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Gentiloni: Governo disposto a fare passi avanti su autonomia

dopo il REFERENDUM in lombardia e veneto

Gentiloni: Governo disposto a fare passi avanti su autonomia

«Guardo con interesse, rispetto, disponibilità alla discussione aperta dai referendum sul tema dell'autonomia. Sono disposto a fare dei passi in avanti». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, oggi a Marghera (Venezia) all’indomani del referendum sull'autonomia regionale della Lombardia e del Veneto. «Il Governo è pronto a un confronto di merito con le regioni su queste funzioni - ha detto Gentiloni - per avere regioni più efficienti. E questo è possibile anzi è probabile». Il premier si è detto pronto a portare avanti una discussione «nei limiti fissati dalle leggi e dalla Costituzione». «Si discute di come far funzionare meglio l'Italia - ha puntualizzato -. Il governo su questo ha la massima apertura ed è aperto al confronto»

Parole commentate positivamente dal presidente del Veneto: «Leggo in positivo le parole del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni - ha detto - Luca Zaia -. Non mancheremo di fare la nostra proposta nell'alveo della Costituzione, che parla non solo di competenze e di federalismo fiscale, ma anche delle modalità della trattativa».

Maroni: si parte per vincere, non per pareggiare
Il governatore della Lombardia Roberto Maroni intanto ha annunciato oggi l’obiettivo di far partire il confronto con Palazzo Chigi sui temi del referendum sull'autonomia nel giro di «due, tre settimane», costruendo «in squadra» un progetto dettagliato per la Regione. E ha spiegato così la sua strategia: «Come Consiglio regionale metteremo a punto una piattaforma rivendicativa per ottenere più competenze e più risorse su tutte le 23 competenze previste. Partirò chiedendo di discutere su tutte». «È il fischio di inizio, è una partita difficile e la faccio per vincere, non per pareggiare» ha rilanciato poi Maroni nel pomeriggio nella sua informativa al Consiglio regionale dopo il referendum. Maroni ha ribadito di voler chiudere la trattativa col Governo «entro la legislatura»

«Chiesto a Bonaccini di trattare insieme»
Il governatore lombardo ha sentito oggi il governatore dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, che ha avviato un tavolo di trattativa con il governo per l'autonomia. «Gli ho chiesto - ha annunciato Maroni - la disponibilità a unificare i due tavoli. Lui ha detto che ne parlerà con il sottosegretario Bressa». Mentre a proposito della posizione di Matteo Renzi sull’esito del referendum («Il risultato in Lombardia e, soprattutto in Veneto non va minimizzato. Il messaggio è serio») ha parlato di «ravvedimento operoso» del segretario dem. Da registrare però anche la presa di distanza di Maroni dal governatore Luca Zaia, dopo la richiesta avanzata da quest’ultimo di far diventare il Veneto una regione a statuto speciale. «Zaia mi ha un po' spiazzato - ha detto Maroni in un’intervista a Repubblica - non era concordata questa mossa, è stata fatta a mia insaputa». E ancora: «È indubbio che ora c'è un problema all'interno della Lega. E un altro con il governo». Adesso, ha osservato ancora «è difficile fare una battaglia insieme».

Stamattina la parziale retromarcia: «Io non critico Zaia - ha precisato il governatore lombardo - lo sostengo sempre pienamente. So che oggi su Repubblica c'è una dichiarazione che è una forzatura, perché ho solo detto che per noi la strada è diversa. Vediamo se riusciamo a fare una trattativa comune con Zaia perché il governo ha già detto che non è disponibile a discutere con lui sullo statuto speciale». Poi l’annuncio dell’obiettivo di far partire il confronto con Palazzo Chigi sui temi del referendum sull'autonomia nel giro di «due, tre settimane», costruendo «in squadra» un progetto dettagliato per la Regione.

Bressa: noi pronti, si può chiudere intesa
Sempre a Radio Anch’io il sottosegretario agli Affari regionali, Gianclaudio Bressa, ha affermato che quella del governatore del Veneto, Luca Zaia, per lo Statuto speciale «è una proposta che va contro l’unità e l’indivisibilità del Paese». «Non è una proposta catalana - ha aggiunto Bressa - ma una proposta che la Corte Costituzionale ha bocciato, e Zaia lo sa». «Il problema dei tempi non è nostro - ha aggiunto Bressa all’Ansa - noi siamo pronti a trattare anche da domani, oggi c'e' il primo incontro con l'Emilia Romagna, dipende poi dalle proposte che fanno loro. Dobbiamo avere una legge approvata o deliberata
dalla Regione, la Lombardia e il Veneto non l'hanno. Nel momento in cui lo fanno siamo disponibili da subito. Potremmo chiudere le procedure per l'intesa con tutte queste regioni, l'Emilia è più avanti e iniziamo oggi nel merito»

Sala (Pd): Zaia fa un discorso pericolosissimo
Sull’esito del referendum per l’autonomia della Lombardia e del Veneto «la cosa positiva è che Maroni ha preso le distanze da Zaia, che secondo me sta facendo un discorso pericolosissimo» ha detto invece il sindaco Pd di Milano, Giuseppe Sala, commentando l’esito della consultazione referendaria che si è tenuta domenica nelle due Regioni.

Le 23 materie trasferibili
Le materie trasferibili alle regioni sono 23, secondo l'articolo 116 della Costituzione. Tre sono di competenza esclusiva dello Stato (giustizia di pace,istruzione e tutela dell'ambiente e dei beni culturali) e 20 concorrenti (tra cui spiccano il coordinamento della finanza pubblica e il tributario). Su queste materie fa leva il governo, stoppando con decisione qualsiasi possibilità che riguardi lo statuto speciale. Messaggio fatto pervenire ai governatori sia da ministri come Maurizio Martina che da Palazzo Chigi. Anche se il premier Paolo Gentiloni non ha mai chiuso alla possibilità di una trattativa veloce su tutto il resto. Tanto da far vacillare il governatore Veneto che, dopo aver messo sul piatto lo statuto speciale, ha abbozzato una marcia indietro per ritornare sui binari dell'articolo 116.

Il «falso problema» del residuo fiscale
Il «residuo fiscale», cioè la differenza fra le tasse che i cittadini di un territorio versano e la spesa pubblica che ricevono sotto forma di servizi, è stato al centro della campagna referendaria. La macchina avviata dai referendum, o dalla richiesta dell'Emilia Romagna che non è passata dal voto consultivo, non è però destinata ad alleggerirlo. Con l'autonomia differenziata i territori possono chiedere più funzioni, insieme alle risorse necessarie per finanziarle, ma il dare-avere fra tasse e spesa pubblica non viene modificato in modo diretto.

Salvini: statuto speciale? Vediamo... pronti ad altri referendum
Sullo statuto speciale al Veneto lo stesso leader della Lega Matteo Salvini è cauto. «Ci sono due milioni e mezzo di veneti che hanno dato mandato per trattare autonomia. Poi quanta autonomia deve arrivare... da persone serie si discute», ha detto il segretario della Lega, parlando a Radio Anch'io. «C'è una sola Lega che dà speranza a 60 milioni di cittadini italiani» ha detto negando divisioni all’interno del Carroccio. E ha annunciato altri referendum sull’autonomia. «Abbiamo permesso a milioni di persone di votare in maniera pacifica e ordinata - ha spiegato - e già ci stanno chiamando e stiamo lavorando per la Puglia, il Piemonte, l'Abruzzo e l'Emilia Romagna. Voglio una politica che spende meno e meglio».

Maroni: spiazzato da Zaia su statuto specialeVeneto
Anche il governatore della Lombardia Roberto Maroni frena sulla richiesta del Veneto di diventare una regione a statuto speciale. «Zaia mi ha un po' spiazzato, non era concordata questa mossa, è stata fatta a mia insaputa» ha detto Maroni. Quanto al perché di questa iniziativa, «francamente non lo so, se per vicende interne alla Lega o per mostrare i muscoli. Però ogni risposta è lecita perché è indubbio che ora c'è un problema all'interno della Lega. E un altro con il governo» ha detto il presidente della Regione Lombardia in un'intervista a Repubblica. Per Maroni la scelta di Zaia è sbagliata. Adesso, ha osservato, «è difficile fare una battaglia insieme».

«Non critico Zaia, lo sostengo»
Salvo poi puntualizzare: «Io non critico Zaia, lo sostengo sempre pienamente. So che oggi su Repubblica c'è una dichiarazione che è una forzatura, perché
ho solo detto che per noi la strada è diversa. Il nostro quesito non prevede lo statuto speciale, quindi anche volendo io non posso. Rispetto le scelte di Zaia e lo sosterrò in questa sua iniziativa perché è giusto che lui decida». E ancora:
«Vediamo se riusciamo a fare una trattativa comune con Zaia perché il governo ha già detto che non è disponibile a discutere con lui sullo statuto speciale».


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