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Il caso Milano: meno voti che nel resto del territorio. La «doppia» posizione del Pd

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In Lombardia si vota più nei piccoli capoluoghi e in provincia piuttosto che a Milano. Questo l'andamento del referendum per l'autonomia locale, promosso in Lombardia e in Veneto. Un dato che alla fine è in linea con l'andamento delle consultazioni politiche, se si pensa che la Lega Nord, promotrice dell'iniziativa, a Milano non supera il 15%.

Il dato ufficioso delle ore 19 e 30, con calcolo parziale, dava il capoluogo lombardo intorno al 20-25%, in miglioramento comunque rispetto alle aspettative di questa mattina, quando la percentuale superava di poco l'8 %, la più bassa del territorio regionale.

Uno dei Comuni dove il risultato è stato migliore è Bergamo, dove probabilmente ha fatto da traino anche la campagna del sindaco di centrosinistra Giorgio Gori, futuro candidato alle regionali contro Roberto Maroni, che con questo referendum avvia di fatto la sua campagna elettorale.
“ I dati sono molto contrastanti fra loro - dice il coordinatore del referendum in Lombardia Gianni Fava (Lega) - per esempio nella Bergamasca ci sono molti Comuni dove si è superato il 50%. Molto pesano le sezioni milanesi, in controtendenza rispetto al dato complessivo”.

La doppia scelta del PD: gli amministratori contro la segreteria

Proprio le scelte del centrosinistra rispetto a questa consultazione elettorale, soprattutto a Milano, mettono in luce una posizione non omogeneo nel Pd. Basti pensare che il sindaco Giuseppe Sala, di area Pd, si è dichiarato a favore del referendum ma oggi non è andato a votare perché assente, impegnato in un summit a Parigi. Da qui le frasi polemiche di Maroni (”poteva fare uno sforzo, come fatto simbolico”).

In effetti la posizione del primo cittadino milanese è stata disallineata a quella della segreteria nazionale del Pd, che ha criticato la scelta di andare alle urne. Poi però non si è presentato alle urne. Un modo forse per mettere in luce le difficoltà delle amministrazioni locali, che combattono ogni giorno con il problema delle risorse da inviare a Roma nonostante le necessità delle proprie città, ma senza esporsi troppo in prima linea.

Va registrato che il Pd ha avuto di fronte a questa iniziativa due livelli, quella degli amministratori e quella degli esponenti del partito.

In Lombardia Sala non è stato il solo sostenitore, perché 7 sindaci si sono schierati a favore del Sì.

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