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Alle Camere restano 40 giorni: dallo ius soli al biotestamento, tutte…

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Alle Camere restano 40 giorni: dallo ius soli al biotestamento, tutte le leggi a rischio

Con la legge elettorale vicina al traguardo, inizia ad uscire dalla nebbia anche la data delle prossime elezioni politiche (si parla del 4 marzo). Un timing che significa per le il parlamento 40-45 giornate di lavoro nette (le Camere lavorano in media due giorni e mezzo a settimana), con il canale preferenziale da dare al Senato, appunto, al via libera definitivo alla legge elettorale. Il tutto prima che inizi, la prossima settimana, l’iter della legge di bilancio che avrà la priorità (deve ricevere il via libera dal Parlamento entro il 31 dicembre). Di fatto quindi, si riducono sensibilmente le possibilità di dare il via libera a proposte di legge che hanno infiammato il dibattito politico nei mesi scorsi, dallo ius soli ai vitalizi, passando per il biotestamento e la legittima difesa.

L’impegno del premier sullo ius soli
Nonostante il rinnovato impegno a mettervi mano da parte del premier, la legge sulla cittadinanza registra inalterati i dubbi manifestati da Alternativa Popolare, che più volte ha fatto sapere di non essere disposta a votare il testo senza modifiche. E così, nonostante il pressing delle sinistre e delle piazze, resta difficile prevedere se il disegno di legge riuscirà a incassare l’ok definitivo del Parlamento, tenendo conto anche dei numeri sempre in bilico al Senato e del fatto che la finestra per esaminare il provvedimento è condizionata dai tempi di approvazione della legge di Bilancio. La partita è stata riaperta dallo stesso presidente del Consiglio che dal palco del Teatro Eliseo, lo scorso 14 ottobre ha dichiarato: «Speriamo di essere orgogliosi, e questo e' l'impegno del governo e mio personale, di poter dire di aver aggiunto il diritto alla cittadinanza per quei bambini che frequentano la nostra scuola, che vivono i nostri quartieri e che giocano nelle nostre squadre di calcio, ma che sono nati da genitori stranieri. Stiamo lavorando per approvare la legge entro questa legislatura».

Ok legalizzazione cannabisalla Camera, ma rischio stop in Senato
Tra i provvedimenti a rischio di “congelamento” in questa Legislatura c'è il ddl sulla legalizzazione della cannabis ad uso terapeutico, che ha ricevuto il 19 ottobre l’ok della Camera. Il testo, che ha avuto il via libera anche del M5s, è osteggiato da Forza Italia, Lega e centristi di Ap. Al Senato il centrodestra annuncia battaglia. Inoltre va ricordato la relazione tecnica depositata dal governo prevede una spesa aggiuntiva di 12 milioni per fare fronte alla maggiore produzione di cannabis da parte dell'Istituto farmaceutico militare di Firenze al fine di soddisfare il fabbisogno a livello nazionale.

Vitaliziin standby
Il provvedimento sui vitalizi è fermo in commissione Affari costituzionali di palazzo Madama, che sta svolgendo audizioni sul tema. La proposta di legge Richetti (Pd), che ricalcola con metodo contributivo i vitalizi di 2600 ex parlamentari che ancora godono della rendita introdotta nel 1954 per aver fatto parte delle Assemblee elettive, è stata approvata dalla Camera lo scorso 26 luglio con una maggioranza trasversale Pd-M5s. Ma la proposta di legge che, oltre all'ira degli ex parlamentari, vede la contrarietà dei centristi e di Fi, ha suscitato mal di pancia anche nelle file dem. Il M5s accusa il Pd di voler affossare la legge. E insiste per calendarizzarla al più presto. Per il ministro Boschi il provvedimento rappresenta un segnale rilevante e importante ma che ora ci sono altre priorità.

Biotestamentobloccato dall’ostruzionismo
Situazione simile per il biotestamento su cui si discute da anni. Il provvedimento è incagliato alla Commissione Santità del Senato, dove il 18 ottobre sono iniziate le votazioni sugli oltre 3mila emendamenti presentati. La ministra Fedeli ha detto di non essere ottimista sulla approvazione per ragioni di tempo: «Va fatta maturare molto di più la discussione sul fine vita», ha spiegato. Per superare la situazione di stallo a relatrice Emilia De Biasi (Pd), ha annunciato che si dimetterà la settimana prossima, per riuscire così a portare il testo in aula aggirando l'ostruzionismo in commissione.

A spianarle la strada il presidente Pietro Grasso, al quale aveva chiesto ieri notte di poter utilizzare il cosiddetto “canguro”, il meccanismo che cancella in un sol colpo centinaia di emendamenti. Grasso ha fatto sapere che l’unico modo per farlo, se non c'è l'unanimità, è inserire il provvedimento in aula. Passando per le dimissioni della relatrice. E il capogruppo dem Luigi Zanda ha confermato: «Se nel giro di una settimana l'impasse non si sblocca porteremo la legge in aula”. Ma approvare il biotestamento non sarà facile. Perché dopo un primo sì della Camera, la legge che vieta l'accanimento terapeutico e sancisce il diritto di rifiutare nutrizione e idratazione artificiale, ha ancora molti nemici, soprattutto nel mondo cattolico.

Legittima difesaal palo
Dopo la fumata bianca della Camera lo scorso 4 maggio, sono ferme al Senato le nuove norme che rafforzano la legittima difesa. L’accordo raggiunto tra Pd e Ap ha permesso la fumata bianca, nonostante il fronte compatto delle opposizioni. Nel testo è stato specificato che si considera legittima difesa «la reazione a un'aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all'introduzione con violenza, minaccia o inganno». La specifica della circostanza dell’aggressione notturna è stata tradotta liberamente nella possibilità di poter sparare solo di notte in caso di attacco, con annesso fiume di polemiche. A seguire l’ira di Renzi e la disponibilità già espressa da David Ermini (Pd), relatore della legge alla Camera a togliere la parola «notte» dal testo.

Whistleblowingora alla prova del Senato
Potrebbe invece vedere il traguardo il ddl sul “whistleblowing”, approvato dal Senato il 18 ottobre con il sì di Pd e M5s. Il provvedimento ora passa alla Camera per la sua terza lettura parlamentare. Il disegno di legge tutela chi denuncia i casi di corruzione sia nel settore pubblico, sia in quello privato. Nel dettaglio prevede che il dipendente, pubblico o privato, che segnala all'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), o denuncia all’autorità giudiziaria condotte illecite, di cui è venuto a conoscenza grazie al proprio rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa che potrebbe avere effetti negativi.

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