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M5S e Girotondi, mondi affini ma distanti

MANIFESTAZIONI A CONFRONTO

M5S e Girotondi, mondi affini ma distanti

(Fotogramma)
(Fotogramma)

«Arrendetevi, siete circondati!» intimava ai partiti dal palco di piazza Duomo a Milano Beppe Grillo in chiusura di campagna elettorale per le politiche del 2013, quelle che portarono il Movimento 5 Stelle in Parlamento. Ultimatum che riecheggia nell’appello lanciato alcuni giorni fa dal comico genovese quando ha annunciato la manifestazione di questo pomeriggio contro la legge elettorale e per la legge sui vitalizi: «Dobbiamo essere in migliaia ad “accerchiare” il Senato». In quelle parole c’è, però, anche la memoria di un altro fenomeno e di un’altra epoca, non si sa se intenzionalmente richiamate: i girotondi che proprio con i “cordoni legalitari” intorno alle istituzioni fecero la loro fortuna, per la verità più mediatica che politica. Stesso gesto, valenza opposta: Grillo vorrebbe circondare il Palazzo dove si sono asserragliati i nemici (benché lì dentro lavorino ormai anche gli esponenti del suo movimento e, infatti, il Parlamento non viene più definito «postribolo» come nei comizi di alcuni anni fa); con i loro gesti i girotondini volevano invece schierarsi per salvaguardare i simboli della legalità violata.

L’accostamento fa venire in mente come un anniversario sia passato senza celebrazioni: proprio 15 anni fa (era il gennaio 2002) a Firenze, con una marcia di docenti dall’ateneo al palazzo di giustizia, con alla guida Francesco Pardi (detto “Pancho”), nasceva un movimento che esprimeva l’insoddisfazione di una parte della sinistra all’opposizione condotta dai partiti al governo Berlusconi. L’idea del girotondo arrivò due giorni dopo (il 26 gennaio), quando a Milano i manifestanti (c’erano tra gli altri Gino Strada e Roberto Vecchioni) si schierarono a difesa del Tribunale di Milano. Stessa scenografia il mese dopo a Roma: stavolta intorno al Palazzo di giustizia della capitale si ritrovano anche musicisti, attori e registi. Su tutti spicca Nanni Moretti che due settimane prima era salito sul palco della manifestazione a piazza Navona per una rampogna ai “burocrati dei partiti” passata alla storia: «Il problema del centosinistra è che per vincere bisogna saltare due, tre, quattro generazioni!». Il vero atto di nascita del fenomeno.

Anche il simbolico «assedio» al Senato di M5S (in realtà al Pantheon) non è una prima assoluta. Sempre nell’«anno magico», a luglio, i girotondini presidiarono Palazzo Madama durante la discussione sul ddl Cerami. E proprio dal palco montato per l’occasione su cui si susseguivano gli interventi, Moretti annunciò la «grande manifestazione nazionale per la giustizia» a piazza San Giovanni per il 14 settembre. Evento cui presero parte anche gli allora leader dell’Ulivo, strapazzati solo qualche mese dal regista romano, e che segna un po’ l’apogeo della storia girotondina.

Da allora il tracciato è più difficile da ricostruire. Complicato anche capire se tra “girotondi” e M5S possa esserci una qualche parentela. A sentire i protagonisti la risposta è negativa. Almeno così la pensa Grillo che da Bologna alla V-Day riservò a Moretti un trattamento dei suoi. «Uno pompato da giornali e tivù - disse -. Finito l’assedio televisivo, è finito il movimento. Noi siamo un fenomeno diverso, noi nasciamo dalla Rete!». Lo storico Paul Ginsborg, “padre nobile” dei Girotondi, è invece pronto a riconoscere ai 5Stelle di essere « all’avanguardia su alcuni temi, come la legge bavaglio». Ma aggiunge: «La debolezza sta nella figura di Grillo leader non eletto, nella selezione discutibile dei candidati, nel personalismo».

Piazza Navona torna comunque utile come luogo-chiave quando si tratta di individuare possibili incroci. Lì nel 2008 si danno appuntamento per il “No Cav day” tutti quelli che ancora una volta chiedono un’opposizione senza quartiere a Silvio Berlusconi (nel frattempo tornato a Palazzo Chigi e ribattezzato “Caimano” dal titolo del film di Nanni Moretti, ancora lui) e, di nuovo, ai provvedimenti del Cavaliere sulla giustizia. C’è Antonio Di Pietro e c’è “Pancho” Pardi, da professore diventato senatore con l’Italia dei valori dell’ex pm di Mani pulite. Grillo, già lanciato sulla strada politica verso quello che l’anno dopo sarebbe diventato il Movimento 5 Stelle, interviene con una telefonata che - insieme agli insulti di Sabina Guzzanti a Mara Carfagna e papa Ratzinger - fa rovesciare sull’evento una pioggia di critiche e prese di distanza. L’obiettivo prediletto era già il capo dello Stato Giorgio Napolitano «un Morfeo che sonnecchia, ma poi firma provvedimenti per la banda dei quattro. Io Pertini, Ciampi o Scalfaro non me li immagino a firmare cose del genere...» attaccò Grillo riferendosi al lodo Alfano che garantiva l’immunità per le prime quattro cariche dello Stato.

Oggi il Movimento 5 Stelle si ritroverà con i suoi sostenitori fuori dal Senato per dare battaglia sulla legge elettorale, imposta al Parlamento con il ricorso del governo a ben cinque fiducie. Un punto, quest’ultimo, sul quale si ritrova una convergenza con quanto sostenuto dentro l’Aula da un presidente emerito della Repubblica: Giorgio Napolitano.

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