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Bankitalia, l’ipotesi del «passo indietro» per uscire dallo stallo, ma Visco tiene duro e va avanti

Per il momento nessuno ha evocato esplicitamente l’ipotesi di un passo indietro di Ignazio Visco, che pure potrebbe costituire una via di uscita all’impasse istituzionale e politico che si è creato. Ieri il governatore ha incontrato il presidente della Commissione sulle crisi bancarie, Pier Ferdinando Casini, e i due vicepresidenti, Renato Brunetta (Fi) e Mauro Marino (Pd), per definire «in spirito di collaborazione istituzionale» un primo elenco dei documenti che Bankitalia fornirà sull’inchiesta che parte dai casi delle banche venete. Il governatore verrebbe audito più avanti, sicuramente dopo il capo della Vigilanza, Carmelo Barbagallo.

E il Quirinale per ora non sembra essersi spostato sull’ipotesi di una scelta diversa da quella che era stata definita prima della fatidica mozione Pd, votata da 213 deputati martedì in una versione corretta e sulla quale il governo ha espresso parere favorevole. Ieri mattina il governatore ha anche incontrato in un fuori programma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a un evento in memoria dell’economista Federico Caffè, maestro di Visco e dell’attuale presidente Bce, Mario Draghi. Tra Visco e Padoan una lunga stretta di mano sembra aver sancito, anche visivamente, il supporto del ministro e del governo.

L’obiettivo da centrare è quello chiesto dal capo dello Stato: una soluzione capace di garantire comunque l’interesse del Paese e la piena autonomia e indipendenza della Banca d’Italia, istituto che è parte integrante dell’Eurosistema. Una soluzione da raggiungere rispettando il concerto istituzionale previsto, che passa per un parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia, una deliberazione del Consiglio dei ministri e la nomina con un decreto del presidente della Repubblica. Ma da qui al Dpr del Colle potrebbero maturare altre scelte, anche se l’ipotetica rinuncia di Visco a un secondo mandato per ora viene esclusa. Se invece al governatore venisse chiesto un sacrificio, con il passo indietro, si aprirebbe la prospettiva per nomi alternativi.

Sono quattro quelli più credibili. Il primo è quello dell’attuale direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, che è anche presidente dell’Ivass, una figura con un cursus honorum lunghissimo in via Nazionale e con molti gradimenti e relazioni nel mondo politico. Sarebbe lui il favorito in caso di soluzione interna. Il secondo nome è invece quello di Fabio Panetta, uno dei tre vice direttori generali, esponente del Direttorio ma anche supplente del governatore nel Consiglio direttivo della Bce e membro del Consiglio di vigilanza del Meccanismo di vigilanza unico della Bce. Sulla figura di Panetta potrebbe pesare tuttavia un handicap: a lui fa capo la cruciale delega sulle banche nel Direttorio, proprio la funzione messa in discussione dall’ex presidente del Consiglio Renzi nel suo attacco frontale alla Vigilanza nella gestione delle crisi degli ultimi anni.

Il terzo nome è quello di Ignazio Angeloni, membro del Consiglio del Meccanismo di Vigilanza unico della Bce e considerato molto vicino a Mario Draghi. Nel caso di soluzione esterna, la sua candidatura è la più quotata. Si ipotizza, infine, nella rosa dei «papabili» come eventuale alternativa a Visco, anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Dalla sua parte la grande credibilità internazionale, ma il passaggio da Via XX settembre a Via Nazionale potrebbe essere visto come un vulnus all’autonomia dell’Istituto.

Quello che è sicuro, a ventiquatt’ore dal voto di Montecitorio, è che Visco resta per il momento dov’è, intenzionato a rispettare in pieno la fitta agenda che ha davanti, e che prevede, settimana prossima, un Consiglio direttivo a Francoforte in cui si definiranno i primi passaggi per la graduale normalizzazione dell’attuale politica monetaria.

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