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Berlusconi: «Imprenditori in Italia eroi»

a Capri 32mo convegno giovani Confindustria

Berlusconi: «Imprenditori in Italia eroi»

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

Una prima stoccata al leader del Pd, Matteo Renzi, alla mozione firmata dal suo partito con cui, nei giorni scorsi, si chiedeva discontinuità ai vertici di Bankitalia, l'aveva già lanciata in mattinata, con una nota, definendo «improvvida» la mossa del segretario Dem e sottolineando la necessità di non trascinare Via Nazionale «in scontri tra gruppi politici o partiti». Così, appena sbarcato a Capri per la due giorni dei Giovani di Confindustria, il numero uno di Forza Italia, Silvio Berlusconi, sceglie il low profile, senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti che lo attendono, e si gode il bagno di folla che lo accompagna verso l'hotel Quisisana dove si snoda l'appuntamento dei Giovani.

Una lunga passeggiata tra la folla che lo applaude per due volte, nella piazzetta dell'isola, e lo chiama per nome. Il leader forzista non si sottrae e, anzi, si ferma lungo il percorso per concedersi un selfie con una turista. Poi, arrivato al convegno, si accomoda in sala dopo la relazione del presidente dei Giovani di Confindustria, Alessio Rossi,accolto dagli applausi della platea per il suo ritorno a nove anni dall'ultima apparizione, nel 2008, alla convetion di Santa Margherita Ligure. E si capisce che già in campgna elettorale.

Perché, dopo un breve excursus sulla guerra fredda e dopo aver accennato all'esigenza che i partiti del benessere mettano in campo un «grandissimo piano Marshall per l'Africa e il Medioriente», senza il quale, avvisa, avremo «una emigrazione epocale», entra subito nel vivo del programma che, dice, sarà discusso la settimana prossima con il numero uno della Lega, Matteo Salvini, e la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. Ma prima sgombra il campo dai dubbi. «Non si può uscire dall'euro, costerebbe troppo. So che Salvini ha cambiato idea, ho parlato con i suoi uomini», così, aggiunge Berlusconi, «quando ci vedremo, avremo una certa facilità a trovare un accordo sul programma definitivo». Niente addio all'euro, dunque, assicura il leader di Forza Italia che, subito dopo, apre però a «una seconda moneta» che «potrei chiamare Silvia - prosegue scherzando - ma credo si chiamerà lira».

Poi entra nel vivo dei contenuti. «Meno tasse - spiega - è la nostra religione laica, meno Stato e meno vincoli dall'Europa con la riforma della giustizia». Continua auspicando una grande riorganizzazione della macchina pubblica e uno Stato, il suo vecchio refrain, che non imbrigli l'attività di chi vuole intraprendere. «Tutto ciò che si può fare senza violare la legge deve essere consentito». Quindi il capitolo tasse, a partire dal rilancio di una flat tax uguale per imprese e cittadini come ha fatto di recente, ricorda, Hong Kong con un conseguente fortissimo sviluppo. Ma anche via Irap, via la tassa sulla prima auto, come pure quella su donazioni e successioni. E, infine, un affondo contro i cinquestelle che definisce «pauperisti e giustizialisti».

Una lunga arringa, dunque, che si chiude tra gli applausi degli imprenditori che Berlusconi definire «eroi» e con un appello al voto degli italiani e ai giovani industriali che affollano alla sala, affincé dedichino qualche anno della loro vita al Paese. Prima, però, di concludere il moderatore della due giorni David Parenzo gli chiede un parere su Bankitalia e sulla conferma del governatore Ignazio Visco. «Non ho nessun nome - chiosa il Cavaliere -. Se ci sono state inadempienze o meno di Bankitalia, sarà la commissione d'inchiesta sulle banche a deciderlo».

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