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Corsa contro il tempo per lo Ius soli: le chance sul tavolo

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LA LEGGE BLOCCATA AL SENATO

Corsa contro il tempo per lo Ius soli: le chance sul tavolo

Con la la nuova legge elettorale che attende l’approvazione definitiva al Senato sul filo dei numeri e alla vigilia della sessione di bilancio che di fatto “congela” l’iter degli altri provvedimenti, il premier Paolo Gentiloni ha dimostrato sabato, alla festa per il decennale del Pd, di credere a un via libera definitivo a uno dei provvedimenti più controversi della legislatura: lo ius soli. Licenziato dalla Camera due anni fa (era il 13 ottobre 2015), il testo è da allora fermo a Palazzo Madama, sepolto sotto cinque tomi di emendamenti ma, sprattutto, osteggiato da uno degli alleati di maggioranza, Alternativa popolare, del ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Riuscirà il presidente del Consiglio a rispettare il suo impegno sulla nuova cittadinanza entro la legislatura, come ha dichiarato l’altro giorno al teatro Eliseo? L’ipotesi che ha ripreso a circolare, nel Pd e nel Governo, è quella di ricorrere al voto di fiducia. Uno strumento che Gentiloni ha usato per 22 volte (tre solo per il nuovo sistema di voto) da quando è a Palazzo Chigi con una media di 2,2 al mese, superiore a quella degli altri governi che lo hanno preceduto in questa legislatura. Meglio (o peggio, a seconda de punti di vista) ha fatto solo Mario Monti che viaggiava a colpi di tre fiducie al mese.

I centristi chiedono modifiche al testo che però comportrebbero un’ulteriore passaggio alla Camera e tempi necessariamente non compatibili con una legislatura ormai alle battute finali. Una contrarietà che non sembra offire alternative al ricorso alla fiducia, vista anche il no netto del centrodestra che con la Lega ha già messo in atto un ostruzionismo fatto di emendamenti. Il quorum necessario, fissato a 161, vale a dire metà più uno dei membri dell’assemblea, senatori a vita compresi, non sembra un traguardo raggiungibile. Sommando i voti degli schieramenti favorevoli - Pd, Per le Autonomie, Articolo 1-Mdp, Sinistra italiana ma anche alcuni dei senatori della verdiniana Ala - si arriverebbe infatti a circa 150 sì. Troppo poco, solo però se l’Aula fosse al completo. A spianare la strada potrebbe infatti contribuire un atteggiamento meno ostile da parte dei senatori di Alfano che, pur non votando il provvedimento, potrebbero favorirne il passaggio non partecipando al voto. Questo comporterebbe un abbassamento dell’asticella. Del resto, secondo i calcoli di Openpolis, su 348 voti finali a Palazzo Madama il 31,03% ha ottenuto il via libera dell’aula con meno di 161 voti. Effetto dei tanti banchi vuoti durante la votazione. Gentiloni e il Pd sperano che possa accadere ancora.

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