Italia

Roma fa la Festa al cinema italiano

al via dal 26 ottobre al 5 novembre

Roma fa la Festa al cinema italiano

La Festa del cinema di Roma resta nella “terra di mezzo”. E non solo per motivi di calendario, che continuano a collocarla a metà tra i festival “fratelli maggiori” di Venezia e Torino, o per ragioni di direzione artistica, visto che è la terza targata Antonio Monda a cui ne seguiranno almeno altre tre. Ma anche per la scelta rassicurante di consolidare i risultati del 2016 (a cominciare dal +18% di spettatori) anziché rischiare di aprirsi a nuove piattaforme e nuovi devices come altre manifestazioni già fanno da un po’. È l'impressione che si ricava dal programma della dodicesima edizione della kermesse cinematografica capitolina, che si svolgerà all’Auditorium Parco della musica dal 26 ottobre al 5 novembre. E che passerà alla cronaca per le tante conferme. Dal budget (3,4 milioni di euro) al main partner (Bnl Gruppo Bnp Paribas) alla scelta che siano gli spettatori ad assegnare l’unico riconoscimento previsto (il “Premio del Pubblico Bnl” appunto).

Un ponte con la musica e la letteratura
A una prima lettura il programma della manifestazione capitolina sembra rispecchiare sempre di più le passioni e le aspirazioni di Monda. Che mette a disposizione la sua rete di conoscenze oltreoceano per garantire al red carpet romano più di un nome di richiamo (da Jake Gyllenhaal a Rosamunde Pike fino a David Lynch) e una certa copertura sulla stampa straniera. Altro segno distintivo - che aveva già caratterizzato le due edizioni precedenti e che sembra trovare la sua summa in quella di quest’anno - è la commistione. Di generi innanzitutto. Dove il western di ispirazione fordiana (Hostiles di Scoot Cooper con Christian Bale che aprirà le danze il 26 ottobre) incontra il documentario ( Ferrari: race to immortality di Daryl Goodrich sulla vita di Enzo Ferrari oppure Trouble no more di Jennifer Lebeau sull’opera di Bob Dylan) e la commedia di casa nostra con aspirazioni da boxoffice (The place di Paolo Genovese) si affianca alle opere di denuncia in odore di Oscar (Detroit di Kathryn Bigelow sulle sanguinose rivolte del 1967 a Mudbound diDee Rees sui diritti civili nel Sud degli States). Ma la commistione è anche tra forme d’arte. La musica e la letteratura ad esempio. Con il compositore Michael Nyman e lo scrittore Chuck Palahniuk che incontreranno il pubblico negli ormai celebri Incontri ravvicinati. Uno dei fiori all’occhiello della Festa targata Monda che si conferma tale anche quest’anno visti i nomi attesi sul palco: da Vanessa Redgrave a Ian McKellen a Xavier Dolan a Gigi Proietti a Gyllenhaal a Fiorello.

Grande assente il cinema italiano
Interrogato sui criteri che lo hanno portato a scegliere i 39 titoli delle selezione ufficiale (con 14 anteprime mondiali, 10 internazionali e altrettante europee), a cui aggiungono i sei della sezione Tutti ne parlano, il direttore artistico ha battuto più volte sul tasto della «selezione» e della «qualità» a presceidnere dalla nazionalità. Una linea confermata, secondo gli organizzatori, dai 31 paesi rappresentati sullo schermo incluse cinematografie lontane . Questa scelta ha portato - ha spiegato Monda - a non fare sconti a nessuno. Neanche al cinema italiano che avrà una sola opera nella selezione ufficiale: Una questione privata, l’ultima fatica di Paolo e Vittorio Taviani ispirata all’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio. A cui si aggiungeranno The place come film di chiusura e Nysferatu di Andrea Mastrovito, un remake animato e musicato dal vivo di Nosferatu di Murnau, tra gli eventi speciali. Con il rischio molto concreto che le presenze tricolore più attese risultino quelle di Nanni Moretti, che mostrerà un breve inedito durante il suo incontro con il pubblico, e di Paolo Sorrentino, che l’ultimo giorno consegnerà il premio alla carriera a David Lynch. Un rischio calcolato a giudicare dalla stoccata che Monda ha rivolto alle altre kermesse che hanno scelto di ospitare anche una ventina di titoli di casa nostra senza che i risultati si siano poi visti. In particolare al botteghino. Una decisione, a ogni modo, che fa riflettere proprio mentre nel decreto legislativo che attua la nuova legge cinema si prevede di riservare una sottoquota del prime time in tv alle produzioni di casa nostra.

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