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Dal «5G» 100 milioni per rottamare i televisori

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Dal «5G» 100 milioni per rottamare i televisori

  • –Carmine Fotina

ROMA

Le frequenze per la banda larga mobile 5G saranno disponibili per gli operatori di tlc a metà del 2022. Ma nel frattempo c’è da attendersi un gran movimento nel settore tv. La norma sull’asta per le frequenze – inizialmente prevista nel decreto fiscale, dovrebbe entrare direttamente nella legge di bilancio o nei relativi emendamenti – prevede che i broadcaster del digitale terrestre debbano traslocare per liberare spazio nella banda 700 megahertz ai nuovi titolari. Ma questo passaggio riguarderà in qualche modo anche gli utenti.

Semplificando, si può dire che con lo spostamento di frequenze si passerà dal “vecchio” digitale terrestre a una nuova versione, il Dvb T2. Oggi funzionano indifferentemente i televisori in standard Dvb T1 e quelli in Dvb T2. Ma quando le emittenti televisive traslocheranno sulle frequenze 470-694 Mhz bisognerà necessariamente avere apparecchi in Dvb T2. Per incentivare chi a quella data non avesse ancora in casa il nuovo televisore (o il decoder necessario) il governo prevede contributi a riduzione dei costi per un totale di circa 100 milioni di euro. Risorse che saranno recuperate dagli introiti previsti per l’asta: 1,25 miliardi lordi nel 2018, che lo Stato incasserà all’aggiudicazione, e 2 miliardi nel 2022, da incassare alla disponibilità per i nuovi operatori, prevista a partire dal 1° luglio 2022.

Il contributo per lo switch-off dovrà essere erogato in conformità alla normativa Ue sugli aiuti di Stato e sarà un incentivo ai costi a carico degli utenti finali per l’acquisto di «apparecchiature di ricezione televisiva» come previsto dal decreto legge numero 16 del 2012. Questo decreto, per la cronaca, già prevede che a partire dal 1° luglio 2016 tutti i televisori venduti dai produttori ai negozianti debbano avere un sintonizzatore per ricevere programmi in tecnologia Dvb-T2 con tutte le relative codifiche approvate dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni. È scattato invece il 1° gennaio 2017 l’obbligo a valle, cioè per i negozianti, di vendere ai consumatori televisori già Dvb T2 o quantomeno abbinati a un decoder compatibile.

Insomma, il passaggio ai nuovi televisori è pienamente in corso. Ma perché tutta la platea dei consumatori si adegui in tempo per la prossima scadenza le norme già in vigore potrebbero non bastare. Di qui l’intenzione del governo di spingere il ricambio. L’idea al momento è impiegare circa 100 milioni di euro, limitando il contributo a 2 milioni di utenti della fascia “debole” della popolazione esonerati dall’obbligo di pagamento del canone tv. Per un bonus che sarebbe dunque di 50 euro. Tuttavia se i negoziati informali con la Ue consentiranno di escludere il rischio di cadere nell’aiuto di Stato a vantaggio dei produttori di tv, le maglie (e le relative risorse) potrebbero allargarsi.

In attesa di chiarire questi aspetti, il calendario dell’asta appare fissato in tutte le sue tappe. L’Authority per le comunicazioni dovrebbe adottare le procedure di gara entro il 31 marzo, poi varare il nuovo piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la tv digitale terrestre entro il 31 maggio sempre del prossimo anno. Entro il 30 giugno dovrebbe essere stilata la tabella di marcia per liberare le frequenze, con un periodo transitorio, dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2022, per il rilascio graduale degli spazi da parte di tutti gli operatori di rete attualmente titolari. Poi entrerà in campo il ministero dello Sviluppo economico, che entro il 30 settembre 2018 dovrà assegnare le frequenze 5G con diritti che dovrebbero essere di durata ventennale. Entro il 30 novembre, invece, l’Authority dovrà stabilire un nuovo piano di assegnazione di numeri dei canali in digitale terrestre.

Nell’attuale versione, oltre a stabilire la ridestinazione delle frequenze in banda 700 Mhz,la norma fa riferimento anche all’utilizzo delle bande di spettro 3,6-3,8 gigahertz e 26,5-27,5 gigahertz come bande pioniere.

Quanto all’incasso previsto (3,25 miliardi di cui 1,25 nel 2018), bisogna comunque sottrarre circa 730 milioni di oneri vari. Questa cifra include i 100 milioni per il ricambio dei televisori, ma anche una stima di 567 milioni di compensazioni ai broadcaster che dovranno cambiare frequenze: 276 milioni per gli operatori nazionali e 291 milioni per quelli locali. Sono poi previsti 66 milioni per i costi di supporto allo switch-off che saranno sostenuti dal ministero dello Sviluppo economico.

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