitare lo stillicidio di voti segreti». Una scelta del genere, chiosa, «ci dice che esiste un problema di imboscate parlamentari, una questione da affrontare nella prossima Legislatura cancellando la possibilità dei voti segreti su questa materia».

Mdp e Sinistra Italiana all’attacco
La convergenza di fatto tra Pd e Forza Italia scatena l’immediato arrocco dell’opposizione non di centrodestra. «Mettere la fiducia sulla legge elettorale a pochi giorni dallo scioglimento delle Camere è oltre i limiti della democrazia», attacca a caldo il coordinatore di Mdp-Articolo 1 Roberto Speranza: «Qui si sta scherzando col fuoco. Una legge che toglie la sovranità ai cittadini di scegliere i propri eletti viene approvata togliendo la sovranità al Parlamento. Non voglio credere che sia vero». La fiducia spaventa anche Giulio Marcon capogruppo di Sinistra Italiana a Montecitorio, che parla di «scelta gravissima» che impedisce al Parlamento «di modificare una pessima legge elettorale fatta di nominati e liste bloccate».

“Se Mdp smentisce esplicitamente le dichiarazioni di ieri con le quali ha chiesto il ricorso ai voti segreti il ricorso alla questione di fiducia non ha più senso”

Ettore Rosato, capogruppo dem alla Camera 

La replica di Rosato: fiducia inutile se Mdp ritira richiesta voti segreti
La vigilia dell’arrivo in aula della riforma elettorale registra poi la replica di Rosato agli attacchi dei bersaniani.

«Se Mdp smentisce esplicitamente le dichiarazioni di ieri con le quali ha chiesto il ricorso ai voti segreti», spiega il capogruppo Pd, «il ricorso alla questione di fiducia non ha più senso». Il ricorso al voto di fiducia, aggiunge Rosato, ha carattere regolamentare per rispondere a alla «forzatura regolamentare» preannunciata da Mdp. Se richiesta dal Governo, la questione di fiducia potrebbe tradursi in tre votazioni distinte da parte dell’assemblea, convocata per le 15.

“Vogliono la fiducia sul pregiudicatellum per far passare una legge indegna e incostituzionale perché sono deboli e non hanno i numeri in Parlamento”

M5S commissione Affari costituzionali Camera 

Le critiche del M5s: fiducia per far passare legge indegna
«Vogliono la fiducia sul pregiudicatellum per far passare una legge indegna e
incostituzionale perché sono deboli e non hanno i numeri in Parlamento», prendono posizione i pentastellati, anche loro critici per la richiesta di fiducia del Pd. I deputati M5S della commissione Affari costituzionali di Montecitorio si dicono quindi pronti a «iniziative eclatanti, nel solco della democrazia, per denunciare quest'ennesimo oltraggio al Paese

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