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Bono (Fincantieri): «Su Stx France accordo migliore del precedente, l’Italia recuperi coesione»

Giuseppe Bono, ad Fincantieri, e Guido Gentili, il direttore de Il Sole 24 Ore
Giuseppe Bono, ad Fincantieri, e Guido Gentili, il direttore de Il Sole 24 Ore

CAPRI. Il primo commento lo rivolge alla partita appena chiusa e all'acquisizione di Stx France di cui la sua società arriverà a controllare, a valle del closing, il 51%. «L'accordo che abbiamo raggiunto è migliore del precedente (quello sottoscritto sotto la presidenza Hollande e poi rimesso in discussione dal suo successore Emmanuel Macron, ndr)». Ma il numero uno di Fincantieri, Giuseppe Bono, approfitta della platea dei Giovani Imprenditori di Confindustria e delle sollecitazioni del direttore del Sole 24 Ore, Guido Gentili, per ribadire che il maggiore beneficio è legato all'intesa sul militare e all'avvio di quel consolidamento dell'industria europea di cui il top manager calabrese è un convinto sostenitore fin dalla prima ora.

«Noi abbiamo cominciato questo discorso tre anni fa - spiega il numero uno di Fincantieri - nell'ottica di un consolidamento industriale europeo di cui però nessuno parla». Il tema, secondo Bono, è che più campioni industriali si costruiranno nel Vecchio Continente, maggiore sarà la capacità di competere. «Quest'accordo - continua - dovrebbe mettere insieme anche le competenze militari. Noi siamo più piccoli di loro, che dispongono anche dei sommergibili convenzionali e nucleari, come pure delle portaerei nucleari. È una società estremamente importante», precisa ancora l'ad con riferimento a Naval Group, l'azienda francese della difesa controllata dallo Stato, che dovrà entrare nel capitale di Stx France e che, soprattutto, dovrà costruire con Fincantieri l'asse sulle navi militari. «Riteniamo di avere delle eccellenze anche in quel campo lì - prosegue Bono - anche perché, su alcuni programmi comuni come le fregate Fremm, la nave costruita in Italia è stata preferita nel mondo a quella costruita in Francia».

Il ceo si gode il risultato, insomma. E, nel ripercorrere la lunga trattativa sui cantieri di Saint-Nazaire, sottolinea di non aver mai avuto particolari timori sull'esito positivo del negoziato. «Non sono mai stato preoccupato, sapevo che c'era particolare attenzione soprattutto territoriale, ma è quello che accade anche in Italia per i nostri cantieri». Perché, rimarca con forza l'ad di Fincantieri, c'è sempre un legame molto stretto tra certe realtà industriali e il paese. Cita i casi di Monfalcone e Marghera, senza le quali, avverte, «non ci sarebbe certo stato il miracolo del Nord-est».

Poi allarga lo sguardo sull'Italia e torna a battere su un tasto a lui molto caro, quello della formazione. «Trovare un saldatore italiano è quasi impossibile ormai perché abbiamo perso quasi tutte le scuole professionali che formavano questi giovani». E l'applauso della sala lo interrompe come pure quando evidenzia che il paese «deve recuperare un'identità nazionale perché un paese che ne è privo non è coeso e un paese non coeso in un mondo ormai globalizzato non ha possibilità di competere».

E, per farlo, aggiunge Bono, non può prescindere dal riconoscere il merito e l'iniziativa di chi vuole produrre ricchezza. «Diamo il merito a chi ha il merito e diamo la possibilità a chi vuole produrre ricchezza di operare», scandisce Bono. Che auspica anche il superamento della parcellizzazione delle aziende («dobbiamo procedere a delle aggregazioni per fare massa critica», dice) e lancia un ultimo, importante, messaggio. «Dobbiamo creare una classe dirigente per il paese perché non ce l'abbiamo, lavoriamo anche per questo».

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