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Farmaci illegali, un business in Italia da oltre 20 milioni di dollari

G7 della Salute e crimine farmaceutico

Farmaci illegali, un business in Italia da oltre 20 milioni di dollari

Ammonta a circa 21,6 mln di dollari il valore del black pharma in Italia, ovvero il giro d'affari del circuito illegale di medicinali e dispositivi medici stimato nel 2017 dai Carabinieri dell'Aifa. Al top dei farmaci più trafficati quelli per la disfunzione erettile, che coprono circa il 60% del totale. Ma nel mirino del crimine ci sono anche oncologici, antidepressivi e antiepilettici. Commercializzati da una rete criminale spesso internazionale, che passa dal web (basti pensare che solo l'1% dei siti di vendita on line di farmaci è legale) e agisce con estrema rapidità e agilità. Lucrando sulla domanda di salute dei pazienti, sulle speranze dei malati inguaribili, su una domanda diffusa di sostanze illegali, anche psicotrope, sul crescente ricorso al fai da te. Fuori da ogni controllo medico o con la compiacenza di professionisti senza scrupoli. Il punto è stato fatto questa mattina nel corso della conferenza sulle Strategie per la lotta al crimine farmaceutico, un side event del G7 Salute a presidenza italiana, in corso a Milano fino a lunedì.

Per contrastare il fenomeno, ha detto la ministra della salute Beatrice Lorenzin aprendo il convegno, «va rafforzata la cooperazione internazionale e la vicinanza delle agenzie internazionali. Speriamo che presto anche l'Ema sia più vicina» . Un esempio di concertazione globale è stata l'iniziativa Pangea X, che ha coinvolto 123 Paesi. «Dobbiamo lavorare sulle best practice – conclude Lorenzin - e individuare nuovi alert e fattori di rischio, dalla contraffazione online a quella sui farmaci innovativi. Perché se la scienza è in pieno rinascimento, lo è anche la criminalità. E su questo fronte l'Italia ha una rete di sicurezza già ben rodata».

Un pool di sentinelle ad alta specializzazione
La new entry più specializzata, sentinelle operative del sistema di erogazione dei farmaci in Italia, sono i carabinieri del nucleo dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) nato con una mission mirata di vigilanza, controllo e intelligence del settore farmaceutico, per verificare l'intero percorso dei medicinali. Sotto la lente del nuovo pool: vendita on line, contraffazione, sperimentazioni, prezzi e tutela della salute pubblica nel corso delle emergenze sanitarie. Un gruppo di lavoro che agisce in stretta sinergia con Europol, Interpol e la stessa Aifa, che ha incominciato a occuparsi di crimine farmaceutico già dal 2007, con l'avvio di una task force nazionale anticontraffazione, seguita poi dal Sistema antifalsificazione nato nel 2015 e infine con il database dei furti, un progetto in network tra ministero della Salute, Nas, associazioni dei pazienti e Farmindustria.

La piaga dei furti in ospedale
«Dal 2014 fino a settembre di quest'anno – spiega il generale Adelmo Lusi, comandante dei Carabinieri per la tutela della salute – sono state sequestrate 2,4 mln di confezioni per un totale di quattro milioni tra fiale e compresse. Tra i crimini più ricorrenti abbiamo registrato commercializzazione di farmaci privi di autorizzazione, ricettazione e incauto acquisto, violazione della normativa sul doping, acquisto in rete di prodotti a base di sostanze psicotrope». E sono in costante aumento i furti di farmaci dagli ospedali, soprattutto di prodotti ad alto costo, per la cura di tumori e malattie neurodegenerative. Spesso furti su commissione, con la presenza di basisti, messi a segno nei periodi festivi e in giornate non lavorative, in collaborazione con gruppi operativi indipendenti che si occupano della ricettazione, del trasporto, del collocamento dei farmaci rubati o del riciclaggio dei prodotti nei mercati legali. Esempio recente, l'operazione Pharmabusiness, che lo scorso giugno a Napoli ha stanato una banda di trafficanti, compresi alcuni operatori sanitari.

Una rete di traffici dal finto botulino ai falsi integratori
«Nel 2016 sono stati sequestrate oltre 344mila unità di medicinali – spiega Mario Melazzini, direttore generale di Aifa - e il crimine farmaceutico non si ferma, agendo spesso sull'onda dei trend più recenti della domanda sanitaria. Tra le segnalazioni gestite dall'Agenzia ci sono state per esempio copie falsificate di prodotti originali contenenti la tossina botulinica, commercializzati illegalmente da soggetti privi di autorizzazione; oppure prodotti illegali per il trattamento delle disfunzioni maschili; o farmaci presentati sotto la falsa veste di integratori alimentari ma in realtà contenenti sostanze attive farmacologicamente».

Un network internazionale per la lotta all'illegalità
Ma le operazioni Aifa contro le pillole fuori legge sono spesso condotte in rete con altri Paesi Ue e non solo. Un traffico illegale di Herceptin, un antineoplastico usato soprattutto per curare il tumore alla mammella, è nato da una segnalazione ricevuta da un grossista in Germania, per anomalie riscontrate su alcune fiale del medicinale, confezionate in Italia. Così come in stretta collaborazione con le altre Authority Ue è stato bloccato il sito di vendite on line “121doc.it”. E l'operazione Vulcano, che ha inferto un duro colpo al fenomeno dei furti in corsia con l'arresto di 80 persone, ha fatto da case history per un white paper sottoposto a Bruxelles.

L'esperienza Usa e la complicità di una finanza parallela
Un'emergenza globale che impegna le migliori energie investigative a livello internazionale. «Si tratta di indagini complesse – spiega Daniel Burke, Us Fda Office of criminal investigations - che richiedono competenze elevate e specifiche. Abbiamo a che fare anche con un settore finanziario parallelo, che spesso sostiene e copre questi crimini. Se in passato era relativamente facile ricostruire i movimenti di denaro, ora con le monete elettroniche come bitcoin o litecoin, rintracciare gli attori è più complicato. Molte società di carte di credito ci hanno aiutato a tracciare gli acquisti illegali di farmaci, che risultavano schermati per esempio come acquisti di scarpe. Ma Google o Amazon ci hanno contrastato per anni, rifiutandosi di fornirci i dati, fino a quando non sono stati costretti dalla Corte suprema. I cyber-criminali sono agili e veloci e se non lo siamo anche noi, non abbiamo speranze di sgominare questo traffico. Ultimamente siamo riusciti ad arrestare Mustafa Hasan Arif - che aveva inventato un finto farmaco, pubblicizzandolo sul web come cura miracolosa per cancro, Alzheimer e persino Aids, e guadagnando indisturbato dal Pakistan milioni di dollari a danno di migliaia di pazienti in tutto il mondo – solo perché ha fatto l'errore fatale di venire in vacanza a New York, dove lo stavamo aspettando».

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