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In manovra 150 milioni per gli scatti biennali dei docenti universitari

EFFETTI ECONOMICI SOLO DAL 2018

In manovra 150 milioni per gli scatti biennali dei docenti universitari

Gli scatti di stipendio dei docenti universitari diventeranno da triennali a biennali con gli effetti economici che si vedranno però solo dal 2018. E con un costo che a regime vale 150 milioni all’anno. La misura - anticipata dal Sole 24 Ore del 6 ottobre - è contenuta nella bozza della manovra e dovrebbe, a meno di sorprese, restare anche nella versione definitiva della legge di bilancio attesa in Parlamento la prossima settimana. Una misura, questa, con cui il Governo e la ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, Valeria Fedeli, prova a rispondere anche alla protesta montata nelle settimane scorse negli atenei dove circa 11mila prof e ricercatori hanno aderito a un clamoroso sciopero degli esami.

Nel mirino della protesta il blocco degli stipendi del periodo 2011 – 2015: l’intervento (che costa 60 milioni nel 2018, 75 milioni nel 2019, 90 nel 2020, 120 milioni per il 2021 e 150 dal 2022 in poi) non recupera il pregresso, ma guarda al futuro e punta - come avverte la bozza della manovra - a favorire soprattutto i giovani (anche in chiave pensionistica) che sono stati più penalizzati. La norma prevede infatti che «con decorrenza dal 1° gennaio 2016 ed effetto economico a decorrere dall’anno 2018», il regime di progressione stipendiale triennale per classi su base premiale dei docenti universitari diventi biennale, come era in effetti prima del 2010 quando la riforma Gelmini allungò di un anno la progressione di carriera.

La misura basterà a far rientrare la protesta dei prof e il blocco degli esami? Le prime reazioni non sono positive come avverte Carlo Ferraro che insegna al Politecnico di Torino e coordina il movimento per la dignità della docenza universitaria che ha portato avanti questa battaglia: «Se la misura rimanesse così sarebbe insoddisfacente, noi chiedevamo la decorrenza economica dal 2015. Con questa scansione ci vorranno 10 anni per recuperare quanto abbiamo perso», spiega il docente torinese. Che avverte: «Valuteremo la prosecuzione della protesta e l’eventuale blocco degli esami nelle prossime sessioni».

Novità in arrivo anche per i dipendenti del nuovo comparto di contrattazione Istruzione e ricerca (circa 1,2 milioni di persone). Ieri infatti il ministero dell’Istruzione ha inviato all’Aran l’atto di indirizzo che sblocca il rinnovo negoziale per il triennio 2016/2018: a regime (anno 2018) la partita ha un costo di 674,98 milioni di euro per le casse dell’Erario.

Nel documento, 8 pagine in totale, più una tabella allegata, sono indicate le linee guida per il nuovo Ccnl: per quanto riguarda la scuola si chiarisce che la contrattazione integrativa nazionale dovrà avvenire con cadenza triennale, e potrà riguardare la disciplina dei trasferimenti del personale, i passaggi di ruolo e le relative utilizzazioni e assegnazioni provvisorie. Si riconosce maggiore enfasi pure alla contrattazione di istituto, che andrà «valorizzata», in particolare, per definire i criteri per l’impiego delle risorse del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (si chiarisce, però, che si dovrà garantire «l’adeguato» finanziamento delle attività di recupero degli studenti).

Tra gli obiettivi fissati per i presidi, spicca l’armonizzazione progressiva dell’indennità di posizione parte fissa con la corrispondente voce retributiva prevista per gli altri dirigenti statali. Accanto al chiarimento sui criteri di riparto del Fondo unico nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato (anche con riguardo alle indennità di reggenza).

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