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Veneto Banca, Pignatone: operazioni «baciate» per almeno 350…

audizione in commissione banche

Veneto Banca, Pignatone: operazioni «baciate» per almeno 350 milioni

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Giuseppe Pignatone e Pierferdinando Casini (Space24)
Giuseppe Pignatone e Pierferdinando Casini (Space24)

I diritti dei risparmiatori di Veneto Banca «potranno essere tutelati nel processo penale a Roma , dove si potranno costituire parte civile nel processo che sta per iniziare». Lo afferma il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, in audizione alla commissione d'inchiesta sulle banche, parlando del procedimento che indaga sull'istituto di credito per i reati di ostacolo all'attività di vigilanza e aggiotaggio. Pignatone ha riferito che nel corso dell'indagine la procura ha individuato finanziamenti "baciati" «per non meno di 350 milioni».

Pignatone ha rilevato come, ai fini dell'inchiesta romana, rilevi non il fatto che le operazioni 'baciate' abbiamo generato o meno sofferenze, ma che siano state nascoste alla Banca d'Italia. I prestiti infatti avrebbero determinato una riduzione del patrimonio dell'istituto di credito, nascosta dagli ex vertici (11 gli indagati) all'autorità di vigilanza. I finanziamenti concessi dalla banca ai clienti per l'acquisto di azioni e obbligazioni della stessa Veneto Banca sono stati accertati «non solo leggendo i verbali ispettivi della Banca d'Italia ma anche con le nostre indagini e le intercettazioni» ha spiegato Pignatone, che hanno permesso di spostare molti finanziamenti apparentemente ordinari sotto la colonna dei 'baciati'. A fine giugno la procura ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per gli ex vertici di Veneto Banca ed altri nove tra funzionari e clienti dell'istituto veneto.

Secretata parte dell'audizione
Pignatone ha ricordato come siano stati trasmessi alla Procura di Treviso (che ha competenza sui reati gestionali) «numerosissimi procedimenti a seguito di denunce di risparmiatori dove si ipotizzerebbe, il condizionale è d'obbligo, il reato di truffa». Riferendo delle indagini in corso su Veneto Banca, il procuratore ha chiesto al Presidente della commissione, Pierferdinando Casini, di riferire in segreto alcuni sviluppi e l'audizione è proseguita "a porte chiuse" per alcuni minuti. L

«Veneto banca, valutiamo esposto D'Aguì»
Pignatone ha quindi affermato che la Procura di Roma ha «in corso di valutazione» gli esposti dell'ex manager di Banca Intermobiliare Pietro D'Aguì nell'ambito della vicenda di Veneto Banca, nel quale si chiama in causa la mancata vigilanza della Banca d'Italia. Secondo Pignatone l'ex ad Vincenzo Consoli «ha riferito che Bankitalia era a conoscenza dei meccanismi gestionali, non formalizzando però una denuncia e la Procura non ha ritenuto ravvisare profili di rilevanza penale». Da parte di D'Aguì invece è stata «presentata una denuncia per l' operato della Banca d'Italia». La Procura ha chiesto e ottenuto documentazione dalla Banca d'Italia, ha spiegato Pignatone, e ha aperto un fascicolo 'modello 45' (cioè senza indagati e ipotesi reato) e «contiamo di chiudere presto», ha assicurato il procuratore. Pignatone ha poi rivelato che un secondo esposto è stato presentato da D'Agui due giorni fa e «prontamente comunicato ai giornali» dall'interessato. Sul secondo esposto la Procura conta di dare una valutazione al piu' presto. L'ex top manager è tra gli undici imputati del processo per l'ostacolo alla vigilanza e l'aggiotaggio assieme agli ex vertici di Veneto Banca Vincenzo Consoli (a.d.) e Flavio Trinca.

“Sui reati finanziari sarebbe estremamente opportuno provvedere a una modifica per assegnare tali competenze alle procure di distretto”

Giuseppe Pignatone, procuratore di Roma 

«Noi cerchiamo responsabilità personali»
Sottolineando la differenza di lavoro fra la procura e la commissione banche, Pignatone ha detto che «la Procura di Roma è costretta a cercare responsabilità personali e questo spiega i limiti obbligati ma involontari delle nostre risposte». Pignatone rispondeva al senatore Bruno Tabacci il quale aveva sottolineato come fosse errato «personalizzare le responsabilità dicendo sei stato tu». Secondo Tabacci «la mala gestione non esclude la cattura di controllori (Gdf, procura e Bankitalia): basterebbe guardare la composizione dei cda della capogruppo e delle controllate Veneto Banca e Vicenza. La trafila di incarichi professionali, le assunzioni e i prestiti e poi il meccanismo del voto capitario dove ognuno pensava essere parte della ricchezza».

«Su reati finanziari competenza a procure di distretto»
Secondo il procuratore di Roma sui reati finanziari «sarebbe estremamente opportuno provvedere ad una modifica delle competenze delle Procure» per assegnare tali «competenze alle procure di distretto». Nel corso dell'audizione Pignatone ha rilevato come «si tratti di indagini che richiedono una estrema specializzazione dei magistrati che se ne occupano» e che anche «un piccolo nucleo tributario difficilmente ha capacità tecniche e risorse per indagini di questo genere». Una difficoltà che si estende anche al «dibattimento di un piccolo tribunale».

Le domande dei commissari concentrate su operato Bankitalia
È stato il verbale ispettivo della Banca d'Italia su Veneto Banca del 2013 al centro delle domande rivolte dai commissari a Pignatone durante l'audizione di oggi. Nel verbale dell'ispezione che diede il primo impulso alle indagini della Procura di Treviso, poi girate a Roma per la competenza sull'ostacolo alla Vigilanza, c'era un'indicazione della supervalutazione delle azioni dell'istituto popolare? La Banca d'Italia nel documento contestava le anomalie dei finanziamenti 'baciati'? Pignatone, coadiuvato nelle risposte dal procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e dal sostituto Stefano Pesci, nella parte pubblica dell'audizione, ha chiarito che il verbale di via Nazionale conteneva tutte queste indicazioni. Ad una domanda di Giorgia Meloni su eventuali 'porte girevoli' di funzionari della Banca d'Italia verso l'assunzione in Veneto Banca ha risposto con un «non mi pare».

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