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Dalle carceri agli orti sociali, fino all’accesso…

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Dalle carceri agli orti sociali, fino all’accesso all’energia: così le aziende declinano la sostenibilità

C’è chi come Engineering ha battuto la strada del reintegro dei detenuti avviando, con la collaborazione di Socially Made in Italy, un programma di recupero in undici diversi istituti penitenziari d’Italia. E chi come Snam ha messo a disposizione in comodato gratuito i terreni di sua proprietà per la realizzazione di orti sociali per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. E ancora, Eni ha scelto di affiancare allo sviluppo del business un’ampio portafoglio di iniziative a favore delle comunità locali, mentre Terna ha già erogato, tra l’altro, 90 ore annue di formazione agli operai che lavorano sui tralicci a 30-40 metri di altezza, anche sotto tensione .

Il mutato approccio nei confronti della sostenibilità
Così le aziende italiane hanno declinato e declinano a vario modo la responsabilità sociale mettendo in campo progetti accomunati dall’ascolto dei territori e dallo sviluppo locale e adeguandosi a un contesto profondamente mutato. Nel corso degli anni, infatti, è cambiato significativamente l’approccio delle imprese verso i proprio doveri sociali ed etici e anche le istituzioni hanno abbracciato il cambiamento. Da qui, la scelta di piccole e grandi realtà di intraprendere la strada della sostenibilità per farla diventare uno dei pilastri della propria strategia.

Il modello di creazione di valore condiviso targato Enel
Ecco, quindi, che diverse società si sono dotate di un bilancio sociale e si sono moltiplicate le iniziative. Enel, per esempio, solo per citarne alcune, ha lanciato in Perù, il programma “Olitas Verdes”, orientato alla promozione del turismo della zona e rivolto ai giovani, ha realizzato workshop di educazione sul riuso e riciclo dei rifiuti, piani di raccolta e vendita dei rifiuti dalle spiagge e dalle aree limitrofe alla centrale. Inoltre, in accordo con i municipi, è stato elaborato un piano per trasformare pallet usati in cantiere in infrastrutture da spiaggia, incrementando le condizioni di sicurezza sul litorale e fornendo più strutture a sostegno degli sport d'acqua. Il programma è nato dalla valutazione del contesto socio-economico attorno alla centrale di Malacas, che rappresenta il primo impianto su cui è stato applicato il “modello di creazione del valor condiviso” (Csv), che ha portato a identificare le priorità del territorio, fortemente gravato da rifiuti e da un alto tasso di disoccupazione, e a mettere a punto delle soluzioni.

L’impegno di Eni nello sviluppo delle comunità locali
Lo stesso approccio battuto anche da Eni che, solo nel 2016, ha investito quasi 70 milioni in progetti di sviluppo locale imperniati su diversi binari: dall’accesso all’energia alla cura della salute, fino alla diversificazione economica. Così, tra l’altro, oltre 50mila persone hanno avuto accesso all’acqua e a migliori condizioni igienico-sanitarie, mentre sono stati 29mila gli studenti coinvolti in programmi di educazione primaria e secondaria. Quanto al filone della diverficazione, Eni si è impegnata a promuovere interventi per lo sviluppo di attività come l’agricoltura, la micro-imprenditorialità e la costruzione di infrastrutture. E, per raggiungere popolazioni in aree remote o distanti dalle reti di distribuzione nazionale, il gruppo ha sviluppato una serie di iniziative che prevedono l’applicazione off-grid di generatori e impianti a pannelli solari fotovoltaici o di tecnologie avanzate per il miglioramento degli stili di vita.

Il ripristino ambientale al centro della strategia di Snam
L’attenzione ai territori e alle comunità percorre traversalmente questo filone. Come nel caso di Snam che, da sempre, mette in campo attività di ripristino ambientale che le consentono di poter attraversare anche aree protette e parchi. Senza dimenticare il supporto a persone svantaggiate, protagoniste del progetto “Un orto nella rete”. L’idea è nata nel 2014 quando la società ha siglato un protocollo d'intesa della durata di quattro anni con la Cooperativa sociale di tipo B Onlus “Betadue”, attraverso il quale ha ceduto in comodato d'uso gratuito un terreno agricolo, di proprietà di Snam Rete Gas, per la coltivazione di ortaggi destinati al consumo nel territorio di produzione (“filiera corta” e prodotti a “Km 0”) e in particolare sulle tavole delle mense scolastiche degli asili del territorio del Valdarno. Un modello che è stato poi replicato anche in altre realtà.

L’asse tra Terna e le associazioni ambientaliste
La spa dell’alta tensione, Terna, in partnership con associazioni ambientaliste, realizza invece da tempo progetti finalizzati a un uso alternativo delle linee elettriche, il più importante, realizzato in collaborazione con Ornis italica, è “Nidi sui tralicci” e consiste nel posizionamento di cassette per la nidificazione cui fa seguito un monitoraggio annuale sulle specie occupanti e sugli esiti della loro stagione riproduttiva. Il progetto interessa molte specie ed è stato accompagnato da un censimento, tuttora in corso, dei nidi installati che a oggi ne ha registrati 266. Completa l’attività il programma “Birdcam” che prevede l’installazione di telecamere sui nidi artificiali per seguire on-line, sul sito www.birdcam.it e sul sito di Terna, il periodo riproduttivo dei volatili.

La “seconda possibilità” firmata da Engineering
Engineering, azienda leader nell’Ict, ha invece intrapreso la via della “seconda possibilità”, quella concessa ai materiali che riportano l’immagine, gli slogan, le società e i paesi in cui opera il gruppo, quasi sempre in Pvc, e che spesso finiscono nei magazzini. Grazie al coinvolgimento di un gruppo di detenute e detenuti di 11 diversi penitenziari italiani e alla cooperativa sociale Alice, che ha festeggiato 25 anni di attività a sostegno del reintegro dei detenuti, quei prodotti si sono trasformati in borse e articoli eco-friendly e il ricavato delle vendite è stato investito per finanziare dei corsi di formazione per le giovani detenute . Un assist in più per il loro futuro.

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