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Roberti: legalizzare la cannabis per sconfiggere i clan

al congresso anm

Roberti: legalizzare la cannabis per sconfiggere i clan

Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti
Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti

«Abbiamo chiesto al Parlamento e al Governo una scelta che non si può eludere: o si mettono in campo tutte le risorse per combattere il traffico di droghe leggere, o diamo allo Stato il monopolio della produzione e vendita delle droghe leggere, senza per questo far venir meno il disvalore morale di chi le usa. Ma l'obiettivo dello stato di diritto è quello di sconfiggere i poteri criminali e non quello di conviverci». Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia
Franco Roberti intervenendo alla terza e ultima giornata del 33/o Congresso dell'Anm.

Gratteri, legalizzarla non risolverebbe
Parere opposto quello del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, intervenendo al Congresso dell'Anm. «Si continua erroneamente a parlare di droghe leggere e pesanti quando ormai anche quelle leggere sono geneticamente modificate, e non sono quindi leggere. Anche il traffico di cannabis si può e si deve contrastare con un impegno serio, la legalizzazione non risolverebbe il problema perché i ragazzini non hanno i soldi per comprarla in farmacia a 10-12 euro al grammo e rimarrebbero clienti del crimine organizzato che la vende a meno».

Palamara (Anm): «Autonomia del pm in leale collaborazione col capo della Procura»
«L'autonomia del pm non può essere assolutamente lesa - ha detto il consigliere togato di Unicost, Luca Palamara - ma l'attività dei sostituti deve ispirarsi al principio della leale collaborazione con il capo della Procura. La linea della circolare sulle Procure sulla quale sta lavorando il Csm deve essere quella della gestione condivisa: dobbiamo lasciarci alle spalle il modello del procuratore capo autoritario ma anche il modello dei pm che agiscono all'insaputa del loro capo. Servono procuratori capo autorevoli che siano un punto di riferimento per i sostituti». Palamara ha parlato anche del tema dell'accesso agli incarichi dirigenziali dopo le polemiche sul carrierismo dei giudici, “male” del quale ha parlato il leader dell'Anm, Eugenio Albamonte. «Se riteniamo che il procuratore capo più autorevole sia il magistrato più anziano, ritorniamo a uno schema che la magistratura da anni non ha più voluto, la cortina dell'anzianità ci fa tornare indietro non di decenni ma di secoli. Un cinquantenne può guidare egregiamente una procura, così come può fare il presidente degli Stati Uniti».

Albamonte: sui femminicidi serve specializzazione degli uffici giudiziari
Il presidente dell'Anm, Eugenio Albamonte, ha commentato al Giornale Radio Rai l'intervista al Corriere del presidente del Senato Pietro Grasso sul tema della violenza di genere, in cui invita il Csm a intervenire se ci sono omissioni dei magistrati dopo le denunce delle donne. «C'è ovviamente una parte del problema che riguarda la grande massa di affari giudiziari che noi abbiamo. Non sempre è facile distinguere quelli che presentano una maggiore emergenza. Il consiglio già in passato ha dato una serie di indicazioni a favore della specializzazione degli uffici giudiziari», ha sottolineato Albamonte. «È necessario - ha detto - un forte raccordo con le articolazioni intorno alla magistratura, con le forze dell'ordine, ma anche con l'avvocatura, i centri antiviolenza e con tutte le strutture che, anche a livello di amministrazioni locali, affiancano le vittime».

Sangermano: sui temi sensibili la magistratura è obbligata a un ruolo di supplenza
Il vicepresidente dell'Anm Antonio Sangermano, parlando a margine del Congresso sui temi come fine vita e stepchild adoption, ha sottolineato come in mancanza di leggi specifiche, «la magistratura è obbligata a un ruolo di supplenza proprio per la mancanza di leggi di normativa primaria su certi temi etici e non può disconoscere l'esigenza di tutela dei diritti che deve avvenire nel quadro dei valori costituzionali». Da parte della magistratura associata, ha sottolineato Sangermano, «non c'è alcuna ingerenza, su scelte che spettano alla politica, ma vogliamo evidenziare le criticità con un dibattito pluralista senza mettere in mora nessuno».

Albano: servono regole per evitare vuoti di tutela
Silvia Albano, componente della giunta dell'Anm e giudice a Roma dove si è occupata del caso dello scambio di embrioni all'ospedale Pertini ha chiesto regole: «Abbiamo una delle Costituzioni più belle del mondo e Carte sovranazionali che ci indicano quale strada seguire nelle nostre decisioni, regole perché possono crearsi dei vuoti di tutela o esserci decisioni non omogenee. Non vogliamo un ruolo di supplenza della politica ma ci troviamo a subirlo: se arriva una domanda da parte del cittadino, noi magistrati dobbiamo dare delle risposte».

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