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Rosatellum, i timori Pd. Ipotesi voto di fiducia ma il premier frena

si vota dalle 15

Rosatellum, i timori Pd. Ipotesi voto di fiducia ma il premier frena

Ridurre il più possibile i voti segreti per evitare il naufragio del Rosatellum, che da oggi pomeriggio sarà all’esame dell’Aula della Camera. Nonostante il patto a 4, sottoscritto da Pd-Fi-Lega-Ap e da altri gruppi minori a sostegno della legge elettorale, possa contare su oltre 100 voti di scarto, il timore dei i franchi tiratori resta altissimo. Su 200 emendamenti si calcola che oltre un centinaio si prestino ad essere sottoposti al voto segreto. Per ridurre i rischi nessuna opzione viene esclusa. Durante tutta la giornata si è parlato di un possibile ricorso al cosiddetto “canguro”.

Un emendamento che una volta approvato preclude i successivi, che contraddicano il verdetto già espresso dall’aula (ad esempio su preferenze e voto disgiunto). Ma anche su questo emendamento chi è contro il Rosatellum chiederebbe certamente il voto a scrutinio segreto.

A meno che non si ricorra alla fiducia, sulla quale il Parlamento si pronuncia con voto palese. La conferma arriverà questa mattina dall’eventuale Consiglio dei ministri. Un’ipotesi che non piace a Paolo Gentiloni, visto che la legge elettorale, come aveva sottolineato il premier subito dopo il suo insediamento, è materia parlamentare e che una tale forzatura arriverebbe peraltro in concomitanza con l’apertura della sessione di bilancio.

Ma la prospettiva che possa ripetersi il flop del Tedeschellum , andato in scena a giugno in occasione del primo voto segreto, potrebbe far superare le ultime resistenze di Palazzo Chigi. Anche perchè né Forza Italia né la Lega si metteranno di traverso. Matteo Salvini ieri ha ripetuto (non a caso) che l’obiettivo principale della Lega resta quello di «votare il più presto possibile». Quanto a Forza Italia, il capogruppo Renato Brunetta assicura che «tra mercoledì e giovedì» arriverà il via libera della Camera al Rosatellum.

Gli oppositori al Rosatellum sono pronti alle barricate. «Se arriva il canguro glielo lanciamo contro...», ha avvertito il pentastellato Danilo Toninelli. Mentre Alfredo D’Attorre, capogruppo in commissione Affari costituzionali dei bersaniandalemiani di Mdp, lancia un appello a Laura Boldrini: «Chiediamo che la presidente della Camera impedisca forzature sulla legge elettorale, come la fiducia o il canguro». Quanto alla possibilità di rinunciare alla richiesta del voto segreto (bastano 20 deputati per ottenerlo), D’Attorre ha già fatto sapere che «certamente» il suo gruppo non rinuncerà. L’obiettivo rivendicato è semmai quello di poter sommare i loro voti a quelli dei tanti franchi tiratori pronti a impallinare il Rosatellum. E visti i timori che serpeggiano tra i sottoscrittori del patto a 4, è una prospettiva molto verosimile.

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