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Quel Fisco ambivalente sul risparmio

L'Analisi|verso la manovra

Quel Fisco ambivalente sul risparmio

Un approccio ambivalente che talvolta si trasforma in bipolare. Tra Fisco e risparmio è una lotta continua: da una parte la preservazione del cosiddetto “petrolio degli italiani”, gli accantonamenti cioè utilizzati per far fronte alle emergenze di breve e brevissimo termine, senza i quali i risparmiatori non riescono a dormire sonni tranquilli; dall'altra l'esigenza di far quadrare i conti dello Stato, da cui non può prescindere un gettito importante da quanto messo da parte dai contribuenti. Un gettito che negli anni bui del 2011 era sceso a 6 miliardi di euro, saliti poi a oltre 16 quando la bonaccia dei mercati finanziari ha spinto rendimenti e raccolta di prodotti finanziari.

Un equilibrio delicato, che oscilla tra agevolazioni e imposizione, necessario a non minare la fiducia di risparmiatori e investitori, fiaccata dalle ripetute modifiche in materia, oltre che dalla crisi finanziaria culminata nel default di Lehman, oltre che dagli scandali di casa nostra che, per quanto di dimensioni particolarmente ridotte, hanno prodotto un'eco molto rilevante e posto quesiti sulle autorità di vigilanza.

L'ultimo ritocco proposto relativo all'imposta di bollo sulle polizze di Ramo I è inserita per ora solo in una bozza del ddl di bilancio, cui stanno lavorando i tecnici di Palazzo Chigi, ma ha già fatto arrabbiare l'agguerrito settore delle compagnie assicurative e interessato – almeno potenzialmente – circa cinque milioni di sottoscrittori. Il gettito atteso non è straordinariamente rilevante, circa 200 milioni il primo anno e 300 il secondo, ma quel che conta è che va a infrangere un tabu: quello dell'impermeabilità degli strumenti assicurativi all'imposte di bollo, presente invece in strumenti finanziari sotto molti aspetti concorrenti.

Potere della forza di persuasione dell'industria assicurativa e finanziaria, che fanno a gara per garantire alla propria clientela le migliori condizioni. A dispetto, talvolta, del corretto equilibrio fiscale. Sì perché il Fisco – almeno sui manuali di Scienza delle Finanze - dovrebbe puntare a un sistema che tiene insieme incentivi e imposte, agevolazioni e penalizzazioni, inducendo i cittadini con la sua mano invisibile a comportamenti coerenti con le esigenze individuali da una parte e dall'altra frenando gli eccessi speculativi. Mano invisibile che è sempre più riconoscibile, soprattutto dopo il premio Nobel a Richard Thaler, teorico del Nudge, la “spintarella gentile” e studioso di finanza comportamentale(il quarto a essere insignito di questo riconoscimento dopo Herbert Simon, Daniel Kahneman e Robert Schiller).

Perché se è vero che le scelte sono libere, è di tutta evidenza la necessità di spingere gli italiani a correggere l'evidente distorsione del proprio portafoglio, con quasi 6mila miliardi di patrimonio immobilizzato nel mattone, 1400 miliardi allocato in conto correnti e solo 150 miliardi in risparmio previdenziale. Un portafoglio troppo illiquido, troppo esposto nel breve termine e troppo poco utile per le esigenze più importanti, quelle a protezione della nostra vecchiaia.

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