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Mps regge al nuovo test in Borsa, i fondi restano ancora alla finestra

In rialzo del 3,9%nel secondo giorno

Mps regge al nuovo test in Borsa, i fondi restano ancora alla finestra

(Bloomberg)
(Bloomberg)

Al secondo giorno di contrattazione dopo i dieci mesi di stop, il titolo di Banca Mps non solo non cade ma si segnala come il migliore titolo bancario di giornata (al netto di Bim) e chiude la seduta a 4,73 euro, con un progresso del 3,9%. Un balzo inatteso dagli osservatori, che si aspettavano invece una discesa dopo l’exploit di mercoledì, quando il titolo aveva strappato da 4,10 fino a quota 5,26 euro, prima di chiudere a 4,55 euro.

Sono prezzi distanti, va detto, dai 6,49 euro a cui il Mef ha sottoscritto le azioni di nuova emissione nel quadro della ricapitalizzazione precauzionale. E ancor più lontani dagli 8,65 euro a cui sono stati convertiti i bond subordinati nell’ambito del burden sharing. Resta il fatto che almeno nei primi due giorni non si è assistito a quel ribasso che da più parti si dava per scontato. Nei mesi scorsi sui mercati non regolamentati (Over the counter)le azioni Mps passavano di mano attorno in area 4,1-4.3 euro. Valore-riferimento, questo, a cui guardano ancora oggi diversi broker e banche di investimento.

Il nodo dei volumi

Fonti di mercato, alla vigilia del ritorno sul listino, mettevano in conto flussi in vendita per circa 100 milioni di azioni, ovvero un 8-10% circa delle azioni complessive in circolazione, che post-aumento si attestano a circa 1,14 miliardi. Numeri ben diversi da quelli visti fino ad ora. Ieri sono state scambiate circa 12 milioni di azioni, l’1% del capitale. Molto meno di quanto movimentato lunedì, quando sono stati mossi circa 50 milioni di titoli, il 5%.

Chi compra e chi vende

Ma come si spiega allora un trend opposto a quello stimato, che in due giorni ha regalato una crescita della capitalizzazione del 15%, oltre la quota di 5,2 miliardi di euro? Alcuni osservatori segnalano che l’andamento positivo della prima seduta (su cui avevano inciso alcuni problemi tecnici legati alla mancata modifica tempestiva del codice Isin delle azioni derivanti dai subordinati, che avevano frenato eventuali vendite) potrebbe aver dissuaso dalle intenzioni alcuni possibili venditori, soprattutto nel retail. Il titolo peraltro si è avvicinato alle indicazioni di alcuni analisti (Mediobanca e Jp Morgan) che hanno fissato target price a 5 euro) che, pur sottolineando l’incertezza a livello regolamentare, confidano di fatto in un potenziale upside. Non è da escludere peraltro che alcuni investitori, al netto delle valutazioni tecniche sui fondamentali, stiano scegliendo di rimanere fermi con il titolo in portafoglio. Un po’ per attendismo, un po’ anche nel convincimento (giusto o sbagliato che sia) che l’uscita obbligata dello Stato dal capitale possa generare valore, in uno scenario di operazioni di consolidamento.

Si vedrà se oggi e nelle prossime giornate si assisterà a un assestamento del titolo. «I flussi in vendita potrebbero diluirsi nel corso delle prossime sedute, riducendo così l’impatto negativo che sarebbe stato generato da un’ondata di vendite concentrate nei primi giorni come atteso da molti operatori prima della quotazione», spiega Guido Pardini, condirettore generale di Intermonte, il principale broker italiano con circa 6,3 milioni di pezzi movimentati. A sostenere il titolo, segnalano fonti di mercato, potrebbero essere stati più ragionevolmente acquisti marginali. Del resto, in due giorni il principale broker Instinet avrebbe intercettato circa 9 milioni di azioni, lo 0,8% del capitale, numeri difficilmente compatibili con uno stake builder. Acquisti potrebbero essere arrivati da fondi long only, in previsione di un ritorno del titolo Mps negli indici Ftse. Va detto però che un buy in questo senso sarebbe quanto meno prematuro, visto che un rientro nel paniere (che sia tra i primi 40 del Ftse Mib o nei 100 del Ftse Mid Cap) è da attendersi non prima di marzo 2018, ovvero almeno un anno dopo l’uscita dal paniere datata marzo scorso. 

Difficile invece che a dare un contributo ai rialzi siano state ricoperture degli investitori ribassisti, pur in una fase in cui si segnala una scarsa disponibilità di azioni a prestito: almeno dai dati Consob (che raccoglie posizioni corte nette superiori allo 0,5% del capitale), c’è un solo investitore short su Mps (Oceanwood, con lo 0,89% del capitale di luglio 2016), mentre altri due fondi - Lansdowne e Marshall Wace - proprio l’altro ieri hanno comunicato di essere scesi allo 0,01% del capitale, rispettivamente dallo 0,62% (giugno 2016) e 0,69% (da 9 febbraio 2017).

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