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Il M5S galvanizzato: Di Maio "disconosce" Renzi e vola a Washington

no al confronto tv

Il M5S galvanizzato: Di Maio "disconosce" Renzi e vola a Washington

Luigi Di Maio (Ansa)
Luigi Di Maio (Ansa)

Con lo stop al confronto Tv con Matteo Renzi, che aveva chiesto lui stesso, Luigi Di Maio capitalizza subito in chiave nazionale il risultato siciliano disconoscendo la leadership e soprattutto la premiership del segretario Pd. Una mossa squisitamente politica, che sembra quasi studiata, a riprova del cambio di pelle del Movimento Cinque Stelle. «Il nostro competitor - afferma Di Maio - non è più Renzi o il Pd. Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione». Dietro quella che gli avversari leggeranno come una straordinaria prova di arroganza o di estrema viltà c'è l'aria di festa grande che tira tra i Cinque Stelle, da Palermo a Roma, da Milano a Genova, gli assi nevralgici del M5S.

Vero: Giancarlo Cancelleri sembra perdere per un soffio il ruolo di governatore della Sicilia, ma nessuno nel M5S si straccia le vesti. Anzi: si brinda al fatto di essersi assestati, come lista, intorno al 30% (il doppio delle regionali del 2012, quasi triplicando il Pd e doppiando Forza Italia) e di essere confermati primo partito dell'Isola. «Da soli», ripetono in coro i big del Movimento. «Abbiamo raccolto tutto il voto di opinione».

Di Maio gioca subito in Sicilia la carta che sarà il leit motiv della campagna elettorale per le politiche: l’attacco alle «accozzaglie» di destra e di sinistra. Una carta che sarà rafforzata dagli inevitabili accordi, ufficiali o sottobanco, che Nello Musumeci dovrà stringere per governare, non avendo una maggioranza. Una carta che i tiramolla nel centrosinistra tra Pd, Mdp e Pisapia non fanno che alimentare.

Paradossalmente, la non vittoria di Cancelleri ha il vantaggio di esonerare i Cinque Stelle dalla difficoltà di dover costruire alleanze e allontana l’idea di possibili affinità elettive nell’Isola con Claudio Fava e la sinistra, che qualche imbarazzo a livello nazionale cominciavano a creare. Anche se l’ipotesi di liste civiche di appoggio o futuri apparentamenti, in ottica Rosatellum bis, si fa lentamente strada nel Movimento. «Ne sarebbe bastata una, insieme a un astensionismo inferiore - ragionano - perché Cancelleri ce la facesse».

La reazione di Di Maio è dunque quella di un Movimento galvanizzato (anche dal risultato di Ostia: si temeva alla vigilia un “effetto Raggi” molto più negativo), che rialza la testa confidando nelle elezioni della prossima primavera e sperando in un incarico dal presidente Mattarella. Di sicuro il vicepresidente della Camera incassa la conferma della sua leadership interna: quella siciliana è stata la sua prima campagna da capo politico del M5S, e non si può dire che si sia risparmiato. Nel fine settimana, come avevamo anticipato sul Sole 24 Ore a fine agosto, volerà a Washington per incontri al Congresso e al Dipartimento di Stato. Un viaggio che nessun aspirante pretendente a Palazzo Chigi può esimersi dal fare.

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