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Legge elettorale, via libera della Camera anche alla seconda fiducia

M5S E SINISTRA IN PIAZZA

Legge elettorale, via libera della Camera anche alla seconda fiducia

La Camera ha confermato la fiducia al governo sul secondo articolo della legge elettorale, il cosiddetto “Rosatellum bis” . I voti a favore sono stati 308, 81 i contrari, otto gli astenuti. Il via libera alla seconda fiducia da parte di Montecitorio è giunto dopo quello alla prima fiducia, che ha invece riguardato l’articolo uno delle legge elettorale. In questo primo caso i sì sono stati 307, 90 i contrari e nove gli astenuti. Giovedì mattina, a partire dalle 9, si terranno le dichiarazioni di voto sulla terza ed ultima fiducia, quella posta sull’articolo 3 del testo. La votazione avrà inizio alle 11. A seguire, l’Assemblea di Montecitorio esaminerà i restanti due articoli del provvedimento, per poi passare agli ordini del giorno e alle dichiarazioni di voto finali. Il via libera della Camera è atteso nella serata di domani.

Giovedì la votazione sulla terza fiducia
Il Rosatellum 2.0 ha dunque superato i primi ostacoli nell’aula della Camera. Su pressing di Pd e Ap il governo Gentiloni ha deciso di porre la fiducia sulla nuova legge elettorale per scavalcare gli oltre 100 voti segreti che avrebbero rischiato di affossare le nuove regole sotto i colpi dei franchi tiratori nelle file della maggioranza. Le due fiducie sono passate con i voti di Pd, Ap, Civici, Minoranze linguistiche, mentre FI e Lega sono usciti dall’Aula per marcare il loro accordo sulla legge. Il “no” è giunto da M5s, Mdp e Fdi. La prima fiducia, sull’articolo uno, ha riguardato il sistema di elezione della Camera (un mix di collegi uninominali maggioritari (il 36%) e di proporzionale in collegi plurinominali con liste bloccate (il 66%), ossia senza preferenze, per la ripartizione dei seggi). La seconda fiducia, sull’articolo 2, ha riguardato invece l’analogo sistema di voto per il Senato. La terza votazione di fiducia sarà sulla delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali.

Proteste di M5S e Mdp
Intanto monta la protesta di M5s e Mdp, che oggi manifestato a Roma, in piazza Montecitorio e al Pantheon. «Dovete fare sentire la vostra voce. Appelliamoci ad ogni strumento legittimo e pacifico per fare pressione sui parlamentari che vogliono votare questo obbrobrio», ha detto il candidato premier M5s, Luigi Di Maio ai manifestanti. Anche il leader di Campo Progressista Giuliano Pisapia, a un passo dalla rottura con Mdp ha definito la fiducia «un grave strappo istituzionale». Mentre Alessandro Di Battista(M5s) ha parlato di «democrazia a rischio» e ha invitato il capo dello Stato a non firmare la legge, aggiungendo: «La fiducia è un atto eversivo. Solo Mussolini aveva fatto cose simili». Il Pd ha difeso la scelta, in quanto unico modo per portare a casa la riforma elettorale.«Chi spara sul Pd fiacca l’unico argine alla democrazia», ha ricordato l’ex premier Matteo Renzi. Il segretario dem ha ricordato che la fiducia sulla legge elettorale fu posta da De Gasperi nel 1953.

Mattarella: la forza della democrazia è comprendere bene comune
«La forza della nostra democrazia - ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenuto nel pomeriggio all’assemblea dell’Anci, l’associazione dei comuni italiani - sta nella capacità di rispettare la pluralità e di comprendere quando è in gioco il bene comune che richiede un impegno condiviso. Il senso più profondo delle istituzioni - ha aggiunto il capo dello Stato - sta proprio nella coscienza dell’interesse generale, che mai va smarrita nel confronto, a volte aspro, sui cambiamenti da realizzare».

Giovedi voto su terza fiducia
Intorno alle 13 di giovedì dunque si procederà all’esame degli articoli 4 (con l’elenco dei documenti da depositare in nome della trasparenza: il contrassegno depositato, lo statuto, il programma elettorale con il nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica) e 5 (con le disposizioni transitorie per l’entrata in vigore della legge). Successivamente, alla discussione degli ordini del giorno e alle dichiarazioni di voto finale, il via libera da parte della Camera dovrebbe arrivare in serata con voto segreto.

Le forze in campo sul voto finale
Sulla carta le forze favorevoli al Rosattellum bis possono contare su 423 voti: Pd, Ap, Lega, Civici ed innovatori, Forza Italia, Minoranze Linguistiche e Psi. In particolare, il Pd conta 283 deputati, Ap ne ha 22, 19 la Lega, 14 Civici ed Innovatori, 50 Forza Italia, 6 le Minoranze linguistiche, 17 Scelta Civica-Ala e 4 il Psi. Il “Fronte del No” conta invece su 181 voti: 43 sono di Mdp, 11 di Fdi, 88 di M5s, 17 di Si, 5 di Alternativa libera, 11 di Direzione Italia e 6 dell'Udc. Si dividerà al voto Centro Democratico-Democrazia solidale (in tutto sono 12 deputati), mentre non è ancora chiaro come si esprimeranno i tre deputati di Fare-Pri.

Napolitano: interverrò al Senato, fiducia limita pesantemente parlamentari
A stigmatizzare il ricorso del governo alla fiducia alla Camera è stato, tra gli altri, il presidente emerito Giorgio Napolitano, che ha annunciato un intervento nel dibattito sulla legge elettorale al Senato «per mettere in luce l’ambito pesantemente costretto in cui qualsiasi deputato oggi, o senatore domani, può far valere il suo punto di vista e le sue proposte, e contribuire così alla definizione di un provvedimento tra i più significativi e delicati».

Il voto finale sulla legge sarà segreto
La decisione del governo di porre la fiducia, presa martedì ha scatenato in aula le proteste vibranti di M5S e Mdp che hanno gridato all’«atto eversivo» mentre Fi e Lega hanno annunciato che non avrebbero votato le 3 fiducie sugli articoli ma avrebbero detto sì al voto finale sulla legge, che sarà segreto. Poi la legge passerà al Senato dove non dovrebbe avere problemi, visto che il ricorso al voto segreto è molto limitato.

La decisione del Pd di puntare sulla fiducia
Dopo aver valutato tutte le strade, tra tattiche parlamentari e “canguri” per far decadere gli emendamenti, il Pd si è convinto che l’unico modo sicuro per far approvare la riforma elettorale era chiedere la questione di fiducia al governo sulla legge del voto per un terzo maggioritaria e per due terzi proporzionale. Dopo una serie di valutazioni e di contatti con Palazzo Chigi e con il Quirinale, il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, al termine dell’ultima riunione di maggioranza che si è tenuta martedì mattina, ha comunicato al premier Paolo Gentiloni che «è opportuna la fiducia» del testo raggiunto tra maggioranza e opposizione. Il Quirinale, poco prima del consiglio dei ministri che “ha blindato” la legge elettorale, ha fatto sapere di «considerare positivo l'impegno» a fare la riforma, senza entrare nel merito del Rosatellum e nella scelta di decidere la fiducia.

Malumori trasversali
Al di là dello scontro con i partiti contrari alla legge, la decisione della fiducia e anche alcuni punti del Rosatellum creano malumori e prese di distanza trasversali. Pd compreso. Del resto i collegi uninominali mettono a rischio la rielezione di molti. Il malcontento è palpabile tra i senatori azzurri perché dalle varie proiezioni che alcuni si sono fatti fare per capire i veri effetti del “Rosatellum” il quadro che esce per Forza Italia è tutt’altro che roseo. Il timore è che si avranno effetti “nefasti” per quasi tutti i partiti “soprattutto al Nord” dove la parte del leone, secondo le previsioni, la farà la Lega.

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