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Per i presidi a regime 400 euro mensili in più

legge di bilancio 2018

Per i presidi a regime 400 euro mensili in più

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L’«allineamento» delle buste paga dei presidi a quelle degli altri dirigenti amministrativi dello Stato vale intorno ai 400 euro netti al mese. Non subito, però, perché il meccanismo introdotto dalla manovra non andrà a regime prima del 2020. La notizia per gli “ex capi d’istituto” arriva dalle bozze della relazione tecnica che accompagna la manovra 2018, e che traduce in cifre una delle promesse rivolte da anni ai dirigenti scolastici.

Presidi dirigenti penalizzati
Il problema è noto da tempo, e nasce dal fatto che i presidi sono «dirigenti» nel nome e nelle responsabilità, ma non nello stipendio. Oggi, spiegano le tabelle ufficiali dell’Agenzia di rappresentanza del pubblico impiego (Aran), un dirigente scolastico guadagna in media poco più di 58mila euro lordi all’anno. Un livello sideralmente lontano da quello degli altri dirigenti pubblici. Per iniziare a ridurre questa forbice, la legge di Bilancio mette sul piatto un finanziamento aggiuntivo via via crescente che dal 2020 toccherà quota 95,6 milioni di euro.

400 euro in più al mese dal 2020
Tradotto in pratica, le risorse recuperate dal governo consentiranno un primo innalzamento della retribuzione di posizione parte fissa (quella dei presidi è ferma a 3.556,68 euro lordi, ultimo contratto del 2010 - quella dei “colleghi” statali, sempre da Ccnl è invece di 12.155,61 euro lordi). Il meccanismo garantirebbe (il condizionale è obbligatorio fino al termine del viaggio parlamentare della legge di bilancio) una crescita graduale delle buste paga che inizierà già dal prossimo anno, e
che, dal 2020, dovrebbe attestarsi a poco più di 400 euro netti al mese. Soldi destinati ad aggiungersi agli effetti del rinnovo contrattuale.

Platea di 8mila dirigenti
La notizia interesserà i quasi 8mila diretti interessati (organico Ds anno scolastico 2017/2018). L’allineamento con le buste paga effettive degli altri dirigenti statali, però, è destinato a percorrere una strada decisamente più lunga, e costosa.
Per capirlo è sufficiente dare un’occhiata alle medie retributive ufficiali, pubblicate dall’Aran. Un dirigente ministeriale non apicale guadagna in media 90mila euro abbondanti, e il reddito si avvicina ai 100mila euro nelle università e negli enti di ricerca, che dopo la riforma dei comparti condivideranno con i presidi il contratto nazionale. Oltre alla spinta in busta paga, per i presidi è atteso in Gazzetta Ufficiale il nuovo concorso per coprire con 2.425 nuovi ingressi i tanti buchi negli organici attuali. Anche il corrente anno scolastico, infatti, vede quasi 1.700 istituti affidati a un preside “reggente”, cioè in condivisione con un’altra scuola.

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