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Ecco la proposta del governo sul calcolo dell’età per la pensione

il tavolo tecnico con i sindacati

Ecco la proposta del governo sul calcolo dell’età per la pensione

Un nuovo meccanismo di calcolo dell’aspettativa di vita, a cui agganciare l'età di pensione, a partire dal 2021, che consideri la media biennale (e non più triennale) , confrontata con il biennio precedente, da cui ricavare lo scostamento. Un meccanismo che considererebbe anche gli eventuali cali della speranza di vita. È la proposta del governo ai sindacati, come riferito al termine del tavolo tecnico a Palazzo Chigi. Un nuovo incontro tecnico è previsto lunedì mattina, con successivo incontro politico nel pomeriggio con il premier Paolo Gentiloni.

Pensioni, i 15 lavori gravosi da escludere dallo scatto di età

Nessun rinvio (così come chiesto invece dai sindacati e da un fronte politico bipartisan), insomma, della decisione amministrativa per rendere operativo l'adeguamento a 67 anni, a partire dal 1° gennaio 2019, dei requisiti di pensionamento all'aspettativa di vita certificata dall'Istat, al di là delle 15 categorie di lavori gravosi, che, sempre secondo la proposta del governo, sarebbero escluse dall’aumento dell’età pensionabile.

Proposta governo: calcolo età su media biennio
In pratica, per il governo, a partire dal 2021 l’aspettativa di vita verrebbe calcolata considerando la media del biennio 2018-2019 confrontata con la media del biennio precedente; l’eventuale aumento sarebbe portato sul biennio 2021-2022. Nel caso invece di 'risultato' negativo, questo sarebbe 'scalato' nella verifica per il biennio successivo (2023-2024). Dunque, anche in caso di riduzione dell’aspettativa di vita non ci sarebbe mai un calo dell'età pensionabile ma solo uno stop. L’adeguamento dell'età di pensionamento alla speranza di vita continuerebbe a scattare ogni due anni.

Sindacati: restano distanze, intesa se ci ascoltano
I sindacati hanno considerato questa proposta “un'apertura” da parte del governo. Ma hanno ribadito il loro no alla proposta sulle categorie da escludere dall’incremento dell’età pensionabile nel 2019, una ipotesi - spiega il segretario della Cisl Gigi Petteni che «non va bene e va corretta». «Vogliamo cose esigibili e non finte - ha detto riferendosi ai requisiti per l'accesso alla pensione a 66 anni e sette mesi per queste categorie - un'intesa è possibile se veniamo ascoltati». «Abbiamo verificato che distanze restano - ha detto il segretario confederale Uil Domenico Proietti - noi chiediamo un intervento sulla platea più ampio di quello proposto. Queste distanze devono essere colmate. Al momento il pacchetto è limitato, non basta». «Non ci sono al momento passi avanti sulla previdenza integrativa - ha spiegato il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli - c'è una chiusura sulla nostra richiesta di semplificare il sistema di adesione».

Governo: stop aumento età per 15 lavori gravosi
Quanto alle categorie da escludere dall’aumento a 67 anni dell'età di pensione a partire dal 2019, la proposta del governo riguarda 15 categorie di lavori gravosi: le 11 già fissate dall'Ape social (tra cui maestre, infermieri turnisti, macchinisti e edili) e altre 4 (agricoli, siderurgici, marittimi e pescatori). Si tratta di una platea di 15-20mila persone, per circa il 10% dei pensionamenti stimati per il 2019. Il tema delle pensioni è stato anche al centro delle audizioni sulla legge di Bilancio che si sono svolte durante la giornata davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Bankitalia e Corte dei Conti hanno evidenziato la necessità di non fare passi indietro sulle riforme fin qui portate avanti. Dello stesso avviso anche il presidente Inps Boeri, che a margine di un convegno si è detto contrario allo stop dell’aumento dell'età pensionabile, suggerendo piuttosto «adeguamenti annuali».

Alle viste, per il governo, non c'è nessun rinvio (così come chiesto invece dai sindacati e da un fronte politico bipartisan), almeno per il momento, della decisione amministrativa per rendere operativo l'adeguamento a 67 anni, a partire dal 1° gennaio 2019, dei requisiti di pensionamento all'aspettativa di vita certificata dall'Istat. A palazzo Madama, però, sono stati presentati emendamenti bipartisan al decreto fiscale da vari partiti, Pd in testa, per rinviare di almeno sei mesi il decreto ministeriale direttoriale con cui entro il 31 dicembre di quest'anno dovrebbe essere dato formalmente il via all'aumento dei requisiti a partire dal 1° gennaio 2019.

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