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Legge elettorale, fiducia ok ma timori sul voto segreto

Rosatellum

Legge elettorale, fiducia ok ma timori sul voto segreto

Scandita dai due voti di fiducia sui primi articoli del Rosatellum, la giornata alla Camera passa senza particolari patemi. Il governo ottiene 307 voti alla prima votazione e 308 alla seconda. Non è la maggioranza assoluta, come sottolinea il leader di Mdp Pier Luigi Bersani («Con 307 voti Berlusconi salì al Quirinale...»),ma è più che sufficiente visto che i «no» sono solo poche decine (90 e 81). Come annunciato, per agevolare il percorso del Rosatellum i deputati di Fi e Lega non si sono presentati e sono rimasti fuori dall’Aula. Ma fuori erano anche una parte consistente dei grillini che manifestavano davanti a Montecitorio con alcune centinaia di militanti arringati da Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico contro quello che è stato definito un attacco alla democrazia («solo Mussolini osò tanto»). Qualche metro più in là, al Pantheon, si sono invece ritrovati Mdp e Si. Oggi la replica con l’arrivo di Beppe Grillo.

In mattinata è previsto il terzo e ultimo voto di fiducia, poi si passerà all’esame degli ultimi 2 articoli della legge, sui quali pendono una ventina di emendamenti, che verranno esaminati però a voto palese. Nessuna imboscata quindi. Il conto dei voti servirà a verificare il numero dei presenti (ieri diversi deputati erano assenti giustificati) in vista dell’appuntamento più atteso: il voto finale, che si terrà a scrutinio segreto, previsto in serata e che potrebbe però anche slittare a domani mattina. Nonostante la distanza tra favorevoli e contrari indichi oltre 130 voti per il «sì» al Rosatellum, il rischio franchi tiratori è tutt’altro che scongiurato. Molto se non tutto dipenderà dalla tenuta del Pd che conta oltre 283 deputati. E anche dalla parte di Forza Italia (in particolare i deputati meridionali) che temono di essere penalizzati dalla scelta di un sistema che reintroduce i collegi uninominali.

La scelta del ricorso alla fiducia ha contribuito poi ad alzare le tensioni interne tra i dem. Su cui un peso non certo irrilevante ha anche la dura e reiterata presa di posizione di Giorgio Napolitano. L’ex Capo dello Stato ieri è intervenuto con una nota in cui critica il contenuto del provvedimento, laddove consente l’indicazione del Capo della forza politica e soprattutto il ricorso alla fiducia, che impone ai parlamentari «un ambito pesantemente costretto» dove far sentire la loro voce. Una posizione non isolata, come conferma la decisione di Gianni Cuperlo e Andrea Giorgis, esponenti della minoranza dem che ieri non hanno votato la fiducia, pur confermando il loro «sì» nel voto finale. Napolitano comunque la sua voce la farà sentire. Il presidete emerito ha infatti preannunciato il suo intervento quando il provvedimento arriverà al Senato e sul quale, è abbastanza probabile, il governo tornerà a chiedere la fiducia. Se sul voto finale di oggi non ci saranno colpi di scena, già martedì il Rosatellum sarà trasferito alla commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama e lo stesso giorno la Capigruppo indicherà il calendario. I tempi sono ristretti, visto che il 20 con l’arrivo della manovra si aprirà la sessione di Bilancio. L’aula però potrà continuare a lavorare durante la fase iniziale delle audizioni che si terranno come di consueto nella prima settimana. Al Senato, contrariamente a quanto avviene alla Camera, il voto segreto è un’eccezione. Ma anche un solo emendamento di contorno farebbe saltare il banco, poiché costringerebbe a tornare nuovamente a Montecitorio.