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Rossi: «Fare crescere imprese internazionalizzate per creare posti di…

convegno giovani imprenditori di Capri

Rossi: «Fare crescere imprese internazionalizzate per creare posti di lavoro per i giovani»

  • –dalla nostra inviata
Alessio Rossi
Alessio Rossi

«L’Italia è il 23° Paese del mondo per numero di abitanti, eppure la nostra è la quarta lingua più studiata al mondo. L’Italia occupa solo lo 0,2% della superficie delle terre emerse, eppure il nostro Paese è il primo per il numero di beni Unesco. L’Italia ha solo lo 0,6% di grandi imprese, eppure siamo la 7° potenza industriale del globo. È quando va “oltre” che l'Italia “piccola” diventa “grande”». Parte da qui l’intervento di Alessio Rossi, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria che ha aperto la 32° edizione del Convegno di Capri organizzato dai giovani di Confindustria. Export, internazionalizzazione, cambiamenti veloci, formazione e digitalizzazione, tocca numerose corde Rossi mettendo in evidenza i passi in avanti compiuti negli ultimi anni e sottolinenando per il prossimo Governo italiano i rischi e le esigenze delle imprese.

Con il piano straordinario del made in Italy mobilitati oltre 200 milioni l’anno
«Un esempio positivo - ha detto Rossi - sono le politiche di sostegno al made in Italy. Nel 2013, infatti, il budget complessivo che investivamo sulla promozione commerciale del Paese era 23 milioni di euro, una cifra pari al budget per le relazioni esterne di una grande azienda. Dal 2015 con il piano straordinario per il made in Italy abbiamo mobilitato oltre 200 milioni per anno, con un aumento importante della capacità operativa della nuova Ice, l'Italian Trade Agency, che è diventata più efficiente con invariati costi di finanziamento».

Oggi per Confindustria Giovani, 6500 imprese si sono fatte conoscere nelle 43 tappe dei roadshow per l'internazionalizzazione, altre 1790 hanno beneficiato dei voucher per i temporary export manager. «Una misura - precisa Rossi - cucita addosso alle Pmi che non si erano mai potute permettere queste figure a tempo pieno».E i risultati si vedono. Ad agosto le esportazioni sono aumentate dell’4,2% sul mese precedente, arrivando a quota 293 miliardi. 21 in più dello stesso periodo del 2016! E il peso dell'export è salito dal 26% del 2007 al 32% previsto nel 2018.

“Fare crescere imprese internazionalizzate significa, prima di tutto, creare posti di lavoro per i giovani”

Alessio Rossi, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria 

Creare posti di lavoro per i giovani
«Fare crescere imprese internazionalizzate significa, prima di tutto, creare posti di lavoro per i giovani», dice Rossi. «Sia per quelli italiani emigrati, addirittura 51 mila nell'ultimo anno, diplomati e laureati, un punto di PIL di capitale umano perso secondo il nostro Centro studi. Sia per quelli stranieri di talento, che vogliamo attrarre a lavorare nel nostro Paese». Portare l'Italia nel mondo secondo le tesi dei Giovani imprenditori , significa anche esportare prodotti e importare cervelli, anziché il contrario.

Non smontare il Jobs act
L'Ocse sostiene che con le riforme del mercato del lavoro e il taglio temporaneo dei contributi, siano stati creati 850 mila posti di lavoro, con una crescita di contratti a tempo indeterminato. «Per questo - dice Rossi - agli “appunti per la legislatura” chiediamo di aggiungere questo: non smontare la riforma del lavoro, ma invece completare gli interventi sulle politiche attive e le misure per favorire ulteriormente l'inserimento dei giovani, in particolare al Sud». Così come per Rossi, l'alternanza scuola lavoro è una grande sfida di modernità e il perno di una politica industriale.

Le imprese sono ancora troppo piccole
«Le imprese italiane sono ancora troppo piccole - dice Rossi - e guardano ancora troppo ai soli mercati limitrofi. Ma serve crescere, anche mettendosi in rete, per poter entrare nelle aree più complesse, a partire da Cina e Stati Uniti. Ci sono ampi margini per crescere in un mercato più grande, più complesso, più interconnesso>. Il nuovo piano per il made in Italy deve vedere l'Italia come un hub. Un luogo dove passano infinite opportunità. «Abbiamo bisogno di un paese che faccia sistema attorno a noi», aggiunge Alessio Rossi. «Ma siamo noi i primi a dove far sistema». Il settore agroalimentare italiano si articola in circa 2000 aziende il cui fatturato medio è di 30 milioni di euro.Se si unissero, sarebbero più grandi della Procter and Gamble.

Con università visionarie si creanio nuove professioni
La prima, è un collante per restringere i divari sociali. Come avanzare in questo campo? «Con nuovi Its e competence center, che preparino nuovi lavoratori. E poi, con università visionarie, che creino nuove professioni».

Investimenti esteri hanno un ruolo fondamentale per le crescita dell’Italia
«Gli investimenti esteri - dice Rossi - , che in un paese maturo sono soprattutto acquisizioni, hanno un ruolo fondamentale nella crescita dell'Italia. Il 23,9% della spesa in ricerca e sviluppo sostenuta dalle imprese in Italia proviene proprio dalle multinazionali. È questa la sinergia positiva che bisogna creare.Nel 2014 le multinazionali estere presenti in Italia erano circa 13.600 aziende, che hanno prodotto un aumento di 55 mila posti di lavoro. È ancora poco, lo 0,3 per cento del totale delle imprese. Ma produce il 17,8% del fatturato e occupa il 7,6% dei lavoratori». Rossi ha ricrordato che a Milano c'è la capitale mondiale per il microwave Global competence center di Huawei. In provincia di Bologna c'è il greenfield di Philipp Morris, «dove si realizzano prodotti innovativi senza la combustione del tabacco; un'innovazione che riposizionerà l'intero mercato del fumo. A Taranto c'è Ilva. Con il completamento dell'acquisto della cordata indo-italiana potremmo passare in soli 5 anni da una crisi che rischiava di cancellare un'impresa di 14 mila persone al rilancio del più grande impianto siderurgico d'Europa». Gli investimenti esteri in Italia in conclusione sono benvenuti.

Il prossimo anno l'Italia avrà un nuovo governo
«Ci piacerebbe - aggiunge il presidente dei Giovani di Confindustria - che quell’Esecutivo fosse in grado di rispondere a una domanda, la stessa a cui ha saputo dare una risposta la Cancelliera Angela Merkel in un'intervista in cui le veniva chiesto “quale Germania per i prossimi 30 anni e quali riforme per raggiungerla?”. Quale Italia vogliamo per i prossimi 30 anni abbiamo provato a dirlo oggi: un Paese industriale, competitivo verso l'esterno e coeso al suo interno. Per riuscirci non ci basterà solo ricordare che l'economia italiana è in ripresa; non ci basterà ribadire che il Pil, i posti di lavoro, la produzione industriale, le esportazioni sono in crescita».

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