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Antimafia, i timori del Quirinale

Giustizia

Antimafia, i timori del Quirinale

(Ansa)
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Firma e promulga la legge sul codice antimafia perché non ci sono «evidenti profili critici di legittimità costituzionale», ma allo stesso tempo Sergio Mattarella sollecita in «tempi necessariamente brevi» un nuovo e «idoneo intervento normativo» per rimediare ad alcuni errori evidenti. Lo fa con una lettera indirizzata a Paolo Gentiloni in cui mette a fuoco due aspetti: il primo è un’omissione, ossia l’assenza nella confisca allargata in caso di condanna penale definitiva, di alcune ipotesi di gravi reati che erano state inserite dal decreto legislativo n. 202, attuativo di una specifica direttiva dell’Unione europea. Il secondo aspetto riguarda la necessità – come da ordine del giorno votato dal Parlamento – di procedere a un attento monitoraggio sull’applicazione della disciplina che prevede, tra le misure di prevenzione, di procedere al sequestro anche per i reati associativi finalizzati alla corruzione.

«Proprio l’estensione degli interventi effettuati e gli aspetti di novità che alcune delle norme introdotte – scrive Mattarella al premier – rendono di certo opportuno che, particolarmente con riferimento all’ambito applicativo delle misure di prevenzione, il Governo proceda a un attento monitoraggio degli effetti applicativi della disciplina, come è stato previsto dall’ordine del giorno approvato dalla Camera dei deputati nella seduta del 27 settembre 2017». Un punto, questo, su cui si erano sollevate forti critiche politiche e del mondo dell’impresa – e anche tecniche come quelle di Raffaele Cantone – e la lettera di ieri del capo dello Stato rafforza l’impegno assunto dalle Camere a un monitoraggio «attento». Anzi, sollecita il Governo affinché provveda subito con iniziative concrete.

Ma è il primo aspetto quello su cui il Quirinale chiede di rimediare in tempi brevi, quell’omissione – ritenuta grave – nella confisca allargata di ipotesi di reato come i delitti commessi con finalità di terrorismo internazionale, l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di falso in monete e banconote, la corruzione tra privati, l’indebito utilizzo di carte di credito o di pagamento e alcuni reati informatici. È qui che il Colle punta l’indice, su questi “vuoti” che pur «non costituendo una palese violazione di legittimità costituzionale» contengono aspetti fortemente critici.

E la ragione non è solo quella «del rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell'Unione europea», ma «il grave effetto prodotto dall’impossibilità di disporre il congelamento e la confisca dei beni e dei proventi a seguito di condanna per questi reati». La lettera, quindi, si conclude rinviando al Governo «la responsabilità di individuare in tempi necessariamente brevi, dei modi e delle forme di un idoneo intervento normativo».

Non è chiaro con quale strumento l’Esecutivo rimedierà all’errore – alcuni dicono che sarà il Milleproroghe – sta di fatto che la lettera del Capo dello Stato mette la legge sul binario di una modifica. Con la motivazione che è necessario «assicurare la conformazione del nostro ordinamento agli obblighi comunitari oltreché una piena efficacia dell’azione repressiva in caso di condanna per tali reati».

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