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Tapering Bce alla prova dei mercati

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Tapering Bce alla prova dei mercati

  • –Alessadnro Merli

FRANCOFORTE

L’annuncio di una riduzione dello stimolo monetario da parte della Banca centrale europea dopo la riunione di oggi è pressoché scontato. La vera preoccupazione del consiglio e del suo presidente, Mario Draghi, è semmai quella di evitare un “tantrum”, le bizze dei mercati finanziari, come quelle che fecero nell’aprile 2013, quando l’allora presidente della Federal Reserve fece un timido accenno alla possibilità di normalizzazione della politica monetaria americana. Una brusca restrizione delle condizioni finanziarie, che si materializzi attraverso un rialzo dell’euro o dei rendimenti di mercato, a causa di un errore di comunicazione, rischierebbe di soffocare la ripresa dell’economia e la risalita dell’inflazione, che, all’1,5%, resta lontana dall’obiettivo di avvicinarsi al 2 e che nei prossimi mesi, anzi, come ha anticipato lo stesso Draghi, potrà scendere di nuovo prima di un rimbalzo a V.

Il capo della Bce dovrà annunciare oggi che il programma di acquisti di titoli, il cosiddetto Qe, si ridurrà a partire da gennaio rispetto all’attuale importo mensile di 60 miliardi di euro. Le modalità e la durata sono altrettanto importanti della quantità, anche se i mercati sembrano essersi convinti che si tratterà di un’estensione “lower for longer”, a importi più bassi, ma più a lungo: il consenso sembra orientato su 30 per nove mesi, ma è impossibile escludere sorprese. Peraltro, la Bce, che a questo proposito ha pubblicato di recente uno studio di tre suoi economisti, appare convinta che, a questo punto, le dimensioni del proprio bilancio (che a fine anno arriverà a 4.500 miliardi di euro) siano più importanti, per influenzare i rendimenti, dei flussi mensili degli acquisti. Ma l’attenzione dei mercati si sposterà rapidamente anche sul passo successivo, i tassi d’interesse (oggi a -0,40% per i depositi delle banche presso la Bce e a zero per le normali operazioni di rifinanziamento), e la sua tempistica, e anche su questo operatori e investitori si aspettano chiarezza dalla conferenza stampa odierna.

Su una cosa non c’è dubbio: la Bce si muoverà con cautela e su più fronti. Quel che abbiamo fatto ha funzionato, dirà Draghi, ma c’è bisogno di un’ulteriore spinta. «Continueremo a mantenere una politica monetaria accomodante» anche dopo la riduzione del programma di acquisti, ha detto a una recente riunione di Euro50 il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, uno dei membri più influenti del consiglio della Bce. «La calibratura dovrà continuare a essere dipendente dai dati economici», ha detto a Washington nei giorni scorsi il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Villeroy è sulla stessa linea: «Vogliamo essere prevedibili e dire quello che faremo sulla base delle circostanze attuali, ma non vogliamo impegnarci in anticipo. Se le circostanze cambieranno, adatteremo la politica monetaria». Entrambi parlano di un pacchetto di misure: Visco di Qe, tassi e reinvestimenti dei proventi dei titoli acquistati in passato e che vengono a scadenza (un importo che nel 2018 dovrebbe toccare i 18 miliardi di euro al mese), un elemento quest’ultimo su cui anche il capo economista della Bce, Peter Praet, mette l’accento e su cui potrebbero emergere oggi maggiori dettagli; Villeroy di un “quartetto” che comprende Qe, tassi, forward guidance (le indicazioni sulla futura politica monetaria), liquidità a condizioni favorevoli (le cosiddette Tltro).

A differenza della Fed, la Bce probabilmente non procederà con un tapering, cioè con una riduzione graduale e progressiva degli acquisti fino a zero, ma appunto “ricalibrando” le operazioni, come ha fatto in un paio di occasioni dall’inizio del programma. E lasciando un elemento di flessibilità sulla conclusione. La Bce imiterà invece l’esempio della Fed, dice Richard Clarida, di Pimco, che segue da vicino la banca centrale americana, nella sequenza delle sue azioni: «Prima la riduzione del Qe, poi la sua conclusione, poi una pausa, e, solo dopo, l’aumento dei tassi», sostiene, ricordando che fra la fine del Qe e il primo rialzo dei tassi la Fed ha lasciato passare quasi 15 mesi. Del resto, Draghi ha ribadito recentemente che ogni mossa sui tassi arriverà «ben dopo» la fine degli acquisti e che questo è «molto, molto importante»: un messaggio che verrà sottolineato anche oggi e che finora i mercati sembrano aver recepito. Un sondaggio fra gli investitori condotto da Bnp Paribas rivela che l’80% non si aspetta un ritocco dei tassi prima del 2019 e oltre un quarto in ogni caso non prima del secondo semestre di quell’anno.

Toccherà a Draghi, oggi, il consueto equilibrismo fra le parole per evitare di provocare mercati bizzosi.

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