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Da Moody’s una doccia fredda sulle banche italiane, pesano Npl e…

outlook resta negativo

Da Moody’s una doccia fredda sulle banche italiane, pesano Npl e crescita modesta

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È proprio una doccia fredda quella di Moody's sulle banche italiane: l’outlook, che è la prospettiva su un arco temporale di 12-18 mesi, resta negativo nonostante lo stock delle sofferenze abbia avviato un trend positivo di riduzione, come ricorda il ministro Padoan citando un -25% da inizio anno, e in un contesto di crescita superiore alle previsioni. Per Moody's, l’unica delle grandi agenzie di rating che mantiene un outlook negativo sull’Italia e dunque non solo sulle banche, i numeri dei crediti deteriorati del sistema bancario italiano restano comunque tra i peggiori in Europa e il problema dovrà essere risolto con maggiori sforzi, in quanto va inquadrato in un quadro più ampio che per Moody's non è tutto positivo.

Le sofferenze continuano a pesare sulla principale attività bancaria che è quella dell’erogazione del credito e quindi del flusso dei finanziamenti all’economia e per Moody's le banche italiane sono deboli quando messe alla prova degli stress test, inoltre macinano pochi profitti, hanno una redditività bassa, e detengono troppi titoli di Stato.

Quel che pesa molto per le agenzie di rating, e soprattutto per Moody's, è l’andamento del Pil: l’Italia, benché cresca più delle attese, ha una crescita modesta e più bassa rispetto agli altri grandi Paesi europei, e questo resta al centro del ragionamento di Moody's. Inoltre bisogna ricordare che la principale attività delle agenzie di rating è quella di assegnare i rating ai bond, in questo caso quelli emessi dalle banche: così Moody's assegna importanza al fatto che le banche italiane stiano collocando meno bond alla clientela retail, con conseguenze sui senior bond e junior bond collocati agli investitori istituzionali.

Lunedì comunque S&P's, in un report sulle ultime disposizioni della Bce/SSM, ha previsto la cessione di 100-120 miliardi di “non-performing exposure” delle banche italiane entro il 2019, fino a un terzo dello stock esistente. Non c'è solo Moody's.

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