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Senato, commissioni in bilico. Soccorso di Ala sulla manovra

I NUMERI DELLA MAGGIORANZA

Senato, commissioni in bilico. Soccorso di Ala sulla manovra

Per la maggioranza in Senato, orfana dei bersaniani di Mdp e provata dalle fibrillazioni interne al Pd, i segnali di fatica ci sono tutti: sulla manovra si preannuncia una guerra all’ultimo comma. Ieri in commissione Bilancio è entrato Antonio Milo di Ala, spostato dalla Affari costituzionali per portare a 14 i voti utili contro i 13 dell’opposizione (che scendono a 12 grazie alla ciambella di salvataggio di Luciano Uras, ex Sel, ora al Misto). A taccuini chiusi, però, sono in molti a domandarsi se basterà. In commissione Trasporti il Governo è stato battuto su un emendamento del dem Raffaele Ranucci alla legge di bilancio, votato dal M5S, che destina più fondi (50 milioni) al trasporto marittimo. In Finanze è stato approvato non senza sforzi il parere sulla manovra. Ed è il presidente Mauro Maria Marino (Pd) a riconoscere che «adesso bisogna agire come una falange armata: il tema vero non è il lavoro, ma l’approvazione del lavoro che si fa». In sintesi: «In un momento come questo, anche il tema della presenza, oltre a quello della qualità del lavoro, diventa un fattore essenziale: con molta umiltà, bisogna considerare l’impegno in commissione come prioritario». A questo proposito, in commissione Cultura non è sfuggita la partecipazione dell’anziano senatore dem Sergio Zavoli.

A ricordare l’importanza della presenza è anche il presidente della Bilancio, Giorgio Tonini (Pd), che è ottimista: «Il clima al momento è serio, il metodo è consolidato: nessuno ha l’interesse di far saltare il vaglio parlamentare, che va valorizzato al massimo garantendo l’ascolto di tutti, opposizioni comprese. Io mi auguro che si arrivi in fondo con il mandato al relatore per riferire in Aula».

La vecchia questione dei numeri a Palazzo Madama, che ha tormentato l’intera legislatura, si fa bollente. Con la mossa in commissione Bilancio si ratifica nei fatti che i 13 senatori verdiniani di Ala, determinanti per l’approvazione del Rosatellum bis, sono fondamentali per la maggioranza. Così come quelli delle Autonomie, ma anche dei tanti che in ordine sparso in passato hanno soccorso il Governo dal Misto o da Gal.

Sono in molti a far notare che nella maggior parte delle commissioni, da marzo scorso, sulla carta la maggioranza non c’è più stata. Si è proceduto per geografie variabili anche in Aula, con l’aiuto spesso non dichiarato di Forza Italia. È accaduto da ultimo con la legge europea, grazie allo strumento più semplice: quello di non partecipare al voto per abbassare il quorum.

Ma con il decreto fiscale e soprattutto con la manovra - venerdì scade il termine per gli emendamenti - il pericolo è un altro: quello di aprire interminabili trattative tra i gruppi su ogni proposta. Più è debole la maggioranza, più il tradizionale assalto alla diligenza rischia di trasformarsi in un agguato. O di aprire trattative estenuanti sulle singole modifiche. Da Mdp la capogruppo Maria Cecilia Guerra getta acqua sul fuoco: «Il riequilibrio in commissione Bilancio è fisiologico. Noi abbiamo delle valide proposte sia nel decreto fiscale che nella legge di bilancio: le sosterremo con determinazione. Siamo all’opposizione, ma ci sono rapporti di serietà che implicano che le proposte serie vengano prese in considerazione».

Gli argini all’ipotesi Vietnam a Palazzo Madama sono comunque due: da nessun partito trapela l’intenzione di boicottare l’ultima manovra della legislatura, per di più sotto l’occhio vigile di Bruxelles. Ed è chiara e diffusa la consapevolezza sia di quanto siano corti i cordoni della borsa sia del fatto che alla fine l’ultima parola sarà del premier Paolo Gentiloni e del suo Governo: maxiemendamento e fiducia sono dati per scontati.

È tutto il resto che in Senato balla. A partire dal disegno di legge sui vitalizi, rilanciato dal segretario dem Matteo Renzi. Nei corridoi, tra gli stessi senatori Pd, prevalgono le perplessità, quando non l’aperta contrarietà. Idem sullo ius soli. Dopo il voto siciliano, le chance per i provvedimenti “bandiera” si sono assottigliate fin quasi a scomparire.

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