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Proprietà e finanziatori, trasparenza dei partiti rinviata

LEGGE FERMA in parlamento

Proprietà e finanziatori, trasparenza dei partiti rinviata

Elenco di appartamenti e terreni, automobili, barche e investimenti, finanziatori con relativi importi (se superiori ai 5mila euro l’anno) e servizi a favore del capo, del segretario e del tesoriere del partito, dei gruppi parlamentari e del singolo parlamentare nazionale ed europeo, dei consiglieri (regionali, provinciali e comunali). Tutte informazioni chiare e leggibili. Tutte sul sito, alla sezione “trasparenza”: si entra e si può scorrere l’elenco delle voci con relativi dettagli. Come leggere una carta d’identità. Non sono consentiti stratagemmi: né “pagine in allestimento”, né dati vecchi o parziali, perché numeri e nomi devono essere completi e aggiornati ogni anno entro il 15 luglio (per il “diritto all’oblio” le erogazioni vengono rimosse dopo due anni).

Obblighi a cui le forze politiche non possono sfuggire, a meno che si abbia voglia di pagare ogni volta una multa fino a 15mila euro. Che arrivano fino a 40mila nei casi di errori nella stesura dei documenti contabili. Regole che diventano uno strumento prezioso di democrazia: maggiore trasparenza significa più consapevolezza per l’elettore chiamato a scegliere a chi affidare il proprio voto. Come accadrà alle elezioni politiche del prossimo anno.

Per il momento, però, parliamo di uno scenario auspicabile e solo futuribile. Perché tutto questo si avveri, infatti, c’è da aspettare ancora parecchio tempo. Chissà quanto. Le sacrosante “norme di comportamento” per i partiti descritte sopra esistono, ma per ora solo sulla carta. Sono contenute in un disegno di legge già approvato dalla Camera la scorsa estate ma rimasto al Senato, commissione Affari costituzionali, relatore il deputato Marco Meloni (Pd, vicino a Enrico Letta). In copiosa dei provvedimenti della legislatura che non nasceranno mai. Non c’è tempo per approvarli.

Sulla trasparenza i partiti non sono all’anno zero. Già da alcuni anni le forze politiche, per esempio, devono pubblicare sul proprio sito statuto e bilancio con la relazione della società di revisione e verbale di approvazione. Inoltre, era già possibile accedere all’elenco delle erogazioni sul sito del Parlamento. Con questa normativa, però, tutto diventa più accessibile. E gli obblighi si estendono.

Il provvedimento, infatti, estende per le tutte le forze politiche con almeno un eletto alla Camera - comprese quelle non iscritte al registro dei partiti “titolati” a ricevere il 2xmille - la pubblicazione sul proprio sito delle regole, tra l’altro, sulla selezione dei candidati e l’indicazione del titolare del simbolo.

Nuove regole che, se si fossero applicate in passato, avrebbero forse evitato o limitato gli scandali e le malversazioni di cui i partiti hanno dato dimostrazione. Da Luigi Lusi (ex tesoriere della Margherita condannato dalla Corte dei conti a risarcire un danno erariale da 22,8 milioni di euro) alla casa di Montecarlo di Gianfranco Fini fino al caso della Lega ai tempi di Umberto Bossi. L’ex leader del Carroccio è stato condannato lo scorso luglio a due anni e due mesi insieme all’ex tesoriere (quattro anni e dieci mesi) per la truffa al Parlamento per i rimborsi elettorali (nel frattempo aboliti dalla legge voluta dal governo Letta). Una gestione contabile, scrivono i giudici nelle loro motivazioni rese note ieri, «incredibile» e «caotica». Qualcosa che non dovrà accadere in futuro. In un futuro per ora molto lontano.

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