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Rapporto Svimez: il Sud può agganciare la ripresa ma la povertà…

NON SI ARRESTA LA FUGA DEI CERVELLI

Rapporto Svimez: il Sud può agganciare la ripresa ma la povertà è ai livelli più alti di sempre

Il Sud è in grado di agganciare la ripresa economica. È quanto sottolinea il Rapporto Svimez 2017, presentato questa mattina alla Camera. Le previsioni per il 2017 e il 2018 - si legge nel testo dell’indagine - «confermano che il Mezzogiorno è in grado di agganciare la ripresa, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord». Il rapporto fornisce una fotografia completa dello stato di salute del Meridione. A cominciare da alcuni fenomeni preoccupanti. Il primo: la fuga dei cervelli non si arresta. Alla fine del 2016 le regioni meridionali hanno visto andare via altri 62mila abitanti: meno 9.300 residenti in Sicilia, 9.100 in Campania, 6.900 in Puglia.

Rispetto al Centro e al Nord, il Sud non riesce ad attrarre persone dall’estero
A rendere la situazione ancora più grave, una considerazione: mentre la dinamica demografica negativa del Centro-Nord è compensata dalle immigrazioni dall’estero - sottolinea il Rapporto -, da quelle dal Sud e da una ripresa della natalità, «il Mezzogiorno resterà terra d’emigrazione “selettiva” (specialmente di qualità), con scarse capacità di attrarre immigrati dall’estero, e sarà interessato da un progressivo ulteriore calo delle nascite».

Povertà ai livelli più alti di sempre
Il secondo fenomeno che preoccupa è la povertà, che «resta sui livelli più alti di sempre e il livello di disuguaglianza interno all’area deprime la ripresa dei consumi». Le politiche di austerità, spiega ancora il report, hanno determinato il deterioramento della capacità del welfare pubblico di controbilanciare le crescenti disuguaglianze indotte dal mercato, in presenza di un welfare privato del tutto insufficiente al Sud (si pensi alla minore diffusione del Terzo Settore o, ad esempio, al ruolo irrisorio, rispetto al resto del Paese, che vi giocano le Fondazioni di matrice bancaria nel finanziamento di iniziative sociali)». In particolare, un meridionale su tre è esposto al rischio di povertà, che nel Sud si attesta al 34,1%. In tutte le regioni meridionali, inoltre, risulta superiore sia rispetto al dato nazionale (19,0%) sia rispetto a quello del Centro-Nord (11,0%). Nelle regioni più popolate, Sicilia e Campania, il rischio di povertà arriva a sfiorare il 40%.

POVERTÀ E OCCUPAZIONE
Andamento delle persone in condizione di povertà e degli occupati nel Mezzogiorno (2006 -2016). Valori assoluti in migliaia (Fonte: Elaborazioni SVIMEZ su dati ISTAT)

Nel mercato del lavoro drammatico dualismo generazionale
C’è poi un altro elemento negativo da prendere in considerazione. La crescita dei posti di lavoro al Sud nell’ultimo biennio «riguarda innanzitutto gli occupati anziani e, nella media del 2016, si registrano ancora oltre 1 milione e 900 mila giovani occupati in meno rispetto al 2008». L’indagine mette in evidenza che si sta consolidando «un drammatico dualismo generazionale, al quale si affianca un deciso incremento dei lavoratori a bassa retribuzione, conseguenza dell’occupazione di minore qualità e della riduzione d’orario, che deprime i redditi complessivi». Nei primi 8 mesi del 2017 - aggiunge Svimez - «sono stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell’ambito della misura “Occupazione Sud”, grazie alla proroga delle misure per la decontribuzione dei nuovi assunti nel Mezzogiorno decise dal Governo».

Nel 2017 il Pil del Sud crescerà dell’1,3%
Fin qui i punti deboli. Ma la fotografia scattata da Svimez parla anche di un’economia, quella del Sud, che può agganciare la ripresa. Dalle stime indicate dal report, aggiornate a ottobre di quest’anno, emerge infatti che nel 2017 «il Pil italiano cresce dell’1,5%, risultato del +1,6% del Centro-Nord e del +1,3% del Sud». Nel 2018 - continua il Rapporto - il tasso di crescita del Pil nazionale si ttesterà «all’1,4% con una variazione territoriale dell’1,4% nel Centro-Nord e dell’1,2% al Sud». A trascinare l’evoluzione positiva del Pil nel 2017 e nel 2018 secondo Svimez sarà l’andamento della domanda interna, «che al Sud registrerà, rispettivamente, +1,5% e +1,4% (nel Centro-Nord, invece, aumenta quest’anno del +1,6% e il prossimo del +1,3%)». Per il 2018 Svimez prevede un significativo aumento delle esportazioni e degli investimenti totali, «che cresceranno più nel Mezzogiorno che al Centro-Nord: le esportazioni del +5,4% rispetto a +4,3%, gli investimenti del 3,1% rispetto a +2,7%».

Dal 2001 al 2016 Pil del Mezzogiorno in calo del 7,2%

Manovra: il Sud avrebbe perso 0,47% Pil con aumento dell’Iva
Secondo l’indagine, gli effetti della mancata attivazione della clausola di salvaguardia relativa all’aumento delle aliquote Iva nel 2018 per circa 15 miliardi vanno a vantaggio soprattutto del Mezzogiorno. Una simulazione realizzata da Svimez per valutare quali sarebbero stati gli effetti della manovra sull’Iva nelle due macro aree del Paese, fa notare infatti che «se questa fosse stata realizzata l’economia meridionale avrebbe subito il maggior impatto, in quanto, nel biennio 2018/2019, il Pil del Sud avrebbe perso quasi mezzo punto percentuale di crescita, -0,47%, mentre quello del Centro-Nord avrebbe avuto un calo dello -0,28%».

Sono 21.500 statali in meno al Sud nel 2011-2015
Infine, un elemento che contraddice un luogo comune. Dal rapporto emerge infatti che la Pubblica amministrazione del Mezzogiorno sconta un forte ridimensionamento, in termini di risorse umane e finanziarie: «Tra il 2011 e il 2015: -21.500 dipendenti pubblici (nel Centro-Nord sono calati di -17.954 unità) e una spesa pro capite corrente consolidata della Pa (fonte Cpt) pari al 71,2% di quella del Centro-Nord, con un divario in valore assoluto di circa 3.700 euro a persona». La sfida di una maggiore efficienza della macchina pubblica al Sud «passa per una sua profonda riforma, ma anche per un suo rafforzamento attraverso l'inserimento di personale più giovane a più alta qualificazione. Ciò - conclude il report - a dispetto dei luoghi comuni che descriverebbero un Sud inondato di risorse e dipendenti pubblici».

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