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Il cerino di Gentiloni e il «precedente» che il Colle vuole evitare

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Il cerino di Gentiloni e il «precedente» che il Colle vuole evitare

Il cerino è nelle mani di Paolo Gentiloni. Matteo Renzi ieri è tornato sulla Banca d’talia e ha rincarato la dose insistendo sulla necessità di un cambio di pagina su Ignazio Visco; il capo dello Stato aveva detto già la sua in una nota informale per censurare duramente l’attacco del segretario Pd dopo quella mozione votata dalla Camera ma ora, di nuovo, la parola è al premier. Come prevede la normativa, è Palazzo Chigi che deve attivare la procedura per la successione in Bankitalia ma sono evidenti le difficoltà in cui è stretto il presidente del Consiglio. Perché la decisione a questo punto diventa una scelta di campo spinosissima, non solo per le dinamiche che si sono innescate dentro il Pd ma pure per la presa di posizione del Parlamento che - per quanto irrituale – si è però espresso in maggioranza contro l’operato dell’attuale Governatore.

E quindi come dicevano alcuni esponenti politici in contatto tra Palazzo Chigi e il Colle, «è difficile non confermare Visco ma è difficile pure confermarlo». E questa affermazione vale tanto più per Gentiloni che deve sciogliere un dilemma. Innanzitutto che riguarda Renzi: ossia se rompere o no con il segretario del partito su cui si regge il Governo. Tra l’altro ieri esponenti di calibro come Walter Veltroni o l’ex presidente Napolitano hanno bocciato la linea renziana e questo complica ulteriormente il rebus. In sostanza, la scelta sul Governatore diventa dirimente per il premier anche negli schieramenti che si stanno formando all’interno del Pd. Sta con quelli che criticano il leader o contro?

Ma soprattutto c’è il Parlamento e per un premier che è quasi alla fine della legislatura ignorare che c’è stato un pronunciamento a larga maggioranza contro il Governatore non è semplice. Senza contare che perfino l’Esecutivo ha dato parere favorevole alla mozione su Bankitalia anche se dopo averla corretta e mitigata. Insomma, è vero che c’è stata una pesante ingerenza politica - come ha fatto sapere Mattarella con toni eccezionalmente duri - è vero che si è voluta compromettere l’indipendenza della Banca d’Italia, ma comunque c’è un giudizio politico sul tavolo. Potrà fare finta di niente Gentiloni? Inoltre c’è una legge di bilancio da portare a casa e una campagna elettorale, quella per il voto siciliano, che diventerà infuocata anche perché le audizioni di Palazzo Koch alla Commissione sulle Banche potrebbero avvenire proprio a ridosso di quella scadenza.

Raccontano che ieri c’è stato un incontro privato tra Gentiloni e Mattarella a margine del pranzo che precede ogni vertice Ue a cui erano presenti molti ministri e sottosegretari. È chiaro che il nome che farà il premier sarà di concerto con il Colle che non vuole si crei un “precedente” su questa nomina. Nel senso che se passa l’idea che le forze politico-parlamentari possono interferire in scelte autonome, si compromette la tenuta di un sistema di garanzia. E questo è un altro bandolo della matassa che è nelle mani del premier. Si sa che il capo dello Stato ha offerto più di una volta la sua “protezione” contro i tentativi di Renzi di destabilizzare Gentiloni. Lo ha fatto sostenendo il Governo anche quando il segretario Pd spingeva per le elezioni anticipate, lo ha fatto anche recentemente dando “copertura” istituzionale alla fiducia sulla legge elettorale, ma questa volta ci sono considerazioni che spettano al capo del Governo. Gentiloni vuole strappare o no con Renzi? Solo un passo indietro di Visco risolverebbe il rebus ma fino a ieri il cerino era nelle mani del premier.

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