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Decreto fiscale, im pista oltre 1.000 emendamenti

collegato alla legge di bilancio

Decreto fiscale, im pista oltre 1.000 emendamenti

(Ansa)
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Oltre 1.000 per 21 articoli. Tanti sono gli emendamenti depositati ieri pomeriggio in commissione Bilancio del Senato per modificare il decreto legge fiscale 148/2017 (scade il 15 dicembre) collegato alla legge di Bilancio 2018. Il vaglio degli emendamenti inizierà da mercoledì della prossima settimana, 8 novembre, dopo le audizioni sulla manovra che costituiscono la prima fase della sessione di Bilancio avviata ieri dal presidente del Senato Grasso. La discussione del decreto fiscale in Assemblea inizierà invece mercoledì 15 novembre.

Cartelle esattoriali, no di Mdp alla rottamazione bis
Le proposte di modifica depositate da Mdp-Articolo 1 sono 28, tra cui spiccano lo stop alla rottamazione bis delle cartelle fiscali prevista dall'articolo 1 del decreto 148 - posto come condizione al voto dei bersaniani - e l'eliminazione del cosiddetto “superticket”. «Siamo assolutamente contrari alla rottamazione delle cartelle» perché «siamo sempre stati contrari ai condoni, che mettono in dubbio la credibilità del sistema fiscale. Quando togli le sanzioni e uno paga quando gli pare» si tratta «di un condono», spiega Cecilia Guerra, capogruppo Mdp al Senato. Se la misura rimane, conclude, «è una gravissima ipoteca» sulla possibilità che Mdp voti il provvedimento. Quanto al superticket Mdp la copertura dei 600 milioni di euro necessari alla sua abolizione dovrebbero arrivare da una ritenuta d'acconto del 2% sulle imprese che hanno rapporti con la Pa in regime di split payment. Il pacchetto di emendamenti Mdp comprende anche lo slittamento a giugno 2018 della decisione sull'aumento dell'età pensionabile, la messa a gara del Gratta e Vinci invece della riassegnazione a Lottomatica, criteri meno rigidi per l'Ape Social e il mantenimento all'interno del sistema previdenziale delle risorse residue assegnate agli esodati in vista di una necessaria nona salvaguardia.

Gli emendamenti sull'uscita dalle scuole medie
Diverse anche le proposte bipartisan, in particolare per risolvere il problema dell’uscita da scuola per i ragazzini delle scuole medie. Due gli emendamenti Dem a firma Marcucci e Puglisi. Nella proposta Marcucci i genitori possono autorizzare l'uscita autonoma degli under 14, sollevando la scuola dalla responsabilità. La proposta Puglisi, come quella di Mdp, prevede una apposita liberatoria. Ma le soluzioni sul tavolo al problema dell'uscita non accompagnata degli studenti medi non piacciono al M5S, che parla di «interventi inadeguati», formulati in modo «volutamente ambiguo», con rinvio «a criteri non oggettivi e non valutabili». «La norma sull'uscita da scuola deve essere certamente realizzata», sottolinea una nota dei componenti M5S delle commissioni Cultura di Camera e Senato, «ma la politica si dovrebbe assumere chiaramente le proprie responsabilità, mentre così sta facendo scaricabarile». L'auspicio è di arrivare a «una soluzione definitiva del problema», che faccia riferimento «al reato contestato dalla recente sentenza della Cassazione», evitando, come invece propongono gli emendamenti «di bandiera» firmati Pd-Mdp, che i genitori debbano «certificare nero su bianco lo stato di abbandono del minore».

Tensioni Mise-Pd su bollette a 28 giorni
Potrebbe invece causare attriti tra maggioranza e Governo lo stop alle bollette di telefonia e pay tv a 28 giorni, altro tema caldo dei questi giorni e obiettivo di diversi emendamenti depositati in commissione. L'emendamento Pd, in particolare, prevede che i contratti di fornitura nei servizi di pubblica utilità abbiano «la cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi, ad esclusione di quelli promozionali a carattere temporaneo o stagionale, su base mensile o suoi multipli». A preoccupare il firmatario Stefano Esposito è una proposta di modifica del decreto su cui starebbe lavorando il ministero dello Sviluppo economico «che non risolverebbe in alcun modo il problema della bolletta a 28 giorni per tutti i contratti di fornitura dei servizi pubblici» oltre ad essere «una vera e propria retromarcia rispetto al mio emendamento, già depositato». L'appello al ministro Calenda è quindi a soprassedere, «evitando una dura battaglia parlamentare», anche perché «il ministro a nome del Governo aveva preso un impegno nei giorni scorsi e il Pd intende rispettarlo a tutela dei consumatori».

La Lega propone modifica per il caso “Nonna Peppina”
Porta invece la firma dei senatori della Lega Nord Silvana Comaroli e Paolo Arrigoni l'emendamento ribattezzato “Nonna Peppina”, la 95enne terremotata della provincia di macerata sfrattata a ottobre dalla sua casetta in legno abusiva. La proposta di modifica, spiegano i proponenti, «rende giustizia non solo a nonna Peppina ma anche a centinaia di altri cittadini, molti imprenditori agricoli e allevatori, che non potendo attendere le casette di Renzi hanno fatto la casetta in proprio senza pesare sulle casse dello Stato». «Dopo la presentazione di una nostra legge ad hoc, all'esame della commissione Ambiente del Senato, tentiamo ogni strada possibile per sanare un'ingiustizia intollerabile per tutti coloro che dopo la tragedia del terremoto continuano a vivere l'incubo di non avere una casa o peggio di essere sfrattati», concludono i senatori del Carroccio.

In commissione tenuta a rischio per la maggioranza
Sotto i riflettori nelle prossime settimane per il doppio impegno su decreto fiscale e manovra, la commissione Bilancio di palazzo Madama potrebbe rivelarsi un Vietnam soprattutto per le incertezze sui numeri della maggioranza dopo la recente fuoriuscita di Mdp-articolo 1. Su 26 senatori, quattordici siedono ora tra i banchi dell'opposizione e dodici in quelli della maggioranza. Ed anche se Verdini ed Ala decidessero di appoggiare il governo, come accaduto solo pochi giorni fa in Aula sulla legge elettorale, il problema non sarebbe risolto: tredici contro tredici che, per il regolamento di Palazzo Madama, non basterebbe ai partiti di maggioranza ad incassare il via libera su emendamenti e ddl perché, in caso di parità di voti, le proposte, al Senato, non risultano approvate. Un bello scoglio per le modifiche che pure si vogliono apportare, in particolare alla legge di bilancio e che quindi, con ogni probabilità, confluiranno in un maxiemendamento su cui l'esecutivo chiederà la fiducia intorno al 23 novembre, per poi passare alla Camera a partire da lunedì 27.

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