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Crollano le collaborazioni (e crescono i contratti a termine)

I DATI INPS: Effetto Jobs act

Crollano le collaborazioni (e crescono i contratti a termine)

Il giro di vite sulle false collaborazioni e partite Iva “fasulle” operato dal Jobs act sta piano piano ridisegnando i confini del lavoro parasubordinato: nel 2016, nei fatti il primo anno di applicazione delle nuove regole, il numero di collaboratori, che versano i contributi alla gestione separata Inps, è letteralmente crollato a quota 917.525 (-17,5%, pari cioè a meno 194.159 unità, rispetto a 1.111.684 del 2015). Rispetto al 2012, vale a dire dalla legge Fornero, che comunque ha varato una primissima stretta per contrastare il lavoro non subordinato irregolare, al 2016 la riduzione è di 509mila collaboratori (-35,7 per cento).

Una fetta di queste persone è probabilmente transitata nei contratti a termine, che specie nell’ultimo anno sono cresciuti a doppia cifra. Per quanto riguarda invece i professionisti, iscritti sempre alla gestione separata Inps, c’è una leggera crescita: si passa infatti dai 323.172 del 2015 ai 326.938 del 2016 (+1,2 per cento).

La stragrande maggioranza dei 971.525 collaboratori, targati Inps, è mono-committente (822.257); tre o più committenti sono appena 19.508. Al netto di amministratori/sindaci di società, la fetta più consistente sono i collaboratori a progetto (174.035), seguiti dai dottorati di ricerca (51.665) e medici in formazione specialistica (34.376).

Le collaborazioni con le nuove regole Jobs act (Dlgs 81 del 2015) sono 48.671. Un collaboratore a progetto ha un reddito medio annuo di poco più di 10mila euro; si scende a circa 6mila euro per un collaboratore occasionale.

L’Osservatorio dell’Inps ha fornito poi i dati sulle pensioni: lo scorso anno il 39,1% dei pensionati, pari a quasi 6,3 milioni di individui, ha un reddito da pensione sotto i mille euro al mese. Una percentuale in leggera discesa rispetto al 39,6% del 2015, anche per la possibilità di cumulo di più trattamenti pensionistici, spiega l’Istituto guidato da Tito Boeri. Il 38,4% dei pensionati percepisce redditi mensili tra i mille e i 2mila euro. Con più di 2mila euro al mese ci sono oltre 3,6 milioni di pensionati, con importi che pesano per il 35,7% sulla spesa pensionistica complessiva.

Sempre in tema pensioni, c’è stato ieri un incontro tra Cgil, Cisl e Uil e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e il numero uno dell’Inps Boeri. I dati della scorsa settimana sull’Ape sociale (solo 20.957 istanze accolte su un totale di 65.972), spiegano i sindacati, hanno reso urgente un confronto, anche sul tema della pensione anticipata. Poletti e Boeri hanno aperto una semplificazione delle procedure; e si sono impegnati, riferiscono ancora i sindacati, a procedere alle rettifiche amministrative o normative necessarie ad applicare correttamente questi strumenti.

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