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«I collegi arma per l’alternativa ai populismi di M5S e destra»

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«I collegi arma per l’alternativa ai populismi di M5S e destra»

  • –Emilia Patta

Roma

«Il Pd è indubbiamente un argine ai populismi, si creerà un rassemblement di forze che sono l’unica alternativa alla vittoria della destra di Berlusconi e Salvini o alla vittoria del M5S. Chi continua a sparare contro il Pd indebolisce l’argine ai populismi. È un dato di fatto». Mentre alla Camera si votano tra le polemiche le due fiducie che il governo ha posto sul Rosatellum bis, il sistema elettorale con il 36% di collegi uninominali e il 64% di proporzionale, Matteo Renzi è nella vicina Piazza di Spagna per presentare l’ultimo libro di uno dei fondatori del Pd, Piero Fassino, ultimo segretario dei Ds. E, pur mostrandosi poco entusiasta del Rosatellum bis («il Mattarellum sarebbe stato meglio, ma è comunque un passo avanti rispetto al Consultellum attuale perché ci sono più di un terzo di collegi uninominali»), riconosce che la presenza dei collegi è il grimaldello con quale è possibile costruire una coalizione e unire tutte le forze riformiste e progressiste contro il rischio degli opposti populismi. Giocando sul voto utile anche per togliere terreno ai partiti della sinistra alternativa.

È presto per definire il campo più largo di questa novella «Unione», certo, ma la direzione è quella: a Largo del Nazareno pensano a una lista di centro pro-Europa(i riferimenti sono il ministro Carlo Calenda, ex Scelta civica, e la leader radicale Emma Bonino) e a una lista di sinistra possibilmente guidata da Giuliano Pisapia. Una strada ancora lunga, vista l’opposizione di Pisapia alla scelta di porre la fiducia sulla legge elettorale, ma in qualche modo una strada già tracciata dopo la rottura tra lo stesso Pisapia e i bersaniani di Mdp. Una scelta, quella della fiducia, che Renzi rivendica come giusta nonostante i mal di pancia interni allo stesso Pd (da Giorgio Napolitano a Gianni Cuperlo): «La fiducia è una possibilità del dibattito parlamentare, rientra nei diritti parlamentari. Dire a Di Battista e Di Maio che la usò Alcide De Gasperi è complicato, lo prenderebbero per un dittatore sudamericano». Né ci sta, Renzi, a sentir parlare di «colpo di mano» antidemocratico: «Si è parlato di fascistellum, una torsione verso l’assurdo. Il Rosatellum prevede collegi in misura inferiore del Mattarellum, che sarebbe stato meglio, ma dove sia l’elemento fascista dei collegi sfugge». Certo la scelta della fiducia ha un po’ incrinato in queste ore la ritrovata unità interna, ma il dato di fatto è che il Rosatellum apre alla possibilità della coalizione che invece è esclusa dal Consultellum. Così come chiedeva la minoranza interna e, soprattutto, così come chiedevano due padri del Pd e dell’Ulivo come Walter Veltroni e Romano Prodi. Non a caso il primo sarà presente domani alla festa per i dieci anni del Pd. E non a caso ieri il secondo ha preso di nuovo carta e penna per smentire i numerosi retroscena che lo danno come ideatore di un novello Ulivo anti-Renzi che va da Enrico Letta a Roberto Saviano. Da qualche settimana di nuovo in contatto diretto con Renzi, il Professore non si stanca di ripetere ai suoi collaboratori che «non esiste un centrosinistra che non parta dal Pd». Fosse anche solo per questo, agli occhi di Renzi il Rosatellum val bene una fiducia. Anzi tre.

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