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Tetto di spesa per il bonus formazione 4.0

legge di bilancio

Tetto di spesa per il bonus formazione 4.0

Il primato di misura più sofferta di questa legge di bilancio va di certo al credito d’imposta per la formazione in attività legate all”industry 4.0”. Dopo notevoli dubbi per l’impatto finanziario troppo elevato, sarebbe arrivato il via libera della Ragioneria dello Stato per l’inserimento nel testo che si sta definendo dopo l’approvazione del consiglio dei ministri «salvo intese».

Ma la versione finale del credito d’imposta, sulla quale esistono ancora un paio di opzioni di dettaglio, dovrebbe essere meno generosa rispetto alle prime bozze. Si ipotizza in queste ore di abbassare il credito d’imposta dal 50% al 40%, riducendo il tetto di beneficio massimo per singola impresa a 300mila euro (al massimo si dovrebbe arrivare a 500mila euro, comunque al di sotto della soglia di 1 milione immaginata). Per garantire le coperture il ministero dello Sviluppo economico avrebbe deciso di “sacrificare” una parte della dote inizialmente prevista per il rifinanziamento della misura di sostegno ai macchinari nota come “Nuova Sabatini”.

Il meccanismo del “rubinetto”
Il calcolo del credito d’imposta, che sarà usufruibile per il 2018-2020, dovrebbe applicarsi a tutta la spesa effettuata nell’anno dalle aziende e non solo all’incremento rispetto al triennio 2015-2017. Ma per lasciare in vita questo sistema, l’amministrazione finanziaria potrebbe essere costretta a ricorrere al cosiddetto meccanismo del “rubinetto” (sul punto lo Sviluppo è però contrario). In altre parole, l’accesso al credito d’imposta si chiuderebbe una volta che si esauriscono le risorse a disposizione: al momento si parla al massimo di 250 milioni. Gli esclusi sarebbero comunque in lista d’attesa per essere riammessi una volta rifinanziato lo strumento. Per quanto riguarda le caratteristiche del credito di imposta, si applicherà al costo orario del personale impiegato in attività di formazione collegata ai settori dell’”industry 4.0”, ad esempio cybersicurezza, realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, manifattura additiva.

Nelle ultime bozze la manovra introdurrebbe anche l’equo compenso per gli avvocati (ma il presidente della commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi e gli ordini professionali premono per estenderlo alle professioni) e, come anticipato ieri dal premier Paolo Gentiloni, potrebbe assorbire nel corso dell’esame parlamentare le misure sulla «web tax». Novità in arrivo per i lavoratori delle imprese in crisi: l’assegno di ricollocazione è anticipato, può essere percepito quando si è in cassa integrazione straordinaria (e non dopo il licenziamento, come accade adesso). Dovranno stipulare un accordo di risoluzione consensuale con l’azienda ed avranno l’assegno dall’Anpal da utilizzare per l’assistenza nella ricerca di un nuovo lavoro, un servizio svolto dai centri per l’impiego o le agenzie private accreditate, per una durata pari a quello della Cigs (non inferiore ai 6 mesi e prorogabile di 12 mesi). Il lavoratore che accetta l’offerta di un contratto con una nuova impresa avrà l’incentivo all’esodo fino a nove mensilità del tutto esentasse. Lo stesso lavoratore avrà diritto ad un contributo pari al 50% della Cigs che gli sarebbe stata corrisposta. E porterà in “dote” alla nuova impresa lo sgravio contributivo del 50% (con esclusione dei premi e contributi Inail) entro un tetto di 4.030 euro su base annua, per 18 mesi (se l’assunzione è a tempo indeterminato) e di 12 mesi (se a tempo determinato).

I vantaggi per i lavoratori
La Uil ha calcolato per i lavoratori vantaggi da un minimo di 3.585 euro (per 6 mesi residui di Cigs) a 14mila euro (per 24 mesi residui). Per la nuova azienda che assume a tempo indeterminato, con lo sgravio del 50% su uno stipendio di 24mila euro, il vantaggio economico sarebbe di 5.559 euro in 18 mesi. Infine, per i licenziamenti collettivi l’aliquota a carico delle imprese per ciascun lavoratore licenziato si prevede raddoppi all’82%, dagli attuali 1.500 a 3mila euro.

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