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Dossier | N. 51 articoliElezioni regionali siciliane 2017

Quelle 30 aziende di eccellenza che trainano l’isola. Ragusa e Catania al top. Palermo città dell’accoglienza

Il volume è datato 2015, si intitola “La Sicilia, un territorio che cambia” ed è attuale. Anzi attualissimo. Porta il timbro dell’Istat e racconta le dinamiche che hanno interessato negli ultimi anni le 9 province dell’isola. Con la novità di 30 piccole multinazionali tascabili, motore delle economie dei territori in cui si trovano. Un buon punto di partenza e sicuramente un volume da tenere sul tavolo se si ha l’aspirazione di governare questa terra. E c’è un dato che va subito ricordato (sembra scontato ma non lo è affatto).

Un primo cambiamento c’è già stato, dicono i ricercatori dell’Istat, la Sicilia si è trasformata da terra di migranti in terra d’accoglienza: «Dal 2004 al 2013 - si legge nel volume - la consistenza demografica regionale conta un avanzo di 81.856 iscritti , imputabili esclusivamente alla componente straniera, incrementatasi in pari tempo del 103 per cento». È Palermo, secondo l’Istat, la provincia più accogliente della Sicilia. Per rimanere in argomento intanto diciamo che la popolazione complessiva è passata dai 4.999.854 del 2012 ai 5.056.641 di quest'anno. Un punto di partenza per un possibile viaggio in Sicilia in tempo di elezioni.

Da Catania a Milazzo un dinamico apparato industriale

 Comprendere le dinamiche territoriali in termini di popolazione, reddito, disoccupazione, attività imprenditoriali ci consente di capire cosa si aspettano i siciliani, quale è la reale base di partenza di una terra con parecchi limiti ma moltissime potenzialità: «In presenza di bassi livelli di industrializzazione e in rapporto alla perdurante crisi economica in atto negli ultimi anni - scrivono i ricercatori dell’Istat - l’apparato industriale isolano si presenta tra i più dinamici del Mezzogiorno vantando grandi stabilimenti nella piana di Catania e in quella di Gela, nei pressi di Augusta, Siracusa, Milazzo e Enna. Nelle province di Palermo e Catania sono attivi più distretti industriali: la seconda ne ha quattro, tre dei quali specializzati nei settori dell’agroalimentare e della meccanica , e un quarto, la cosiddetta Etna Valley che costituisce un polo di eccellenza per la produzione elettronica». Per non dire, se guardiamo all’agricoltura, ai grandi passi avanti fatti per esempio nel ettore vitivinicolo: «Il vigneto siciliano - scrive l’Istat - è suddiviso in tre grandi distretti: quello occidentale del trapanese, quello nord-orientale con i vini dell’Etna e quello meridionale, soprattutto con i prodotti del ragusano». Ora, tenendo conto che l’analisi dell’Istat risale al 2015 e che c’è sempre da fare i conti con l’assenza o la carenza di dati aggiornati ma resta chiara la situazione di contesto.

Le 30 “gazzelle” dell’isola

E in generale l’analisi di contesto vista come risultato di considerazioni empiriche sui fatti, che riguarda la regione nel suo insieme, ci parla anche di territori ancora combattuti tra l’aspirazione a un’economia moderna, efficiente, produttiva, rispettosa delle regole e un’economia parassitaria, sostanzialmente dipendente dal denaro pubblico, dall’assistenza . Ci sono le sacche disorientate di aree dell’isola che cercano di capire qual è la direzione da prendere ma ci sono i territori dell’eccellenza. Lo ha raccontato nei quaderni Svimez l’economista catanese Armando Castronuovo in uno pubblicato recentemente: «La presenza di un limitato numero di imprese dinamiche non si può considerare un fatto eccezionale per una regione estesa come la Sicilia; la novità consiste nella diffusione di queste anche in zone periferiche scarsamente vocate all'insediamento manifatturiero e la loro solidità strutturale, messa in evidenza nello studio microeconomico, che rappresenta una anomalia rispetto allo stato di salutedel settore industriale dell'isola». Le aziende esaminate dall’economista sono una trentina: in questo caso primeggia Ragusa con undici imprese di eccellenza che sono cresciute sui mercati (italiano e straniero) anche negli anni della crisi; a Catania l’economista ne ha individuate dieci .

In cinque anni Palermo ha perso quasi quattromila imprese

 Ben poca cosa, si dirà, rispetto al totale delle aziende siciliane. Anche perché il tessuto imprenditoriale dell’isola continua a essere fatto da micro imprese. Come è andata negli ultimi cinque anni? Maluccio, dicono i dati di Movimprese-Infocamere: le imprese attive erano in tutta la regione 379.775 nel terzo trimestre del 2012 e al terzo trimestre di quest’anno sono 367.736 (la flessione è stata complessivamente del 3,2 per cento). Andando a vedere in dettaglio la situazione nelle province nel periodo considerato vediamo che la flessione maggiore si è registrata a Palermo: qui le imprese attive erano 79.005 nel terzo trinestre 2012 e sono 75.166 nello stesso perido diq uest’anno, in pratica 3839 imprese in meno; situazione molto critica anche nell’agrigentino dove le imprese attive sono passate da 37.027 del 2012 a 34.204 del 2017 con un calo di 2.823 aziende che hanno cessato l’attività.

A Palermo anche il primat0 della disoccupazione

A un calo del numero delle imprese corrisponde una fragile situazione del mercato del lavoro.  L’ultimo dato sul tasso di disoccupazione in Sicilia ci dice che siamo al 22,1% (21,5% per i maschi e 23,2% per le donne). I dati provinciali Istat, aggiornati alla fine del 2016, piazzano al primo posto Palermo con un tasso di disoccupazione del 25,1% e non sono messe bene in questo caso le province di Agrigento (24,3%) e Siracusa (24%). La provincia siciliana con il tasso di disoccupazione più basso (e non è certo un caso) è Catania con il 18,5 per cento.

Infrastrutture e capitale umano: Enna fanalino di coda

Interessanti i dati (gli ultimi disponibili sul sito del Governo italiano) che riguardano gli indici su infrastrutture e capitale umano a sua volta tratti dall’Atlante delle competitività provinciale dell’Istituto Tagliacarne. Fatto 100 l’indice di riferimento come media del Paese vediamo che Enna totalizza un 43,2 ed è proprio fanalino di coda mentre al primo posto in Sicilia c’è Trapani con 102,3 seguita da Palermo con 101,7 mentre Catania ha un 96,5 e Messina si ferma a 99.

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