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L’immobiliarista Statuto sotto il peso dei debiti: Chiesto il…

l’ULTIMO DEI FURBETTI DEL QUARTIERINO

L’immobiliarista Statuto sotto il peso dei debiti: Chiesto il fallimento per il Danieli di Venezia

Hotel Danieli di Venezia (Olycom)
Hotel Danieli di Venezia (Olycom)

È l’ultimo degli immobiliaristi rampanti, quel gruppetto di imprenditori che una decina d’anni fa scuoteva il mondo della finanza a colpi di incetta di immobili e di assalti alle banche, grazie al credito facile di quegli anni. I vari Zunino, Coppola, Ricucci si sono via inabissati tra vicende giudiziarie e fallimenti. Lui Giuseppe Statuto, 50 anni da Aversa è riuscito a stare a galla. Per lungo tempo è apparso di quella schiera il più avveduto. Non si è imbarcato in costosi e azzardati progetti di sviluppo immobiliare, ma ha puntato sul mattone solido. Le sue attività si sono concentrate infatti nell’acquisto di hotel di lusso.

Via via si è comprato il Danieli di Venezia, il Four Seasons e il Mandarin a Milano e il San Domenico a Taormina solo per citare i più significativi. Ma il vizietto di allora è rimasto. Quegli acquisti prestigiosi sono avvenuti pressochè tutti a debito. E ora quei debiti bussano alla porta dell'imprenditore casertano. È di questi giorni l’istanza di fallimento presentata al Tribunale di Roma (la cui udienza è fissata per il 16 gennaio 2018) da parte di Armonia, un veicolo del fondo Apollo sulla Danieli Property, la scatola di Statuto che possiede il grand hotel veneziano. Apollo ha rilevato buona parte dei crediti bancari in sofferenza (in particolare quelli di Mps) del Danieli e reclama ora l'accertamento dell'insolvenza e il pagamento dell'esposizione complessiva per un valore di 122 milioni. La richiesta di fallimento odierna segue a ruota la richiesta di pignoramento del Danieli effettuata dalle banche finanziatrici (all'epoca oltre a Mps, Aareal bank e Bper) oltre un anno fa per un valore di 161 milioni dopo che dal marzo 2015 le rate dei mutui erano risultate insolute.

Sembrava, dopo quel pignoramento, che si fosse poi trovato un accordo con le banche. Secondo la memoria presentata da Apollo nell'istanza di fallimento quell'accordo non è mai stato raggiunto. Apollo evidenzia che l'ultimo bilancio predisposto dalla Danieli Property è addirittura del 2014 e che stato depositato solo all'inizio del 2017. Non solo ma dall'ultimo bilancio emergono perdite per 3,4 milioni e perdite portate a nuovo per 28 milioni. Oltre che uno sbilancio negativo tra attività a breve e passività a breve per 181 milioni, segno per Apollo dello stato cronico di decozione in cui versa la Danieli Property.

Come se non bastasse dall'ultimo bilancio emerge un debito bancario per 176 milioni che era esigibile entro il 2015. Tutti segnali per Apollo che la Danieli Property non era e non è strutturalmente in grado di ripagare le sue pendenze debitorie.

La replica di Statuto
Statuto però non ci sta. Giudica inopportuna la decisione di Apollo e ha dichiarato nei giorni scorsi alla stampa locale: «Noi in realtà vogliamo pagare. Siamo stati costretti a fare un'istanza al Tribunale di Venezia per poter arrivare a saldare tutti i debiti anche con Apollo così come abbiamo fatto con le altre banche che erano creditrici». Nell'udienza del 15 novembre Danieli Property, secondo le dichiarazioni di Statuto, liquiderà 94 milioni al fondo Apollo. Come andrà a finire è presto per dirlo. Certo è che districarsi nel ginepraio della galassia societaria che fa capo a Giuseppe Statuto è un rompicapo. Al gruppo fanno capo ben 64 subholding. Tutte con capitale sociale al minimo consentito e ognuna con in pancia spesso un unico asset.

Un modo per isolare le partite creditizie e debitorie nella sterminata galassia dell’imprenditore. Che resta sempre in equilibrio più che precario sui suoi debiti. Che in Italia faccia fatica ora a finanziarsi è un dato di fatto. Troppo elevato il rischio creditizio. Statuto come ha raccontato il Correre della Sera si è affidato a un fondo inglese. Il fondo che ha prestato di recente 59,5 milioni a Statuto sottoscrivendo obbligazioni al tasso dell’11,478%, si chiama The Children's Investment Fund, stesso indirizzo a Londra di Algebris, il gruppo finanziario di Davide Serra con cui è affiliato. Quel tasso da paura chiesto dagli inglesi è oggi il termometro più affidabile del rischio elevato in capo a Statuto. Segna febbre alta.

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