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Manovra in Senato dal 31 ottobre. Testo al Quirinale nel fine settimana

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Manovra in Senato dal 31 ottobre. Testo al Quirinale nel fine settimana

La sessione di bilancio si aprirà al Senato a partire da martedì prossimo. Con uno slittamento di circa una settimana rispetto ai tempi previsti. Solo nel fine settimana, infatti, il testo (dopo la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato) dovrebbe arrivare al Quirinale. Passaggio necessario per poter approdare in Parlament. Il 31 ottobre alle 17 sono previste le comunicazioni del presidente del Senato, al termine delle quali cominceranno i lavori sul testo del Ddl. Il calendario dell'esame della manovra in commissione bilancio è stato rivisto alla
luce del ritardo nell'avvio della sessione.

Le audizioni inizialmente previste per la prossima settimana sono state rinviate al 6 e al 7 novembre, mentre il termine per la presentazione degli emendamenti scadrà venerdì 10 novembre, in tarda mattinata. Difficile dunque, viene sottolineato da diversi senatori, che la manovra possa iniziare l'esame dell'Aula già il 21 novembre, come previsto ufficialmente dal calendario

In aula al Senato dal 21 al 25 novembre
Gli emendamenti per l’Aula dovranno essere presentati entro le 18 di lunedì 20 novembre. L’esame del Ddl di bilancio da parte dell’assemblea di Palazzo madama è previsto dal pomeriggio di martedì 21 novembre a sabato 25 novembre, se necessario. Sarebbe questo il calendario deciso dalla conferenza dei capigruppo. Nella settimana dal 6 al 10 novembre l’Aula non sarà convocata per consentire alle commissioni di lavorare sia sul decreto collegato alla manovra, che ha già iniziato il suo iter in commissione Bilancio, sia sulla legge di Bilancio.

Il passaggio alla Camera
A fine novembre dunque il testo dovrebbe passare alla Camera dove, dopo le modifiche, dovrebbe essere approvato secondo la prassi entro circa un mese. Montecitorio potrebbe dunque dare il via libera entro il 19 dicembre. A questo punto il Ddl così modificato ritornerebbe al Senato per ricevere l’ok definitivo (senza modifiche rispetto alla Camera) prima della pausa di Natale. La manovra quindi diventa legge e entra in vigore il 1° gennaio 2018.

Numeri in bilico in commissione bilancio
Nella commissione Bilancio del Senato, dove si consumerà il primo round della manovra, dopo l’uscita formale di Mdp dalla maggioranza, i partiti che sostengono l'Esecutivo almeno sulla carta non hanno la maggioranza . Quattordici senatori (4 Forza Italia, 3 M5s, 1 Lega, 1 Mdp, 1 Campo progressista, 1 Gal, 1 Fare, 1 Federazione della Libertà, 1 Ala) sono ora ufficialmente all’opposizione contro dodici nella maggioranza (8 dem, 2 Ap e 2 Autonomie). Se Verdini e Ala si schierassero anche in questo caso a sostegno del governo, sarebbero tredici contro tredici: un risultato che, per il regolamento del Senato, non basterebbe comunque ai partiti di maggioranza ad incassare l’ok su emendamenti e ddl, perché in caso di parità di voti le proposte, secondo il regolamento, non risultano approvate. Certo, in passato i senatori del movimento Fare! dell'ex sindaco di Verona Flavio Tosi hanno votano a volte insieme al governo. E tutti confidano sulle assenze strategiche, soprattutto di Forza Italia.

Rischio approdo in Aula senza relatore
Ma la situazione è complicata. E a suonare il campanello di allarme è stato lo stesso presidente della commissione Bilancio, Giorgio Tonini (Pd): «L'uscita formale di Mdp dalla maggioranza rende i numeri, in commissione in particolare, molto stretti - ha osservato - e questo metterà alla prova la tenuta del lavoro della commissione che già di per se si regge sul delicato rapporto fra governo-maggioranza da una parte e opposizioni dall'altro». Equilibri fragili dunque e ai quali rischia che si sommi l’ostruzionismo. Se anche solo un partito di opposizione, ha avvertito sempre Tonini, decidesse di tirare per le lunghe, la manovra approderebbe in Aula senza relatore. E il governo sarebbe a quel punto nei fatti autorizzato a mettere la fiducia su un proprio maxiemendamento che non rispecchierebbe la discussione effettuata.

Il nodo Mdp
A Palazzo Chigi non si dà definivamente per perduto, ad ogni modo, il rapporto con Mdp. Il premier Gentiloni non ha mai perso i contatti con gli “scissionisti” dem. E conserva il foglietto con le richieste sulla manovra che ai primi di ottobre gli furono consegnate da Giuliano Pisapia (leader di Campo Progressista) insieme ai capigruppo di Mdp al Senato e alla Camera, Maria Cecilia Guerra e Francesco Laforgia («Via i super-ticket sanitari le mance elettorali, basta mance elettorali, nuove assunzioni e più tutele, ad esempio chi licenzia dopo 3 anni
deve avere penalità»). Sulla legge di Bilancio, «non avendo più un vincolo di maggioranza, decideremo a seconda dei contenuti» ha ribadito ieri Cecilia Guerra.

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