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Demografia e pensioni, l’età non è un optional

L'Analisi|l’analisi

Demografia e pensioni, l’età non è un optional

Chi oggi ha un lavoro paga, con i suoi contributi mensili, la pensione di chi ha lavorato fino a ieri. E domani potrà contare sui contributi di chi entrerà nel mercato del lavoro dopo di lui. Fin qui siamo all'ovvio del nostro sistema contributivo finanziato a ripartizione. Meno ovvio è invece considerare il fatto che se oggi ogni 35 pensionati corrispondono 100 concittadini in età da lavoro (non tutti però occupati) tra vent'anni il rapporto salirà a 54. Vent'anni ancora più in là, siamo nel 2057, si arriva a 62 pensionati ogni 100 cittadini in età da lavoro (ripetiamolo, non tutti però con un'occupazione stabile).

Non considerare l'orizzonte lungo, quando si fanno scelte in materia previdenzia le, è un po’ come prendere sotto gamba i mutamenti climatici, perché tanto i loro effetti sono lontani. Il tasso di dipendenza che si ricordava poco sopra è il rapporto tra anziani over 64 e popolazione in età compresa tra 15 e 64. Un indice statistico già superato, visto che dal 2019 si dovrà lavorare fino a 67 anni se il legislatore non cambierà le regole. Consideriamo allora, come ha fatto Antonietta Mundo, attuaria e già capo del coordinamento generale statistico-attuariale dell’Inps, la fascia degli attivi tra 15 e 68 anni.

INDICE DI DIPENDENZA DEGLI ANZIANI DA 69 ANNI
Dati in percentuale. (Fonte: elaborazioni su Istat previsioni demografiche 2016-2066-scenario mediano)

Nel 2066 si conterebbero quasi 10 milioni di soggetti attivi in meno rispetto al 2016 e circa 4 milioni di ultra sessantottenni in più. L’indice di dipendenza degli anziani, calcolato scegliendo per il 2066 l'età massima per il pensionamento dai 69 anni anni, passerebbe dal 24,8% del 2016 al 46,8% del 2066. Quasi il doppio. E sempre secondo le previsioni demografiche Istat, tra 23 anni nel 2040, il predetto indice ricalcolato raggiugerebbe già il 41,9%, con 5 milioni di attivi in meno e 5 milioni di ultra sessantottenni in più rispetto al 2016. Ripetiamolo per la terza volta: non tutti gli attivi avranno un lavoro, dunque quel rapporto di dipendenza va considerato con estrema ponderazione.

POPOLAZIONE ITALIANA RESIDENTE
Numero totale dei nuovi nati negli anni 2009-2017. (Fonte: Istat)


Negli ultimi nove anni abbiamo avuto 100mila nati in meno e secondo gli scenari mediani Istat nel 2066 la popolazione italiana si sarà ridotta di 7 milioni. Antonietta Mundo, in un libro appena pubblicato con Alessandra Del Boca (“L'inganno generazionale”, Egea Bocconi) considera la sostenibilità del nostro sistema previdenziale rispetto al terremoto demografico in pieno corso. Ecco come la vede lei: «L'elevata denatalità in atto (da alcuni anni i nati sono stati intorno a i 500 mila, nel 2017 sono stati 468 mila), aggiunta all'attuale disoccupazione di oltre 800 mila giovani tra i 25 e i 34 anni (Istat II trim. 2017; ndr), fascia di età in cui si dovrebbero fare i figli, sommata alla migrazione all'estero di migliaia di giovani italiani che lì contribuiscono e mettono su famiglia, non fa certo ben sperare per una ripresa della natalità nei prossimi anni e anzi con ferma il trend e preannuncia la forte contrazione della popolazione italiana».

SPERANZA DI VITA ALLA NASCITA E A 65 ANNI
Totale per maschi e femmine. Anni 2009-2016. (Fonte: Istat)


Tra vent'anni avremo un minore numero di occupati in valore assoluto, e anche in presenza di alti tassi di occupazione (quando quasi tutta la popolazione in età attiva lavora) avremo un grande numero di baby boomer che stanno percependo la pensione. Ripetiamoci ancora: anche in caso di piena occupazione! Ecco, per parlare sensatamente di pensioni bisogna muoversi tra questi numeri e non considerare i 5 mesi in più di lavoro tra due anni rispetto ai 66 anni e 7 mesi di oggi.

Per sostenersi il sistema previdenziale, oggi finanziato a ripartizione, avrà bisogno sempre più dell'intervento della fiscalità, se la massa contributiva non sarà sufficiente a pagare le pensioni. Oppure si dovrà ripensare al sistema di finanziamento. Esercizio non semplice in uno dei paesi con il più elevato debito/Pil dell'Occidente. Mundo e Del Boca nel loro libro propongono di puntare su un finanziamento misto, parte a capitalizzazione e parte a ripartizione, per alleggerire il peso previdenziale alle nuove e più esigue generazioni di attivi. È una strada da studiare. Ma bisogna partire con il piede giusto, tenendo sempre in mente il terremoto demografico che è in corso e lasciando perdere le prossime elezioni.

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